I cuori incerti degli ultimi della classe

- Marco Pozza

Nell’istante dell’Ascensione, Gesù ha lasciato l’intero suo patrimonio nelle mani dei suoi amici più fragili. Ma si è allontanato per essere ancora più vicino

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Giotto, Ascensione (1303-05), Cappella degli Scrovegni
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Nelle mani giuste la fragilità smette di mostrarsi di acciaio. È meraviglioso, quando una persona forte ti mostra le sue fragilità, è come dicesse: “Abbi cura della mia fragilità, è la cosa più importante che possieda al mondo”. Se poi uno tratta la fragilità degli altri con delicatezza, il Vangelo (ri)accade perpetuamente: “Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono”. Quegli uomini rimasti, assieme alle donne che mai se ne sono andate, amano Cristo alla follia: undici archetipi di amori umani alla prova del nove che è amare Dio ma, prima ancora, lasciarsi amare da Dio. Avessero avuto delicatezze d’animo di femmine, non è fuorviante pensare Gli avessero bisbigliato: “Io sono fragile, fortissima, ma il mio cuore è a pezzi. Eppure oggi rido fino alle lacrime. Dipende da che cosa tu vuoi vedere, Diommìo: il mio insieme è impegnativo”.

Nella ciurma di chi era rimasto c’erano uomini con braccia nerborute, esperti di burrasche e di navigazione: ma era il cuore la loro scatola nera, laddove era custodita la misurazione perfetta di quanto amavano l’amico Cristo e i suoi segreti progetti. La verità, fino alla fine, è che era gente fragilissima come le rose, ma si mettevano delle spine attorno per evitare che qualcuno ne venisse a conoscenza. E, venuti a conoscenza, magari ne approfittassero. Con Lui, invece, mostrarsi fragili era la posizione migliore da augurarsi nell’attimo del suo passaggio. Nell’attimo finale della storia.

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Nell’istante dell’Ascensione, Gesù ha lasciato l’intero suo patrimonio nelle mani di costoro. Oltre che fragili, erano pure dubbiosi: “Essi dubitarono”. Non è stata ragione di ravvedimenti: volle che la sua Chiesa poggiasse sulla gobba di gente zeppa di dubbi invece che di false verità. Lasciò come fondamenta della sua Sposa il cuore di gente che non l’ha mai capito del tutto – quanto poco han capito i discepoli di ciò che diceva loro, quanto poco capisco io – ma che hanno dato prova d’amarlo assai. L’amore delle donne al seguito era l’allenamento di chi addestra: vedendole all’opera, s’allenavano pure loro a migliorare le loro pur misere prestazioni del cuore. Andandosene in Cielo, Cristo lascia il suo cuore, il suo intimo, nelle mani fragili, nei cuori incerti degli ultimi della classe: preferirà sempre la sincerità imperfetta dei poveri all’intelligenza intoccabile dei primi. La sua gioia è di saperli, vederli fragili: la fragilità non è una mancanza, è un valore e non una mancanza. Ci rende meravigliosamente umani: è mostrandosi fragili che loro diventeranno invincibili. Parola (ascoltata) del loro Dio e Signore, Gesù.

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Quando sale al Padre, se fosse uomo, è come se partisse per un viaggio di addio. È anche Dio, però: dunque si allontana da loro per restare ancora più vicino. Partire per restare è un’accoppiata che fa imbufalire la logica, strizzare le menti, dubitare della sensatezza. Eppure è così! A me è capitato con la nonna: il giorno in cui è morta ero lontano da casa, per il giorno della sepoltura nessun aereo riusciva a farmi rientrare. L’attesa era impossibile quell’estate: ancora una giornata e il cadavere si scioglieva, tant’era l’afa. Vissi tutto da lontano: fu uno di quegli strazi strazianti, piansi, rimasi insonne. Sentii d’abbandonarla, mi sentii di essere stato abbandonato da lei, nell’impotenza più totale. Dopo qualche mese, scoprii il suo regalo: non concedendomi di vederla morta, mi obbligò a ricordare l’ultimo frangente con lei: sulla porta di casa, stretta in un abbraccio. Grazie a lei imparai cos’è l’amore di chi parte per restarti più vicino: prima, per vederla, era un obbligo passare per casa; oggi, invece, la sento dappertutto, la porto con me ovunque, mi è sempre addosso. Vivo con lei, con l’altra nonna, una forma di delirio di onnipresenza. È la versione in borghese del mio Dio: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo (Mt 28,16-20).

Dio dappertutto, un genio del cuore: parte per andare lontano e, così, rimanere più vicino. “Mi è apparso qui. No, l’ho visto io di là. Io l’ho veduto da tutt’altra parte”. Dicono tutti la verità, nessuno mente: è il destino degli amori folli. Fan finta d’andarsene per restare incollati per sempre. 

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