Sanità in Lombardia, ripartire dal 2015

- Filippo Cristoferi

Per una sanità più vicina ai bisogni la Lombardia deve completare la riforma del 2015, ridando responsabilità ai territori e affinando il modello organizzativo

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(LaPresse)

L’evento pandemico da Covid-19 ha fatto emergere con grande chiarezza l’efficacia e l’efficienza del sistema ospedaliero lombardo. Parimenti ha attaccato un modello in trasformazione che, tentativamente, tramite la riforma del 2015, stava cercando di costruire un sistema di rete territoriale più rispondente alle nuove esigenze e bisogno di salute in ragione di un progressivamente mutato quadro demografico ed epidemiologico. L’incompleta attuazione di questo passaggio di riforma ha fatto emergere, con drammaticità, la necessità di procedere ancor più velocemente, dando a Regione Lombardia l’eccellenza sanitaria territoriale che merita.

Le riflessioni che seguono non rivoluzionano il sistema, ma cercano di individuare, in continuità e nel solco della 23/2015, una soluzione organizzativa che possa attuare il momento di execution e il cambio di paradigma necessario che la legge di riforma aveva disegnato, in una efficace fase programmatoria, nei suoi confini istituzionali.

Pertanto, per valorizzare la medicina di territorio, recuperare le funzioni di dialogo con gli enti locali, gli erogatori e i corpi intermedi e migliorare il coordinamento dell’assistenza di prossimità, occorre completare il disegno della 23/2015. Tale percorso di transizione esplicita la riflessione secondo due direttrici.

La prima direttrice è relativa al potenziamento del ruolo dei distretti come ente di programmazione e di governo della domanda di salute. Occorre (ri)affidare al medesimo i processi di generazione della domanda di salute, in particolare quella relativa a condizioni croniche, pluripatologiche, degenerative e rare, riattribuendo al distretto l’analisi del bisogno di salute e di supporto socio-sanitario e sociale, integrando l’analisi del bisogno tramite un approccio multidimesionale e multiprofessionale che esiti in un piano di cura e assistenziale disegnato sul bisogno del singolo individuo.

Tale attività di costruzione di un percorso di reale presa in carico del cittadino dovrà poi vedere il momento attuativo/erogativo delle prestazioni progettate e programmate in capo alla Asst, ed in particolare alle proprie articolazioni territoriali di prossimità, in integrazione con gli altri attori del contesto socio-sanitario e sociale. Si auspica l’attivazione in tal senso di una forma organizzativa trasversale di coordinamento delle materie di salute pubblica, igiene, medicina scolastica e del lavoro, salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e attività di prevenzione e screening primario e secondario.

La seconda direttrice è basata sulla definizione all’interno di atti normativi e documenti di programmazione organizzativa (Poas) un livello/nodo organizzativo, all’interno del quadro di azione della Asst, che possa governare un ambito territoriale con dimensioni adeguate e funzionali alle attività di coordinamento dei livelli di servizio erogativi garantendo una reale presa in carico dei cittadini tramite azioni informative e di indirizzo.

Occorre pertanto modificare la determinazione secondo la quale “i PreSST costituiscono una modalità organizzativa di riferimento” (art. 7 c. 16) attribuendo ai medesimi, o ad altre forme organizzative, il presidio fisico-strutturale e funzionale-strumentale dell’erogazione delle cure di ambito distrettuale, trasferendo ai medesimi autonomia organizzativa e di budget. Per fare ciò occorre sub-articolare il ruolo del direttore socio-sanitario di Asst in livelli di coordinamento intermedi e di prossimità che abbiano la dimensione territoriale degli ambiti distrettuali.

I nodi organizzativi territoriali individuati dovranno vedere la funzione di coordinamento attribuita a professionisti formati, considerando in primis la possibilità di coinvolgere in tale funzione Mmg/Pls, che abbiano competenza di epidemiologia e igiene pubblica e che abbiano una capillare conoscenza degli attori del sistema territoriale (sia sanitari, sia socio-sanitari) e dei livelli istituzionali di interlocuzione sulle specifiche materie (in primis enti locali territoriali). A questi profili dovrà essere dedicato un percorso formativo dedicato che garantisca l’individuazione di priorità di sistema dedicate rispetto al bisogno di salute territoriale.

Avvicinando il livello organizzativo al territorio saranno facilitate le funzioni di ascolto e dialogo con gli enti locali, i corpi intermedi, l’associazionismo e le rappresentanze sociali.

La manutenzione organizzativa indicata riuscirebbe a dare piena attuazione alla legge 23/2015 ottenendo alcuni risultati auspicati ma oggi ancora non raggiunti: rivalorizzare il ruolo di k-player territoriale della medicina di base (Mmg/Pls); allineare e rendere omogenei gli interventi territoriali tramite percorsi, anche formativi, condivisi; valorizzare le eccellenze territoriali e le risorse professionali più “virtuose”;  recuperare il contatto e l’ascolto con i territori e governo complessivo del sistema; attuare una reale presa in carico del bisogno di salute della persona; fornire omogeneità informativa, contatto diretto con gli erogatori territoriali e miglioramento del “piano” dei servizi; avere una chiara responsabilità organizzativa e budget definiti e disponibili per interventi territoriali.

Tramite una semplice innovazione organizzativa potrebbe recuperarsi il valore sussidiario e solidale di dialogo, ascolto e operosa attuazione che da sempre ha contraddistinto l’amministrazione regionale lombarda. Il dialogo è aperto.

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