La speranza per un giovane di Hong Kong

- Fernando De Haro

In Spagna ci sono anziani sopravvissuti al coronavirus, a Hong Kong ci sono giovani che lottano per la libertà

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Protesta a Hong Kong (LaPresse)

Una mattina della scorsa settimana a Madrid. Ana deve andare dal medico. È la sua prima uscita nella “nuova normalità”, un’espressione naif: non c’è mai stata normalità, c’è stata una successione di inizi e declini. Ana ha più di 75 anni, è una sopravvissuta: in Spagna, sono morti almeno 37.000 persone della sua generazione a causa del virus. Costoro hanno sofferto la fame nel dopoguerra, hanno lavorato con discrezione alla riconciliazione, hanno smesso di parlare di due Spagne, sono emigrati in massa dalle campagne in città, o in Germania e Francia, per dare un futuro ai loro figli, sono coloro che hanno salutato il ritorno della democrazia e che hanno sofferto il terrorismo, la deindustrializzazione, l’epidemia dell’eroina degli anni ’80… Sono fatti di un altro materiale, di un’altra pasta. Ana vive con una figlia, aiutata da una badante latinoamericana. Sollevare Ana dal letto, lavarla, vestirla richiede dedizione. Non può farcela da sola. Questa mattina hanno iniziato prima per arrivare in tempo al suo appuntamento.

Sei ore prima, a più di 10.000 chilometri da Madrid, si sveglia a Hong Kong Astrid. Si dirige verso il centro della città, con una bandiera blu scuro con uno slogan in cinese e inglese: Hong Kong Independence. È difficile capire e descrivere il materiale di cui è fatto Astrid. È nato poco prima che i britannici lasciassero la città, è cresciuto in un mondo prospero, senza restrizioni, e le sue capacità tecnologiche e le informazioni di cui dispone sono molto simili o superiori a quelle di un giovane occidentale.

Sa bene come Xi Jinping ha trasformato il regime cinese e conosce il suo progetto imperiale. Ha seguito da vicino, da gennaio, le notizie sulla diffusione del coronavirus ed è convinto che la mancanza di trasparenza su Wuhan ha impedito di controllare il virus per tempo. Ricorda spesso questo evento per darsi forza. Buona parte del suo carattere ha finito per formarlo nelle proteste che cominciarono un anno fa: era al Politecnico durante l’assedio della polizia, ha vissuto giorni di entusiasmo quando lui e i suoi compagni, alcuni cristiani, riuscirono a far cadere la legge di estradizione. Ora che è stata approvata la nuova legge sulla sicurezza, molti suoi amici hanno deciso di espatriare.

Ana risponde a malapena alle parole che le rivolgono la figlia e la badante, che la portano quasi al volo fino a una sedia a rotelle. La mettono a sedere, le mettono la mascherina e Ana rimane rattrappita. La postura del suo corpo mostra una stanchezza quasi infinita, le mani le cadono sul grembo. La faccia, inespressiva, pare riflettere lo sfinimento di una generazione che ha dato tutto, molte volte senza farsi domande, quasi sempre senza discorsi, perché era evidente che bisognava perdonare, perché era evidente che bisognava lavorare per progredire. Fu così negli anni ’50 e ’60 e fu così nella crisi del 2008, quando qualcuno dei suoi figli ha vissuto grazie alla sua pensione.

Le tre donne escono e sulla tavola della sala da pranzo rimane il quotidiano cui era abbonato il marito. In prima pagina una foto di Angela Merkel. Il giornale riporta la notizia dell’assunzione della Presidenza dell’Ue da parte della Germania e dice che Angela vuole che si approvi quanto prima il Recovery fund, che vale 750 miliardi di euro.

Descrivere il materiale umano di Angela, che ha vissuto la sua infanzia in Europa Orientale, riempirebbe diversi libri. Il materiale politico di cui è fatta è cambiato molto con la storia. Dieci anni fa, quando scoppiò l’altra crisi, le sue decisioni erano espressione della sensibilità tedesca: vigilare perché il risparmio di anni non venisse distrutto dagli sprechi degli “allegri” europei del Sud con la loro mancanza di austerità. Ora Angela si è convinta che occorre essere solidali, anche con Spagna e Italia, spendere molto e con intelligenza: investire nello sviluppo sostenibile e mantenere la coesione sociale. Lo ritiene più facile perché i britannici se ne vanno, tuttavia c’è molto da migliorare nel governo dell’Ue.

Astrid arriva a destinazione, stende la bandiera a terra e subito arriva la polizia. Lo arrestano e la sua foto appare immediatamente su Twitter. È un avvertimento per i cittadini di Hong Kong: la nuova legge sulla sicurezza nazionale sarà applicata alla lettera. La volontà di Xi Jinping è implacabile: nelle stesse ore avvengono altri 300 arresti. Trump aveva già cancellato il trattamento commerciale favorevole a Hong Kong a maggio, quando era stata promulgata la nuova norma. È però difficile pensare a una risposta sistematica a Pechino, perché continua a funzionare la mentalità pre-Covid: le libertà cinesi sono un problema interno, i soldi cinesi, quello che interessa, sono una questione esterna.

Ana, la sopravvissuta a un virus non denunciato in tempo a Wuhan, arriva alla porta della clinica. Per entrare non può usare la sedia a rotelle e sua figlia le stende le mani e la chiama come fosse una bambina, con la tenerezza di chi sa di rivolgersi a un sopravvissuto. Ana si risveglia dal suo torpore e allunga le mani nel sentire il suo nome. Astrid, a più di 10.000 chilometri, non lo sa, ma queste mani che si incontrano sono una speranza per la sua lotta. Forse nemmeno Angela lo sa, speriamo che lo intuisca.

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