Non c’è nulla di automatico

- Fernando De Haro

La polarizzazione è un problema che riguarda tutti i Paesi occidentali e che la pandemia ha contribuito ad accrescere

Joe Biden
Joe Biden, Presidente Usa (LaPresse, 2021)

La peste come motore della storia. Più che la peste, ciò che viene dopo la peste. Secondo alcuni storici, le risposte date alle pandemie spiegherebbero molti dei cambiamenti avvenuti negli ultimi quindici secoli. Le trasformazioni conseguenti alla peste che distrusse Costantinopoli a partire dalla Pasqua del 542 avrebbero messo in crisi la leadership della Roma di Oriente, favorendo l’espansione dell’Islam e alimentando il protagonismo dell’Europa. La peste nera del quattordicesimo secolo avrebbe trasformato le città del Vecchio Continente e favorito lo sviluppo del Rinascimento. Le epidemie che colpirono gli indios, con l’arrivo di Colombo, avrebbero facilitato il fecondo meticciato dell’impero spagnolo. E le pestilenze del maledetto diciassettesimo secolo sarebbero il segreto della nascita e dello sviluppo dell’Illuminismo e delle scoperte scientifiche del secolo successivo.

Si tratta di ipotesi suggestive a patto di non tornare sempre all’ennesima formula per spiegare la storia in una forma meccanica, per pensare, con un ottimismo semplicistico, che dopo un periodo difficile ci sia sempre e necessariamente un balzo in avanti. Non c’è nulla di automatico.

I Democratici più ottimisti sono convinti che il piano di ripresa economica di Biden inevitabilmente cambierà in modo radicale gli Stati Uniti. L’ingente quantità di denaro, assicurano gli entusiasti del nuovo Presidente, farà del cambiamento climatico un’opportunità per trasformare i sistemi energetici e di trasporto, favorirà maggiori stanziamenti per la ricerca e lo sviluppo. E, cosa ancor più importante, permetterà di aumentare gli investimenti nell’istruzione per le classi medio-basse e basse, che da decenni vedono allontanarsi la prosperità di cui godono le classi medie e alte delle coste. Il Presidente Democratico, con questo piano, starebbe favorendo l’abbandono delle posizioni di Trump da parte dei suoi elettori: con più prosperità e più istruzione si riduce, necessariamente, la polarizzazione.

Vedremo se il New Deal di Biden, con l’istruzione e minori disuguaglianze, riuscirà a ridurre la polarizzazione, un processo che interessa tutti gli occidentali. Per il momento, ciò che ci ha portato il Covid è un trasferimento del protagonismo. La polarizzazione, come il nazionalismo, prende forza quando i cittadini sottovalutano la propria iniziativa e pensano che il loro futuro dipenda da un certo leader o partito politico. Uno dei suoi meccanismi è far credere che la vittoria dell’avversario porti più o meno alla fine del mondo.

La polarizzazione cresce alimentata dalla paura, dalla mancanza di autostima dei soggetti sociali e dall’inconsistenza esistenziale. Questa debolezza porta a pensare che se “l’altro”, se l’avversario, arriva al governo, l’educazione dei figli, i valori in cui si crede, la capacità di rispondere alle proprie necessità, la possibilità di scegliere saranno seriamente compromesse o addirittura negate. La polarizzazione è alimentata dalla paura di perdere la libertà. E questo perché, prima, è avvenuto un trasferimento di protagonismo e la fonte della libertà non si pone più nel soggetto sociale, nelle sue esperienze, nelle sue certezze o nella capacità di relazione con gli altri, ma nel partito o nel leader che si sostiene. Il procedere della polarizzazione è inversamente proporzionale all’autostima personale e sociale.

Il processo elettorale che si sta vivendo in Spagna è purtroppo un esempio paradigmatico di questo trasferimento di protagonismo. All’inizio di maggio ci saranno le elezioni nella Comunità di Madrid, elezioni regionali trasformate, da tutti i partiti, in elezioni di metà legislatura. Non ci volevano elezioni, né nazionali, né locali o regionali: era il momento per rasserenare la vita pubblica, per cercare accordi che da più di un anno, da quando è arrivata la pandemia, non si è riusciti a raggiungere. La classe politica, però, incapace di impegnarsi nell’umile compito di amministrare, nel mezzo della peggiore crisi da ottant’anni si dedica ad accorciare i tempi per guadagnare spazi politici. Gli slogan si costruiscono con opposizioni categoriche: l’altro è la tomba della libertà o della eguaglianza. La facilità che abbiamo nell’accettare questi messaggi mostra la nostra debolezza. Neanche le tonnellate di denaro che Biden spenderà possono sostituire ciò che il protagonismo sociale può generare.

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