Tv, il buco della serratura e la lezione di Mike

- Maurizio Vitali

È possibile fare una televisione che accompagni la gente nelle sue migliori aspirazioni e non nelle sue pulsioni più negative?

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Mike Bongiorno nel 1986 (LaPresse)

È possibile fare una televisione che accompagni la gente nelle sue migliori aspirazioni e non nelle sue più negative pulsioni? L’esempio di Mike Bongiorno (di cui si celebra il decennale della scomparsa), con i suoi telequiz – in particolare i mitici “Lascia o raddoppia” e “Rischiatutto” – attesta che è possibile.

Mike è un colosso della televisione italiana, non si discute. Una cosa singolare, a pensarci bene, è che il divo delle sue trasmissioni non era lui stesso, ma il concorrente. Tanto più divo, naturalmente, quante più volte vinceva e quanti più soldi portava a casa… Il vincitore non era chi indovinava quanti fagioli ci sono nel vaso, ma uno capace di rispondere a domande alquanto impegnative e talvolta molto ardue in vari campi dell’informazione e della cultura. Il protagonista era cioè, di volta in volta, l’uomo o la donna da ammirare perché “aveva un’istruzione”, perché si era fatto una cultura, faticando sui libri.

Il divo istruito vinceva dei bei soldi, e anche questo contribuiva a mitizzarlo agli occhi dei telespettatori, ai quali il denaro appariva meritato frutto di un lavoro di apprendimento, e non furbesca appropriazione o fortunoso azzardo.

In sostanza, il divo del telequiz era l’incarnazione della preoccupazione ideale proprio della generazione che ha fatto famiglia negli anni immediatamente successivi alla guerra: vale a dire l’avvenire dei figli. Erano papà che avevano fatto la guerra in Grecia e Albania e la fame nei campi di concentramento nazisti dopo l’8 settembre. Mamme che avevano conosciuto le devastazioni dei bombardamenti, la morte di giovani famigliari, la povertà e l’insicurezza. La maggior parte possedeva sì e no la licenza di quinta elementare ed era avvezza a una fatica da muli in campagna o nelle fabbriche. Mentre il sudore e le braccia pian piano tiravano l’Italia in piedi, il loro desiderio era che i loro figli non dovessero mai patire la fame, esercitassero un lavoro meno logorante (tipo impiegato o perito-tecnico o ragioniere in banca), avessero uno stipendio dignitoso adeguato a fare famiglia e mettere su casa. La chiave di tutto questo era considerata giustamente l’istruzione. L’istruzione era la prima dote da assicurare ai figli, il primo strumento perché potessero mettere in campo se stessi e fare la loro strada.

Il telequiz di Mike non era un uovo fuori dalla cavagna, un fatto isolato. Tutt’altro: si collocava in una tv che alla generazione della quinta elementare proponeva il buon teatro, le opere liriche, la grande letteratura moderna attraverso i teleromanzi, oltre naturalmente a film, sport, informazione e quant’altro. E quelli che “non avevano la quinta”, e neanche la prima elementare, potevano seguire il maestro Manzi che li tirava fuori dall’analfabetismo.

La cosa che colpisce è appunto una tv che si rivolgeva al suo pubblico intercettando gli ideali positivi più sentiti e condivisi del popolo italiano. Forse non è esagerato dire: telespettatori considerati come società civile, come persone e non come meri consumatori di audience (reale o presunta) purchessia. Non è che fosse tutto rose e fiori, assolutamente no. Così come sarebbe sbagliato dire che oggi è tutto sterco. Ed è anche vero che nella società di oggi liquida o frammentata o comunque la vogliamo definire, è arduo identificare positive aspirazioni ideali largamente condivise. Nondimeno esse esistono nel cuore di tutti e anche nell’intelligenza di va a sapere quanti. E allora perché si insiste a rivolgersi non al cuore e alla ragione, ma al ventre, specie quello basso, dove gorgogliano beluine aggressività e curiosità pruriginose?

Cambiato il governo, gireranno presto le poltrone, in Rai. Ma non è delle scuderie e dei “cencelli” che ci importa poi tanto. Ci importa dei contenuti. Ingenuamente, ma convintamente, tiferei per chi si unisse a quanti (ci sono, ci sono) lavorano in direzioni alternative al ring e al buco della serratura. Il ring, che si rivolge alla pancia aggressiva mettendo in scena risse da combattenti Facebook. E il buco della serratura, che si rivolge alla pancia pruriginosa, facendo spiare laide finzioni di rapporti più o meno a sfondo sessuale che si montano e si smontano, spacciate per realtà.

A loro il nostro grido di incoraggiamento: “Allegria!”.

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