Spes contra spem: la lezione di La Pira e il Mezzogiorno

- Pietro Marzano

Il Sud mostra segni di resistenza alle difficoltà che sono incoraggianti. Tanti esempi virtuosi vanno oltre ogni speranza razionale. Ora tocca al governo

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Il ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano (LaPresse)

Il Sud mostra segni di resistenza alle difficoltà che sono incoraggianti. Tanti esempi virtuosi vanno oltre ogni speranza razionale. Ora tocca al governo

Nei giorni più bui, in cui si addensano come nere nuvole i presagi del maltempo in arrivo, le notizie che si susseguono sul numero dei contagi e sulle imminenti restrizioni creano un plumbeo soffitto da cui fatica a filtrare ogni speranza. Si incupiscono gli sguardi e poco resta da immagine su ciò che sarà se non ripercorrere il corso di ciò che già è stato. È in questi momenti che la speranza deve divenire un pilastro delle coscienze guidando la riflessione su ciò che di reale c’è, oltre le nostre percezioni. Spes contra spem, diceva Giorgio La Pira a chi gli rammentava le crudezze del reale contro propositi e progetti. E seguendo il motto paolino, Pannella invitava ad osare l’inosabile. Con una pervicace e tenace volontà di essere attori del futuro che si desidera ed a cui si aspira, andando oltre ogni ragionevolezza per perseguire una via d’uscita, un nuovo inizio.

Spesso le avversità sono come montagne minacciose, impervie. Che vincono la sfida con tanti scalatori ben prima che inizi la salita. Spesso, troppo spesso, nei tempi moderni ogni cosa appare la pianificata elaborazione di un progetto a cui rinunciare, se tutto non volge per la sua realizzazione. In realtà, le avversità sono la palestra degli individui e della società, la tempra che rende forti organismi e nuclei sociali, che solo se escono dalle difficoltà, avendole affrontate, possono dirsi davvero forti.

Il Mezzogiorno vive nelle avversità costanti di un’arretratezza sociale ed economica causata da anni di rifiuto del confronto con i suoi limiti, in cui politiche a dir poco disattente hanno aggravato le condizioni oggettive sottraendo risorse economiche e sociali ai territori. Vivere in questa perenne condizione di avversità ha pero generato una grande resilienza. Resiste da anni un tessuto produttivo sano che ha potuto creare ricchezza e lavoro in settori innovativi come le energie rinnovabili o ad alto valore aggiunto come il comparto moda, accanto ad un tessuto più tradizionale che continua a lavorare, anche nel pieno della crisi sanitaria, per i committenti esteri.

Il consenso alle ultime regionali ha segnato un alto gradimento per i governatori uscenti del Mezzogiorno De Luca ed Emiliano ed ha premiato, in realtà, anche la volontà di buon governo, percepita dal corpo elettorale, che ha apprezzato il basso numero di contagi dei mesi scorsi piuttosto che la sommatoria di liste eterogenee.

Anche nel pubblico la macchina sanitaria sta dando le sue risposte, seppur tra limiti strutturali e di organico. Il rapporto tra cittadini ed istituzioni in questa fase ha parzialmente abbandonato il clientelismo storico ed ha abbracciato la necessità di una più compiuta ed efficace gestione della cosa pubblica. Sentimento che non appartiene più solo ai più avveduti, ma che inizia a diffondersi come valore anche etico tra tutto l’elettorato. Anche il rispetto delle regole appare in ogni caso più diffuso e sentito che negli anni precedenti; mosse da un sano egoismo sanitario, iniziano ad evidenziarsi maggiore coscienza e consapevolezza.

Certamente non basta tutto ciò. Ma la voglia di riscatto mostra sintomi chiari, come i ragazzi del Pansini di Napoli che hanno, fuori orario scolastico, passato il tempo con le mascherine ben calate a ripulire i giardini davanti alla loro scuola. Ricordandoci che se passa la pandemia restano i temi del decoro, della civicità, della tutela del creato da tenere ben presenti.

O come l’azienda tutta del Sud che ha annunciato l’assunzione immediata di 150 ingegneri, evento favorito dalle nuove norme sull’efficientamento energetico, norme che stanno iniziando ad avere ricadute concrete.

Così come la voglia di lavorare che il settore del turismo manifesta, adeguando le strutture per essere in linea con le nuove regole della ricettività. Per offrire, quando sarà, maggiore qualità anche nella ricezione dei turisti.

Poche piccole cose, ma che danno un segno che nulla è perduto se si affronta il cammino andando oltre ogni speranza razionale, oltre ogni abbandono all’inevitabile, lasciandosi travolgere da ciò che è piuttosto che farsi guidare da ciò che può essere. Solo una reale voglia di speranza per il futuro può farci capire come sia più razionale attendere che passi una ondata nuova di difficoltà, da affrontare con forza e raziocinio, piuttosto che abbandonarsi alla risacca. Si può affogare in qualche centimetro d’acqua perché supini o resistere in piedi avendo forte, indistruttibile la consapevolezza che dopo la lunga onda favorita dal maltempo, arriverà la stagione dei germogli e del cielo sereno. Preparandoci a restare in piedi, con la speranza nel cuore, guardando ai tanti sintomi positivi che il Mezzogiorno ed il Paese lanciano, piuttosto che alle difficoltà che avremo. Se il Governo Conte saprà dare al Paese ed al Mezzogiorno questa solidità, avrà meritato. Altrimenti verrà travolto, per la speranza e per il coraggio che non avrà saputo dare.

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