Il Giudizio Finale di cui non avere paura

- Marco Pozza

Perché spaventarsi pensando alla grande venuta di Cristo? Il Giudizio Finale è tutto qui: una riconsegna di ciò che Lui, per primo, ti ha consegnato

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Michelangelo, Cappella Sistina. Particolare del Giudizio universale (1535-41)

Torna a sedere, per un attimo, sui banchi di scuola. Pensa: c’era qualcosa di più odioso che vedere entrare in aula l’insegnante – quello che il giorno prima aveva detto che l’indomani avrebbe proseguito il programma (dunque “oggi non si studia, evvai!”, hai tradotto tu) – che, d’improvviso, comunica di una “verifica a sorpresa”? Un istante che abbiamo sofferto in tanti: odiosissimo, insopportabile, senza scampo. Eppure, se ripensato a posteriori, non c’è maniera migliore per valutare una preparazione se non quella di colpire a sorpresa uno studente. In caso contrario si preparerà a puntino. (Ri)pensa, invece, a quella prof – tutti ne abbiamo conosciuto una così – che, desiderando la tua promozione ancor più di te, il giorno prima della verifica ti si avvicina e, senza che nessuno si accorga, ti dice: “Nel pomeriggio, studia queste domande”. Non ti ha detto che domani farà una verifica, ma te l’ha fatto capire: che la farà e quelle saranno le domande. Il che equivale a: “Domani hai l’occasione: voglio salvarti, preparati su questo tu”. Quando capita, sarà capitato qualche volta negli anni della scuola, quella prof diventerà ai tuoi occhi prof-salvavita: ti ha anticipato intelligentemente la traccia della prova. Qual è il risultato? Non solo la salvezza dell’anno scolastico, anche il fatto che la giornata prima non l’hai vissuta nell’ansia: la notte, addirittura, hai dormito bene. A chi ti diceva: “Non sei peoccupato?” ti veniva da rispondere: “Io preoccupato? Tanto so già le domande che mi farà!” Tacevi, però. E sorridevi.

Perchè, dunque, spaventarsi pensando all’ultimo giorno della storia, quello della grande venuta di Cristo alla fine dei tempi? “Sono terrorizzato all’idea del Giudizio Universale: ho una paura boia di vedermi cacciare all’inferno”. È roba da dementi pensare così: come studenti che, avendo già le domande in tasca, vogliono farsi bocciare. Non ti sei mai accorto che le domande di quel Giudizio – la più grande verifica della storia – Gesù te le ha già anticipate, in modo che ti prepari? “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare – spiffera con arguzia nel Vangelo –, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.

Una verifica finale basata sulla declinazione dei verbi più elementari, quelli casa-e-bottega. Casa-e-chiesa, verrebbe da dire: dare da mangiare, dare da bere, accogliere, vestire, visitare. “Hai una vita per imparare a concretizzarli – ti dice Dio –. Vivi sereno, non farti fregare dal pensiero che ti chieda dell’altro. Allenati, vediamo cosa ne verrà fuori”. Il Giudizio altro non sarà che consegnargli la verifica e sentire, in viva-voce, cos’avremo fatto della nostra vita. Proprio come a scuola, soltanto che invece della prof in cattedra c’è il Dio-misericordia (ha anticipato le domande: c’è una forma di misericordia più assoluta?) che “siederà sul trono della sua gloria”. Davanti a lui sfileremo tutti, come studenti in fila, per farci leggere la nostra storia. Ci son stati eventi opachi, nebulosi, incompresi. Di alcune cose non abbiamo afferrato il senso, sbagliato il contesto. Tutti vogliamo capire davvero come siano andate le cose.

Il Giudizio Finale è tutto qui: una riconsegna di ciò che Lui, per primo, ti ha consegnato. “Ho paura che Dio mi mandi all’Inferno!” dice qualcuno. Non c’è un pensiero più eretico: Dio non caccia nessuno all’Inferno. Leggete, non all’acqua di rosa: “Lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno preparato per il diavolo e i suoi angeli. Perché avevo (e non mi avete)” (cfr Mt 25,31-46). Eccolo: è un Dio premuroso, non un pennuto pronto a beccarti: “Ti avevo dato tutte le domande, hai scelto di non leggerle, pensando scherzassi”. A Dio interesserà il bene: quello compiuto è la vicinanza del Paradiso, quello non fatto è la lontananza da Dio, il male. Non ti manda all’inferno, al massimo decidi di andarci tu. Ti viene da adorare un Dio così. Questo Dio sa che ci son cose peggiori dell’assenza: è una presenza distratta. In un bicchiere d’acqua nasconde il Paradiso e l’Inferno. Deciderai tu.

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