Caroling, imparare con il cuore

- Riro Maniscalco

Canti di Natale: una tradizione che in Italia si è un po’ persa, ma che resiste in America

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Canti di Natale

Arriva Natale e si canta. Christmas Carols …. Li conoscete? Li cantate? Per me quella dei Carols fu una delle scoperte più affascinanti della vita americana, tradizione natalizia della mia nuova terra adottiva. Tanti anni fa. Scoperta affascinante e commovente, che ti prende, ti tocca il cuore, ti muove. Una volta ascoltatone qualcuno avrei voluto mandarmeli a memoria tutti in un boccone. “Learn by heart”, come si dice qua, imparare col cuore perché il cuore possa cantare. I Carols sono certamente una di quelle cose in cui mi sono fatto più americano degli americani. Come se una volta scoperti mi sentissi di dover ricordare ogni anno agli abitanti di questo paese …“ma vi rendete conto di quanta bellezza c’è in questa tradizione? Che non passi Natale senza che li si canti!”.

Caroling nessuno sa cosa voglia dire, da dove questa parola sia saltata fuori, ma tutti qua sanno che significa trovarsi insieme a cantare. Magari distratti come sempre, ma a cantare di Gesù che sta per entrare in questo mondo, e farlo con l’entusiasmo, il vigore, e al tempo stesso la delicatezza, la tenerezza con cui si accoglie una nuova vita. Come si prende tra le braccia un bimbo piccino, come prendere in braccio l’ultima nipotina che abbiamo ricevuto in dono pochi giorni fa.

È di questo che parlano i Christmas Carols, è questo che ci fanno vivere. Di dove siano venuti nessuno lo sa. C’è chi dice che tutto sia cominciato (in latino) nel IV e nel V secolo quando la nascita di Gesù la prendevano sul serio, e che pure Sant’Ambrogio ci si sia messo di mezzo scrivendo di suo pugno l’inno natalizio “Veni Redemptor Gentium”. Si dice anche che secoli dopo, San Francesco fu tra coloro che diedero ancor più slancio a questa tradizione. Tra le tante cose che non si sanno c’e’ anche il perché gli anglosassoni abbiano custodito ed arricchito questo tesoro e gli altri no. È vero che nel tempo assieme a Gesù si è cominciato a cantare di altre cose come Rudolph, la renna caposlitta di Babbo Natale col suo naso rosso a lampadina e Frosty, il pupazzo di neve più famoso d’America. Non c’è ritrovarsi per un Caroling senza che ad un certo punto si intonino “Jingle Bells” o “Santa Klaus is coming to town”. E che problema c’è? Fa parte del far festa! Fa felici i piccoli e porta il sorriso sulle labbra dei grandi. Forse che Nostro Signore se ne risentirebbe?

Così da oltre venticinque anni ci siamo sempre ritrovati in qualche casa a cantare il Natale che viene. Con tanti amici, grandi e piccoli, per poi uscire per le strade e portare di casa in casa il lieto annuncio. E così abbiamo fatto anche l’altra sera. Ma siamo nel 2020, siamo in tempi misteriosi in cui tutto è diventato più difficile. Tempi in cui bisogna sacrificare anche tante cose buone, di quelle che fanno bene allo spirito, perché potrebbero far molto male al corpo. Come alitarsi uno in faccia all’altro mentre si sospirano “What Child Is this”, “O Little Town of Bethlehem” o si cantano a squarciagola con Handel e Mendelssohn “Joy to the World” e “Hark the Herald Angel Sing”… Eravamo noi, la nostra piccola tribù che vive in Minnesota ed una sola famiglia di amici in cui il giovane padre e marito combatte faticosamente una dura battaglia con una brutta malattia. Chiusi in casa. E mentre eravamo lì tutti in cerchio a cantare, lo sguardo correva di volto in volto e di lì al Presepe, al centro della stanza. Ogni volto una storia. Ognuno con sulle spalle le sue croci, nel cuore le sue speranze, i suoi desideri e sulle labbra le sue preghiere.

Cantare i Christmas Carols è come un invito a portare alla capanna da quel bambino tutto quello che si ha, tutto quello che si è: l’oro del tempo e delle cose che abbiamo vissuto bene, l’incenso della gratitudine per questa vita che mi è donata, la mirra dal profumo amaro della nostra umanità disastrata.

Trovarsi insieme, anche in quattro gatti, e cantarlo a tutto il mondo. “Go, tell it on the mountain”, gridatelo da in cima ai monti (come dice uno spiritual che entra di diritto tra i canti natalizi). Gridate dai monti che Gesù è nato!

Un canto, uno spunto di bellezza, a dar voce alla nostra fame di speranza.

È tempo di Caroling!

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