Arriviamo fino alla Luna

- Luigi Cammi

Abbiamo tutti voglia di ripartire, insieme. Non dobbiamo più guardare il dito della paura. Abbiamo già incontrato la Roccia su cui poggiare la scala che ci possa portare fino alla Luna

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L'eclissi lunare del secolo prevista il prossimo 27 luglio
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In questi giorni difficili e che non dimenticheremo mai, mi resta vivo addosso un pungolo che continua ad accompagnarmi la mattina, abituato come sono, nel mio quotidiano, a rispondere alle chat, guardare i like, cercare l’ultima notizia che faccia intravedere la fine del tunnel per poter tornare a respirare.

In questa ricerca m’imbatto ogni giorno in testimonianze che vi voglio raccontare: sono di amici che stanno vivendo il quotidiano con uno sguardo pieno di una certezza donata da un Altro. Per esempio, Giovanni, medico di Napoli, mi scrive:

“Non ho paura. Il mio problema è che non riesco a immaginare una vita senza un bene. E il male che ha toccato e tocca la mia vita rende essa, la vita, una storia reale, fatta di altezze e profondità, grandezze e miserie, cadute e ri-sollevamenti.

Tutto questo non toglie in me, anzi esalta, il mio bisogno di senso oggi, di fronte alle sfide continue dei rapporti, delle circostanze, dei sentimenti… e poi la riflessione sulla precarietà della vita e delle cose. Ma la mia è una “personalità spugna”, che ha assorbito nella carne il bene che il Mistero gli ha dato. Oggi, epoca del Covid-19, esso come un drone mi gira sulla testa per minacciarmi, e vedo che ogni giorno colpisce qualcuno a me vicino: il padre di un collega, l’amica Anna ‘che un chiagne cchiù’, un’amica, un prete conosciuto nella giovinezza, il Giussanello!

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Ma certo, questo è il tempo dell’istante delle giornate che iniziano in un modo e dopo un’ora si cambia, come il tempo in montagna. Sei in balia di un ignoto signore, di un’oscurità ‘senza vedere niente’.

Il mio primo pensiero, vedendo il galoppare degli avvenimenti, è stato: un cambiamento epocale. Scomparsa di tutto ciò che mi aveva sostenuto fino ad oggi: la messa in quaresima, gli esercizi, i ritiri. Cosa per me inimmaginabile e che ancora mi stupisce. E penso: quanto io ho contribuito con il mio male a questo trambusto?

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E dico sì. E scopro il mondo che poi non è così cattivo. Ci sono inaspettati gesti di gratuità da parte di chi non ti aspetti. Una mia collega, un po’ cinica, ieri aiutava un paziente operato qualche ora prima a parlare con un familiare porgendogli il telefono; oppure i miei compagni di casa, che mi testimoniano una serietà maggiore della mia nell’affrontare questa vicenda, preparando disinfettanti e mascherine all’ingresso di casa quando rientro; o alzandosi ogni mattina per ascoltare la messa del Papa; ma anche la mia città (Napoli), che vedo aver preso sul serio le misure indicate, una città più silenziosa, più calma (da mattina di Ferragosto). Ed è una sfida ad amare gratuitamente, cioè tutti.

Se mi permetti, è un’esperienza di tutti coloro il cui cuore vibra, sposati e non, perché l’amore è sempre a una presenza: chi è sposato si preoccupa dell’amato e dei figli, chi non è sposato ama l’amato e i figli, come San Giuseppe.

Moltiplico l’interesse per colleghi e amici e fratelli, e in questo mio sì che aiuto è condividere quello che ‘graziosamente’ ci viene senza sosta offerto dalla nostra storia, penso agli interventi di Carrón, alle testimonianze tra noi, ai tuoi interventi… (Ah proprio oggi un infermiere mi ricordava un recente tuo articolo sull’umanizzazione e tecnologia che gli avevo mandato).

Perché bisogna dirlo: al martellamento depressivo della tv, cui tanti sono sottoposti, l’unica alternativa è una nuova ‘cultura’ che parta dall’esperienza e non dai ragionamenti. Da esperienze che vedi con gli occhi intorno e decido di seguire.

Più delle idee che in questi giorni vengono prodotte in serie (ipotesi, spiegazioni, teorie complottiste…), che ci strappano dalla semplicità di un sussulto che fatti come in questi giorni ‘provocano’”.

Mi viene da dire che la salvezza l’abbiamo già, non deve essere per forza qualcun altro da fuori a indicarla. Non continuiamo a guardare il dito che indica la luna… alziamo lo sguardo e guardiamo: la Luna è lì, splendente per noi, ci è stata donata per essere sognata e ammirata, raggiunta e superata dalle meraviglie della scienza e dalla nostra immaginazione. Riporto un messaggio di un medico in Lombardia.

