La mascherina è di Cesare, l’uomo è di Dio

- Marco Pozza

I farisei hanno cercato di cogliere in fallo Gesù. La sua risposta deve essere un monito anche per Cesare, per lo Stato

Papa Francesco in Piazza San Pietro
LaPresse

La risposta sovente dipende dalla domanda: a domanda mal posta, capita di falsare la risposta. Così è della premessa del Vangelo di questa domenica: «I farisei tennero consiglio per veder come cogliere in fallo Gesù». Non è curiosità la loro, è la più trasparente forma d’imbecillità: siccome non han niente da fare, allora si inventano tranelli per disturbare chi, invece, ha tante cose da fare. «Di tutti i miracoli di Gesù menzionati nei vangeli – scrive C. Stoica -, nemmeno uno si riferisce alla guarigione di uno stupido. Tanto è incurabile la stupidità». Il fatto è che, comunque, la domanda resta: “Siccome sappiamo che sei veritiero, dicci se è lecito o no indossare la mascherina”. Loro gli chiedono delle tasse, ma oggi gli chiederebbero della mascherina, tanto è legata alla Stato in questa stagione. Il Rabbì è scafato, ha fiuto da vendere, «conosce la loro malizia». Dunque non cade: “Chi vi ha detto di mettere la mascherina?” rilancia il loro tentativo di farlo cadere in tranello. “Lo Stato”, cioè Cesare, gli rispondono: sta scritto nel DPCM ultimo che è stato emanato, pena una sanzione pecuniaria che ti obbliga a fare un mutuo per saldarla. La mascherina, la tassa, Cesare: così ragiona l’uomo.

Cristo, invece, svolazza da signore sopra le macerie del pensiero-pensato: «Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». Usare i verbi giusti è mostrarsi all’altezza delle sfide: alla richiesta dei farisei di pagare o meno le tasse, Cristo risponde di rendere a Cesare ciò ch’è di Cesare. Rendere non è pagare, è restituire qualcosa dopo aver ricevuto qualcosa: è ridare dopo aver usato, è essere riconoscenti di un favore ricevuto. È dire grazie a Cesare di aver costruito una nuova superstrada, di aver fatto approvare la costruzione di un nuovo centro commerciale, di aver bloccato le speculazioni edilizie. Di ciò rendere grazie a Cesare è riconoscere che lo Stato sono io, che cittadini onesti è il primo passo per divenire buoni cristiani: «Abbiamo bisogno di costituirci in un “noi” che abita la Casa comune. Tale cura non interessa ai poteri economici che hanno bisogno di entrate veloci» (Papa Francesco, Fratelli tutti). O forse ne è la conseguenza. Che indossare la mascherina può aiutare, è una precauzione, è gesto pseudo-scientifico di cura nei confronti degli altri. Se non di cura, certamente di premura nel non portare loro a casa un virus.

Dunque «rendete a Cesare quello che è di Cesare», indossatela la mascherina, rispettate le ordinanze. Però c’è il rovescio della medaglia, perché Cesare è Cesare ma non è Dio, anche se vorrebbe esserlo. Per questo Cristo rovescia, sotto gli occhi, la medaglia che i farisei guardano «(Rendete) a Dio quello che è di Dio» (cfr Mt 22,15-21). Le leggi sono materia e materiale di Cesare, ma l’uomo è proprietà privata ed esigente di Dio. Cesare, a volte, confonde l’avvertire con lo spaventare. Cristo, da parte sua, ricorda quella sottilissima differenza che c’è tra il possedere e l’appartenere: solo la seconda è reciproca, il possesso mette le manette ai polsi, l’appartenenza mette radici dentro l’anima. L’uomo, dunque, non si possiede: è materia d’appartenenza, a Cesare non è concesso di violarlo, umiliarlo, tanto meno di sognarsi di abusarlo. Anche se ci prova di continuo. L’uomo è di Dio.

La mascherina, come le tasse, se si confonde appartenenza e possesso rischia d’essere escamotage di chi vorrebbe firmare una confusione in materia. Dallo Stato si riceve (mettiamoci un condizionale di riserva), di uno Stato si è parte, lo Stato garantisce il rispetto della casa comune: aiuta a gestire la convivenza tra umani, in questo senso gli va restituito parte di ciò che si riceve in dotazione. L’anima, però, non è di Cesare, anche se Cesare talvolta dice di volere applicare i sogni di Dio: «Questo indica che il fatto di credere in Dio e di adorarlo non garantisce di vivere come a Dio piace» (Fratelli tutti).

“A ciascuno il suo” raccomanda oggi Cristo: giù le mani dall’uomo, però. Perché nell’uomo c’è un limite: oltrepassarlo è esclusività di Dio. Pena uno sfogo della sua gelosia.

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