Le narrazioni dell’io

- Fernando De Haro

Zoltan Istvan è ancora in corsa nelle primarie repubblicane. Il suo programma ricorda la sfida crescente del transumanesimo

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Image by Tomasz Mikołajczyk from Pixabay

Sanders vincerà le primarie democratiche. Almeno questo è ciò che prevede David Brooks sul New York Times. La scommessa si basa sul fatto che il candidato ha una storia, un mito, in particolare un mito morale, che vende bene. I problemi degli Stati Uniti sono generati dall’avida East Coast, la gente di Wall Sreet che sta distruggendo i valori del Paese. È una narrazione semplice, con un messaggio etico al centro, che lascia spazio al risentimento.

Sul fronte repubblicano non è complicato fare previsioni. Trump sarà il candidato e, di fatto, le primarie di questo partito saranno eliminate dopo il super martedì di inizio marzo. Fino a quel momento il “lunatico” Zoltan Istvan continuerà a contendere il posto all’attuale inquilino della Casa Bianca. Il risultato, come accaduto nel 2016 quando si era già stato presentato alle elezioni, non gli interessa. Ciò che conta per Zoltan è cogliere l’occasione per diffondere il suo programma transumanista. In questo caso, il programma è antropologico. Sarebbe necessario dire “transantropologico”: l’obiettivo è “riconoscere i diritti dei robot coscienti, dei cyborg e la possibilità che le stampanti 3D creino un intero essere umano e che l’Intelligenza artificiale arrivi all’unicità di ognuno”. Le idee di Zoltan possono sembrare inverosimili. Sono le espressioni meno serie di un movimento con elementi molto seri.

Come sempre, la fiction è avanti. In una delle puntate della serie “Years an years” trasmessa qualche mese fa, gli spettatori sono stati colpiti da una scena che si svolge nella cucina di una casa. Un’adolescente spiega che non è a suo agio con il proprio corpo I genitori, attenti e solleciti, mostrano il loro sostegno al cambiamento di sesso. La ragazza, sorpresa, risponde: “Il problema non è il sesso, non sono transessuale, voglio essere transumana. Non voglio essere carne, voglio essere dati, voglio vivere per sempre come informazione”. Il dramma dell’identità portato all’estremo non è più una questione di nazione o genere, ma di specie.

Senza dubbio dobbiamo distinguere tra i candidati lunatici alle elezioni presidenziali statunitensi, i copioni di serie efficaci, le correnti ideologiche e le reali possibilità circa ciò che la tecnologia o la genetica possono fare. La professoressa Elena Postigo, che ha dedicato tempo a studiare il pensiero transumano, evidenzia che uno dei suoi principali teorici è Nick Bostrom, un filosofo svedese, esperto di Intelligenza artificiale e presidente della World Transhumanist Association. Secondo Bolton, il transumano è l’uomo che sta camminando per diventare post-umano, attraverso il miglioramento della specie che avrà una vita molto più lunga (fino a 500 anni), con capacità intellettuali che raddoppieranno quelle attuali e con un corpo sottomesso a se stesso. Sembra un film di fantascienza del sabato pomeriggio. Ma prima di raggiungere il paradiso post-umano, ci sono progetti transumani in corso che pongono sfide interessanti.

George Church, professore di genetica ad Harvard, ha elaborato un elenco di geni che possono essere modificati per “migliorare” la condizione umana. Church sostiene che se l’LRP5 viene “hackerato”, si possono ottenere ossa più dure, lo stesso accade con il PCSK9 che consente di avere meno colesterolo o con il GRIN2B che è associato a una buona memoria. Nella stessa direzione va il progetto di estendere i telomeri in modo che la vita possa essere prolungata.

Il miglioramento non si riferisce però solamente alla modificazione genetica, ma include anche il rapporto con la tecnologia. Alcuni mesi fa Nature ha pubblicato un articolo sulle onde su nanoscala (1000 milionesimi di metro) utilizzate per leggere l’attività elettrica intracellulare nei neuroni. Questa lettura consentirebbe progressi in una relazione diretta tra il cervello e la macchina. Il programma Braingate per i pazienti che soffrono di paralisi quasi totale va nella stessa direzione. Anche se Leigh Hochberg, il neurologo che lavora presso il Massachusetts General Hospital su un progetto per un cervello in grado di controllare direttamente un computer, assicurava alcune settimane fa di non aver ancora raggiunto risultati soddisfacenti. Ma in campi più modesti esistono già impianti tecnologici (pacemaker, lenti intraoculari, defibrillatori) che saranno sviluppati.

Le fiction sull’arrivo della Terza Era (sulla scia delle previsioni millenarie di Gioacchino da Fiore) senza sofferenza e forse senza morte ritraggono un tempo ossessionato dalla fine della storia, dal limite e dalla carne. Ma le reazioni davanti al transumanesimo possibile (più modesto di quello teorizzato) descrivono anche la povertà del momento. Vengono fatti richiami a stabilire argini etici (tutto ciò che si può fare non dovrebbe essere fatto) che sono senza dubbio necessari. Ma il clamore per porre limiti al miglioramento dell’umano dà per scontato che tutti sappiamo cosa significhi essere un uomo. Come se si potesse dar vita a un nuovo illuminismo che sia moralmente all’altezza delle sfide del XXI secolo. Come se ripetere che esiste una natura umana riconoscibile dalla ragione fosse sufficiente. L’aspirante al transumano sta cercando se stesso, desidera trascendere. In questa ricerca, in questa domanda, c’è la natura umana in azione.

Le narrazioni morali, come quelle di Sanders alle elezioni, possono dare un trionfo, ma effimero. Le narrazioni che vincono sono quelle che hanno a che fare con l’identità, con l’io.

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