Da Santa Marta al ponte di Genova

- Giuseppe Frangi

Tre giorni fa, introducendo la messa di Santa Marta il papa ha voluto pregare per gli artisti. Viviamo di bellezza e gli artisti ci indicano la strada da seguire

Papa Francesco a Santa Marta
Papa Francesco e la Croce a Casa Santa Marta (LaPresse)

Tre giorni fa, introducendo la messa mattutina di Santa Marta il papa ha voluto pregare per gli artisti. È stata una cosa del tutto inaspettata, perché in un momento come quello che stiamo attraversando si può pensare che tante figure siano più “necessarie” rispetto agli artisti. La scelta del papa invece è stata ben ragionata, come dimostra il testo al solito così chiaro e sobrio della dedica: “Preghiamo oggi per gli artisti, che hanno questa capacità di creatività molto grande e per mezzo della strada della bellezza ci indicano la strada da seguire”.

Non è semplicemente una preghiera per rivolgere un pensiero consolatorio e solidale rispetto ad una categoria che come tante altre sta soffrendo le conseguenze materiali di questa crisi. È qualcosa di più: è una preghiera perché al di là dei condizionamenti, gli artisti possano sempre svolgere il loro compito che è irrinunciabile per una società: quello di indicare a tutti noi la strada da seguire attraverso l’esperienza della bellezza. È un’investitura importante, che ha lasciato spiazzati gli stessi artisti, che dal papa hanno avuto un richiamo al loro compito. O meglio ancora: alla necessità vitale del loro compito.

Personalmente ho girato via whatsapp quelle poche righe di Francesco ad una ventina di artisti e le reazioni che ho ricevuto mi hanno a loro volta spiazzato. Pensavo che qualcuno si sentisse infastidito per questa “invasione di campo” (il papa ci dice quel che siamo qui a fare…). Invece da tutti la riposta è stata all’insegna della sorpresa e della gratitudine. Come se quella cosa del tutto inaspettata intercettasse in realtà un’attesa inconsapevole. L’attesa di un senso pieno del proprio “creare”. Naturalmente la preghiera del papa è una preghiera attiva, è una vera investitura: è assegnazione di un compito.

Sono solo quattro righe ma sufficienti a mobilitare un gruppo di artisti, soprattutto dello spettacolo (tra loro Fiorello, Verdone, De Gregori e altri) che hanno voluto dire il loro grazie a Francesco attraverso una lettera scritta da Sandro Veronesi e pubblicata dal Corriere. Insieme alla lettera hanno fatto dono al papa di un dipinto di Mimmo Paladino, un Crocefisso. A questo proposito scrive Veronesi nella lettera: “C’è poi uno, tra questi amici, Mimmo, che mi ha chiesto di allegare a questa lettera anche un suo piccolo omaggio. È il ritratto di un altro amico – amico tuo, certo, soprattutto, ma anche nostro, amico di tutti – che da venti secoli indica la strada della salvezza, raffigurato nella postura che lo ha reso così amato, potente e necessario”.

La preghiera del Papa aveva poi una piccola, importante appendice finale: “Che il Signore dia a tutti noi la grazia della creatività in questo momento”. Dagli artisti dunque si passa a noi, per sottolineare come la creatività sia un fattore prezioso e indispensabile per immaginare il mondo che ci aspetta. La creatività è l’energia che dà lo slancio per far esistere quello che non c’è, e che va oltre quello che è stato calcolato. Proprio come accade per le opere d’arte, quando sono vere. Infatti la creatività è una forma di amore incondizionato alla vita che genera bellezza. E attraverso la bellezza trova infiniti modi per sorprenderci: avete guardato bene quanto è bello, nella sua essenzialità ed eleganza il nuovo ponte di Genova. Nato da un architetto artista, Renzo Piano, che attraverso la sua creatività ci ha indicato la strada da seguire (anche nel senso più letterale del termine…).



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