Se il coronavirus può disincagliare il Sistema-Italia dalla stagnazione

- Gianni Credit

La precedenza assoluta in Italia va data alla ripresa di Pil, occupazione e investimenti. Anche con scelte coraggiose e competenti su scala europea

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(LaPresse)

L’emergenza-coronavirus – fonte di problemi innumerevoli e gravi – presenta un solo, potenziale aspetto positivo: può agire da traino potente per disincagliare l’intero Sistema-Italia da una lunghissima stagnazione.

Anzitutto, dal ristagno del Pil che le stime parevano replicare dal 2019 al 2020 e che ora rischia invece di trasformarsi in un riflesso recessivo severo e imprevisto per un’Azienda-Paese già indebolita. Ma come ha opportunamente segnalato Stefano Folli intervistato dal Sussidiario appare forse più preoccupante il ristagno dell’azione di governo.

Su questo versante la pressione di una crisi a tutto tondo e senza precedenti nella storia dell’Italia repubblicana può essere benefica non tanto in direzione di uno sblocco politico-elettorale, quanto nel recupero di razionalità e realismo nella ricostruzione dell’agenda-Paese.

Nessuno può mettere in dubbio il senso civile delle iniziative di contrasto al linguaggio d’odio; oppure il rilievo di molte inquietudini sociali sul fronte dell’accoglienza dei migranti o l’opportunità stessa di passi di riforma della giustizia. Ma nessuno può ragionevolmente sostenere che debbano essere queste le priorità nell’azione di governo. Tanto più se – come ha affermato il ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire – il coronavirus sta già chiaramente agendo da game changer epocale dopo quattro decenni di globalizzazione.

La precedenza assoluta – in Italia – va data alla ripresa del Pil e al rilancio dell’occupazione- Agli stimoli e alle agevolazioni per le imprese. Agli investimenti pubblici e privati in infrastrutture tradizionali e digitali. Al consolidamento del sistema bancario a tutela di credito e risparmio. Tornare a far chiarezza su questo – con un’operazione-verità anzitutto di metodo politico – può sembrare banale e superfluo: ma nell’Italia della primavera del 2020 sembra invece indispensabile.

Poi ci sarà ovviamente da affrontare il merito politico-economico (su cui ha ragionato in tempo reale sul Sussidiario Carlo Pelanda). Reddito di cittadinanza e Quota 100 – pur confermati dalla manovra – erano già in discussione: per la loro insostenibilità finanziaria, ma soprattutto per la persistente confusione fra politica per il lavoro e politiche sociali. L’impatto del coronavirus sembra certamente destinato a incrementare la domanda di sostegno anti-povertà così come le difficoltà di giovani e meno giovani a entrare nel mercato del lavoro. Ma sarà una buona ragione per riordinare la strumentazione del governo, lontano da ogni populismo elettorale.

La politica industriale dovrà fronteggiare contraccolpi recessivi globali o più mirati su singoli settori dell’azienda-Paese. L’assistenzialismo puro e semplice (magari con il risparmio postale a disposizione della Cassa depositi e prestiti) non può essere una risposta vincente: soprattutto se destinatari fossero gruppi in crisi strutturale che non possono continuare a bruciare risorse pubbliche senza futuro. L’Azienda-Italia non può “lasciar indietro” chi perde il lavoro durante l’ennesima crisi economica in poco più di un decennio; ma deve trovare la forza di investire anzitutto su chi può garantire la competitività del sistema su mercati che solo in parte si de-globalizzeranno.

Ogni misura, in ogni caso, andrà presa, dovrà essere presa su scala europea. Sarà nelle sedi Ue che i capi di Stato e di governo – non i tecnocrati – potranno e dovranno valutare e integrare politiche straordinarie di reale impatto. E’ per questo che un economista delle istituzioni – prima ancora che un politologo – suggerirebbe che a quel tavolo tutti i 27 Paesi-membri inviassero leader esperti e credibili, dotati di una larga legittimazione elettorale o parlamentare nelle rispettive democrazie nazionali.

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