Quel commercio in sofferenza

- Gianni Credit

Gli ultimi dati relativi all’andamento dei consumi nei settori ristorazione, abbigliamento e non food sono davvero drammatici

Coronavirus negozi Roma
(LaPresse)

Mentre al Senato andava in scena la verifica di governo, Ernst & Young e Confimprese hanno pubblicato il report mensile del loro Osservatorio permanente sull’andamento dei consumi nei settori ristorazione, abbigliamento e non food. Non c’è un solo dato non drammatico: e tutti certificano la crisi gravissima degli oltre 700mila esercizi commerciali, imprigionati a ripetizione dai lockdown.

I consumi totali nei settori perimetrati nell’ottobre 2020 sono inferiori del 24,7% a quelli dello stesso mese dell’anno precedente. Ma il progressivo dei primi nove mesi segna una caduta ancor più pesante (-33,5% anno su anno). Food and beverage in 9 mesi hanno perso il 36,4% dei consumi dell’anno prima; l’abbigliamento il 34 per cento. Una flash survey di Confimprese per il mese di novembre ha tinte ancora più oscure: -46,7% per la ristorazione, -48% per i negozi di abiti e calzature.

Il Covid “economico” non risparmia nessuna macro-area dell’Azienda-Italia, nessuna categoria e dimensione (il piccolo dettaglio come il il grande outlet) e colpisce più duro nelle grandi città, tutte: da Milano (-36%) a Napoli (-32%) passando per Firenze (-41%) e Roma (-33,5%). Il virus ha “ucciso” due terzi dei consumi legati ai viaggi. 

La profonda sofferenza del “commercio” in Italia non è di per sé in contraddizione con i toni cautamente incoraggianti del recentissimo Bollettino economico della Banca d’Italia. Questo non manca di sottolineare  la contrazione del Pil nel quarto trimestre, stimabile in un -3,5%. E la ricaduta dell’attività – dopo il rimbalzo fra luglio e settembre – “è stata pronunciata nei servizi e marginale nella manifattura”, precisano gli economisti di via Nazionale. I quali aggiungono che le imprese (principalmente manifatturiere) sembrano propense a “espandere i propri piani di investimento per il 2021”. 

Secondo le famiglie intervistate, a frenare ancora i consumi sarebbero più i timori di contagio che le misure restrittive. Un rapido e positivo avvio della campagna vaccinale sembra quindi la premessa favorevole per l’uscita dal tunnel: assieme – naturalmente – a un quadro di certezze su tempi e modi dell’operatività del Recovery Plan europeo. Ma per ora  – almeno nella Lombardia che ospita un italiano su sei e produce un quinti del Pil – i consumi sono “in zona rossa”. Per quanto ancora? Finora è stato vaccinato un italiano su 60. E sull’arrivo di miliardi europei è grigio fittissimo. 

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