Gli identitarismi tossici (per la Spagna)

- Fernando De Haro

Il dibattito sull’investitura di Sánchez ha dato risalto a diversi identitarismi tossici, che segneranno la durata della nuova legislatura spagnola

Pedro Sanchez
Pedro Sánchez (LaPresse)

Il dibattito sull’investitura di Sánchez ha dato risalto a diversi identitarismi tossici, che segneranno la durata della nuova legislatura spagnola. L’impegno del candidato socialista a governare senza cercare il sostegno del centrodestra del Pp e del centro liberale di Ciudadanos significa pagare un prezzo elevato. Il costo più caro, non sufficientemente indicato nel marasma degli ultimi giorni, è rappresentato dal fatto che le formazioni politiche che basano il loro discorso su un’identità escludente hanno accesso a importanti quote di potere. La socialdemocrazia del Psoe, caratterizzata fin dalla Transizione da un progetto modernista ed europeista per tutta la Spagna, si diluisce a beneficio della posizione indipendentista catalana e basca e del populismo di sinistra di Podemos.

Sánchez è stato costretto a normalizzare le posizioni dell’Erc. In cambio dell’astensione dell’indipendentismo, il socialismo ha assunto come proprie tre posizioni di una concezione dell’identità catalana escludente: la definizione di ciò che accade in Catalogna come conflitto politico, la necessità che non intervengano le autorità giudiziarie e la creazione di un tavolo di negoziazione bilaterale che sminuisce gli organi rappresentativi della sovranità (il Congresso e il Parlamento della Catalogna). Solamente se si accetta che il modo normale di essere dei catalani è simile a quello degli irlandesi del Nord, che hanno subito “l’occupazione britannica”, ha senso usare il termine conflitto. Solamente se si concepisce che essere catalani significa avere un’identità che esclude quella spagnola, si rivendica e si assume come necessario che i giudici sospendano l’applicazione delle leggi che garantiscono la sovranità di tutti gli spagnoli. Solamente così si comprende, infine, la creazione di un tavolo negoziale bilaterale tra il Governo della Spagna e il Governo della Catalogna con un’agenda di temi di cui costituzionalmente non si può disporre a piacimento.

Sánchez, senza aver firmato un accordo con Bildu, in cambio della sua astensione ha dovuto normalizzare l’identitarismo escludente di un’indipendentismo basco che ha giustificato la violenza. La “ripulitura” di Bildu è passiva. In cambio della sua astensione, il socialismo spagnolo non contrasta il discorso su un modo di concepire l’identità basca che non ha rinnegato il terrorismo. Bildu, non avendo chiesto perdono per i 900 omicidi dell’Eta, una formazione di cui è erede, presume che per essere basco, per liberarsi dal giogo che implicava e implica la Spagna, c’è stato un tempo vicino in cui era necessario ricorrere alla violenza. L’identitarismo in questo caso è così escludente che contempla l’annientamento dell’altro. Accettare questo discorso significa fare un passo indietro nell’obiettivo di costruire un resoconto accurato di ciò che è accaduto nei Paesi Baschi per decenni. Bildu non permetterà mai che si racconti la vera storia dell’Eta, il che significa condannare i baschi a vivere nella menzogna.

Il terzo identitarismo, quello di Podemos, è il più determinante per la durata del prossimo governo. Sánchez, in cambio dei voti della formazione di Pablo Iglesias, farà entrare ministri populisti di sinistra nel suo governo. Quel che si è visto nei dibattiti sull’investitura è che Podemos ha fagocitato l’intero discorso del socialismo. Sánchez, che ha pochissima consistenza politica e cambia posizione in base al sostegno di cui ha bisogno, ha già assunto come proprio il discorso di Iglesias. Podemos ha definito quale sarà la politica economica (riforma del lavoro, aumento delle tasse, incremento consistente della spesa), quale sarà la politica educativa (riforma per togliere forza alle scuole cattoliche e contenuti altamente ideologizzati), quale sarà la politica della memoria (insistenza ossessiva sulle vittime della Guerra civile lasciando in disparte la riconciliazione della Transizione).

Dietro a tutte queste politiche c’è, com’è emerso chiaramente negli interventi di Iglesias al Congresso, un modo di concepire l’identità spagnola escludente. C’è un’anti-Spagna che è formata dai ricchi, dalla destra, da coloro che non identificano pubblico con statale… C’è un lungo elenco di membri dell’anti-Spagna e un vero Governo progressista sarà quello che applicherà politiche di identità. Sociale non è più ciò che avvantaggia l’intero Paese, ma i giovani che affrontano le oligarchie del denaro, le donne contro il patriarcato, i poveri contro i ricchi, la Spagna spopolata contro la Spagna.

Tanto identitarismo escludente richiede una società civile più matura, più disposta a non lasciarsi intrappolare da questo modo di concepire la Spagna basato sull’esclusione dell’altro.

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