Rdc, l’ultima (costosa) presa in giro del Sud

- Pietro Marzano

Il reddito di cittadinanza è stata l’ennesima, costosissima presa in giro del Sud. Servono visione e investimenti reali, non sussidi

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Operazione di polizia nel quartiere di Napoli Secondigliano (LaPresse)

Se ci fossero ancora dubbi sulla dannosa inefficacia delle scorciatoie furbesche che si presentano nella storia e nella vita, oggi possiamo contare su di una certezza sperimentale costata una decina di miliardi. La spinta popolare che ha portato nel 2018 milioni di cittadini del Mezzogiorno a dare consenso ad un movimento confuso e raffazzonato trovava la propria spinta più forte nella “matematica del miracolo” creata per ciò che sarebbe diventato il reddito di cittadinanza. Oltre 1700 euro a famiglia, un anno per trovare un lavoro, ore dedicate al servizio dei comuni, tutto non per pagare le persone per tenerle sul divano ma per fare sparire la povertà. Una balla clamorosa. Condita dagli ammiccanti sorrisi di chi l’ha propagandata e dalla spesa per i tutor, una decina di migliaia di persone, che non hanno prodotto nulla dal loro lavoro.

Al Mezzogiorno è stata spacciata la vecchia droga populista delle elargizioni a pioggia e senza senso, che sollevano il popolo per poco dalle ansie ma creano una dipendenza dal potere che quelle elargizioni paga. Come i trecento sesterzi che Cesare lasciò ad ogni cittadino alla sua morte, come i banchetti per il popolo offerti da Nerone. Soldi gettati senza senso per lenire la rabbia, con una visione sprezzante delle energie bloccate da decenni di disinteresse reale per i cittadini e le loro prospettive.

Quei soldi sono finiti nelle tasche di troppi che non ne avevano bisogno, di mafiosi e loro parenti, di truffatori seriali del fisco, di contrabbandieri ed esperti nel beffare le regole. Nulla di questo speso ha generato un solo posto di lavoro o ha incrementato il benessere dei cittadini. Ha anzi incentivato il lavoro nero e certificato una devastante scelta di sudditanza del Mezzogiorno alle proprie più ataviche debolezze.

Un approccio predatorio alle casse statali, svuotate con sagacia populista, offrendo un’immagine del futuro del Mezzogiorno simile a quello di un accattone incapace di provvedere a se stesso.

Nulla si è visto da parte del Governo delle mirabolanti decisioni su cantieri da aprire e procedure da velocizzare. Nulla di concreto per combattere la criminalità organizzata, spesso scarcerata “per errore”, nulla di concreto per agevolare gli investimenti dei privati. Nulla.

E la crisi legata al Covid amplifica queste assenze. Pur a fronte di una legislazione emergenziale senza precedenti, con una quantità enorme di denaro spesa per tenere in vita il sistema economico, nessun capitolo dello sviluppo è stato declinato o almeno abbozzato per il Mezzogiorno.

I novelli fenomeni delle scorciatoie, che hanno detto in più occasioni che con uno schiocco di dita si potevano fare miracoli, sono ora ammutoliti e genuflessi dinanzi al terrore di dover guardare allo spreco di tempo e risorse che hanno generato. I parlamentari del Mezzogiorno tacciono come cicale in letargo, con gli occhi fissi sul saldo dei loro conti correnti che, dagli schermi degli smartphone che valgono spesso più di quanto abbiano mai guadagnato in una vita, danno la dimensione di ciò che davvero conta. Essere usciti loro dalla povertà.

Il Governo sta approfittando del Covid e della debolezza del Parlamento per trovare un senso a se stesso, lo sta facendo cinicamente, nel vuoto di politica che ha attorno. E sta tradendo per l’ennesima volta il Mezzogiorno. Dovrebbe presentare i piani per il Recovery Fund e condividerli, almeno. Avrebbe dovuto far trovare la sanità del Mezzogiorno più pronta ad ottobre di quanto non lo fosse a marzo. Avrebbe dovuto. Ma non ha voluto. Ha scommesso sulla ritirata del virus, che invece ha aggredito con più forza; tiene in casa milioni di persone e ne ha ammazzate altre decine di migliaia. Ha, per l’ennesima volta chi quella cultura rappresenta, scommesso sulle scorciatoie.

Ci riprova oggi presentando task force e decine di esperti che dovrebbero occuparsi della ripartenza. Senza mettere mano alla pubblica amministrazione, senza una visione chiara delle esigenze del Paese, senza una visione sulla collocazione del Paese e del Mezzogiorno negli scenari internazionali. Variando tra Cina, Russia e Usa come quando si sceglie una pizzeria.

Del resto, un manipolo di furbetti che ha blandito gli istinti di bisogno di tanti impauriti dal futuro e che ha spacciato politiche di decrescita come un’ipotesi seria, che ha contrastato opere pubbliche che poi ha realizzato, che fa della manipolazione del consenso il suo asset maggiore, non può che produrre risultati inesistenti.

La coperta della crisi sanitaria la stanno usano i suoi esponenti per rubare qualche settimana, ma il Mezzogiorno diventa sempre più povero ed abbandonato dal Governo che predica attenzione ma non produce risultati. Anche il reddito di cittadinanza sta per tirare le cuoia, verrà sostituito con ciò che c’era prima, ovvero un aiuto concreto a chi davvero ha bisogno. Non per ravvedimento ma perché le risorse gettate ormai non ci sono più. Ed assieme a questa misura dai tratti pietistici, infiocchettata di inesistenti miracoli per incrociare inesistenti lavori con disoccupati reali, ci si deve augurare che spariscano gli imbonitori con il cappello in mano e la giacca nuova che propongono le scorciatoie per non affrontare i problemi.

Il Mezzogiorno ha bisogno di scelte serie e reali, ha diritto a non essere preso per il collo per le sue debolezze. Stavolta non basteranno i 300 sesterzi.

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