“Mai negli incubi più oscuri ho immaginato che avrei potuto vedere e vivere quello che sta succedendo qui nel nostro ospedale da tre settimane. L’incubo scorre, il fiume diventa sempre più grande. All’inizio ne arrivavano alcuni, poi decine e poi centinaia e ora non siamo più dottori, ma siamo diventati sorter sul nastro e decidiamo chi deve vivere e chi dovrebbe essere mandato a casa a morire, anche se tutte queste persone hanno pagato le tasse italiane per tutta la vita.

Fino a due settimane fa, io e i miei colleghi eravamo atei; era normale, perché siamo medici e abbiamo imparato che la scienza esclude la presenza di Dio. Ho sempre riso dei miei genitori che andavano in chiesa. Nove giorni fa un pastore di 75 anni venne da noi. Era un uomo gentile, aveva gravi problemi respiratori, ma aveva una Bibbia con sé e ci ha impressionato che la leggeva ai morenti e li teneva per mano. Eravamo tutti dottori stanchi, scoraggiati, psichicamente e fisicamente sfiniti, quando abbiamo avuto il tempo di ascoltarlo.

Ora dobbiamo ammettere: noi come umani abbiamo raggiunto i nostri limiti, di più non possiamo fare e sempre più persone muoiono ogni giorno, e siamo sfiniti, abbiamo due colleghi che sono morti e altri sono stati contagiati.

Ci siamo resi conto che dove finisce ciò che l’uomo può fare abbiamo bisogno di Dio e abbiamo iniziato a chiedere aiuto a Lui, quando abbiamo qualche minuto libero. Parliamo tra di noi e non possiamo credere che da feroci atei siamo adesso ogni giorno alla ricerca della nostra pace, chiedendo al Signore di aiutarci a resistere in modo che possiamo prenderci cura dei malati. Ieri è morto il pastore 75enne; che fino ad oggi, nonostante avessimo avuto oltre 120 morti in 3 settimane qui e fossimo tutti sfiniti, distrutti, era riuscito, malgrado le sue condizioni e le nostre difficoltà, a portarci una PACE che non speravamo più di trovare.

Il pastore è andato dal Signore e presto lo seguiremo anche noi se continua così.

Non torno a casa da 6 giorni, non so quando ho mangiato l’ultima volta, e mi rendo conto della mia inutilità su questa terra e voglio dedicare il mio ultimo respiro ad aiutare gli altri. Sono felice di essere tornato a Dio mentre sono circondato dalla sofferenza e dalla morte dei miei simili”.

Davanti a queste testimonianze, ricordando le parole, che per il momento sono solo parole, di uno dei tanti politici – non ho preferenze -, mi viene da aggiungere: “Non basta ringraziare i nostri medici, infermieri, farmacisti. Dobbiamo anche chiedere scusa. Non so di chi è la responsabilità dei ritardi nel garantire i presidi per la sicurezza personale, mascherine e guanti, ci sarà il tempo in cui saranno verificati i responsabili, ma oggi dobbiamo chiedere scusa se lavorano in quelle condizioni. Equiparare i medici e gli infermieri che non torneranno a casa alle vittime del dovere: stanno morendo per garantire la salute, è giusto che ci sia un piccolo riconoscimento che non cambierà la vita delle loro famiglie, ma è un segno che lo Stato non si dimentica di loro al pari di donne e uomini in divisa. Degli errori ci sono stati, cerchiamo di evitare di ripeterli. La responsabilità pesa meno se è condivisa. Dobbiamo lavorare insieme, collaborare, che non vuol dire ubbidire, ma portare proposte e idee. Cerchiamo di collaborare con i sindaci di ogni colore politico, è il momento di togliersi la maglia di partito e indossare quella dell’Italia”.

In questo frangente drammatico ho la certezza che “non posso più stare a guardare dal balcone”. Sono grato per tutti i gruppi whatsapp che si stanno creando, sono felice di fare conference call e riunioni con tante persone, abbiamo tutti la voglia di ripartire, di costruire qualcosa di grande, di costruire la scala che ci porti fino alla Luna.

Sì, abbiamo già incontrato la Roccia su cui poggiare questa scala, riabbracciamola tutti i giorni, tutte le mattine. E rimettiamoci all’opera, instancabili: iniziamo a costruire insieme questa scala, non perdiamo l’occasione di arrivare fino alla Luna.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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