Dopo il Covid il futuro è digitale

- Giorgio Vittadini

Il Meeting di Rimini riparte dalla volontà di svegliarci dalla paralisi, di trattenerci dallo scivolare nella cultura del rancore denunciata con forza dal Censis

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Durante la presentazione del Meeting 2020 (Foto R. Masi)

Il titolo del Meeting di Rimini 2020 (“Privi di meraviglia restiamo sordi al sublime”) è stato deciso molti mesi prima che il Covid sconvolgesse le vite di tutti. Quell’idea-traccia sembra oggi ancor più attuale e urgente. Per ripartire – per ricostruire – occorre cambiare i modi di guardare la realtà, di camminarvi dentro. È necessario ritrovare la capacità di lasciarsi toccare, di stupirsi di fronte a quanto di buono accade, pur in mezzo a mille difficoltà e talora dopo battute d’arresto o sconfitte. Una capacità nuova di leggere la crisi è la premessa per reagirvi: per trovare risposte non parziali al desiderio di bene comune e di bellezza che ci costituisce. Questo vale per tutti, ma in misura speciale per chi deve prendere decisioni pubbliche, spesso tanto importanti quanto inattese e pressanti.

Mario Draghi ha accolto l’invito a ritornare al Meeting: lo aprirà il 18 agosto. Quando è venuto la prima volta a Rimini, nel 2009, era governatore della Banca d’Italia e parlò di tre “emergenze italiane”: la necessità di investire di più e meglio in capitale umano, di modernizzare il mercato del lavoro e i sistemi di protezione sociale; di colmare tutti i gap fra il Sud e il resto del Paese. Ma nella memoria del Meeting – soprattutto degli ascoltatori più giovani di quel giorno – è rimasto il suo appello forte al coraggio, lascito morale – raccontò Draghi – di suo padre: “Se perdi i tuoi soldi puoi rifarti, se perdi l’onore puoi riscattarti, ma se non hai più coraggio sei perduto”.

Creatività e intraprendenza: vero patrimonio storico del Paese. Il lavoro come categoria-paradigma dello sviluppo integrato, sociale ed economico. Il contrasto a tutte le diseguaglianze come sfida umana e civile. Il coraggio come leva decisiva. Il Meeting – con Draghi – riparte da qui: dalla volontà di svegliarci dalla paralisi, di trattenerci dallo scivolare nella cultura del rancore denunciata con forza dal Censis. E non ci potrà mai essere ripartenza economica, sociale, politica senza una svolta condivisa di consapevolezza e coraggio.

È una svolta che deve precedere il confronto fra modelli, anzi: nessun dibattito sulle ricette concrete sarà realmente produttivo se non pone come premessa la centralità della persona umana, delle sue potenzialità, delle sue aspirazioni, delle sue esigenze a tutto tondo. Della sua capacità di continuare a stupirsi – di avere un “brillio negli occhi” direbbe don Julián Carrón, uno dei protagonisti del Meeting di quest’anno – per ricominciare. Può rivelarsi riduttivo e fuorviante, invece, inseguire la polemica fra difensori di pura retroguardia del liberismo e paladini del neo-statalismo. È assai più utile – e per questo più impegnativo – riflettere su quali iniziative, pubbliche e private, vadano preservate e stimolate in un momento in cui il sistema-Paese è così in difficoltà. In un frangente eccezionale lo Stato, le Regioni e l’intera rete dei soggetti pubblici hanno compiti e responsabilità fuori dall’ordinario. Non solo però nell’offrire supporto immediato a milioni di famiglie che hanno improvvisamente perduto il reddito di un lavoro dipendente o autonomo; piuttosto anche nell’accelerare quelle strategie di cambiamento collettivo che oggi sembrano avere nella digitalizzazione un punto di sintesi.

Smart working, didattica a distanza, telemedicina: la pandemia ha catapultato tutti in un mondo nuovo, fatto di rischi e opportunità ancora in gran parte sconosciuti.

Per ciascuno dei 47 italiani su cento che tuttora accusano problemi di analfabetismo funzionale (incapacità di usare appieno la lingua parlata, letta e scritta) la ricostruzione sarà ad esempio una molla formidabile a “rialfabetizzarsi” nel digitale. E se una democrazia è mantenuta vitale da cittadini con livelli di “education” strutturalmente crescenti, anche la ricerca di un’autentica sostenibilità socio-economica va pensata in termini aggiornati.

Se la griglia dei 17 macro-obiettivi dell’Onu mantiene la sua validità, premono gli slogan demagogici della cosiddetta “decrescita felice”. Per questo il Meeting 2020 vuole traguardare il binomio sussidiarietà-sostenibilità nel post-Covid: usando con più efficacia la lente dell’enciclica “Laudato Sì”. Una riflessione specifica si dipanerà dunque lungo un talk show quotidiano “live” intitolato “Dopo il Covid.#Quellicheripartono”, promosso da Fondazione per la Sussidiarietà, ASviS, Cassa depositi e prestiti e Fondazione Symbola. Con i suoi tanti ospiti, presenti e collegati, il metodo-Meeting si rimette in gioco.

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