I muratori e Dostoevskij

- Maurizio Vitali

100 euro ai dipendenti per ogni libro letto e presentato. Siamo in un’azienda edilizia di Mapello (Bergamo). Se la vita è migliore, anche lavorare è più bello

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LaPresse

Come stai? Ti distingui dal luogo comune… Per esempio a Mapello ti va in frantumi il luogo comune che il muratore sia tutto cazzuola, frattazzo e a abbronzatura con impronta bianca di canottiera indelebile. A Mapello il muratore è anche libro. A Mapello c’è un’azienda edile che ha creato un book club – il Club del libro del muratore – al suo interno e incentiva i dipendenti a leggere un testo e a condividerne il contenuto con i colleghi, relazionando in una riunione aziendale. In tempo di pandemia, da remoto. L’incentivo è di 100 euro a libro letto e presentato. Si è partiti da manuali tecnici e si è arrivati a Dostoevskij. E questo documenta che il bonus ha un valore soprattutto simbolico, perché nessuno si inietterebbe millecinquecento pagine de I fratelli Karamazov se non prendendoci gusto. Sta di fatto che l’iniziativa, lanciata qualche mese fa, è stata molto bene accolta.

Mapello, tanto per collocarlo in google map, è un paesotto di 7mila abitanti, una dozzina di chilometri a Ovest di Bergamo, sulla strada che sfiorando Pontida va verso Lecco, noto alle cronache per l’omicidio, nel 2010, della tredicenne Yara Gambirasio. Proprio qui c’è l’azienda del Club del libro. Si tratta della Vanoncini Edilizia Sostenibile spa, che occupa oltre 80 persone nei vari settori della sua attività: Costruzioni, Materiali, Academy (ricerca in collaborazione con il Politecnico di Milano) e Vanoncini Lab (corsi di formazione per artigiani e operatori del settore).

L’idea della lettura di libri è venuta all’amministratore delegato, Danilo Dadda.

Ed è interessante notare che si tratta di un’idea “imprenditoriale”, non “ricreativa”; c’entra con l’uomo del lavoro, non (solo) con l’uomo del dopo-lavoro. Il gusto della lettura, quello non è venuto all’ad da una qualche (improbabile e quanto costosa) consulenza strategica alla McKinsey, ma dalla mamma, appassionata lettrice. Il figlio ha ereditato epperò, per così dire, rielaborato la stima per il valore della cultura e della formazione per l’uomo e quindi per l’intrapresa economica. E, realisticamente considerando che “alle volte, la stanchezza o, forse, un pochino di pigrizia allontanano le persone dalla lettura”, ha pensato di incentivare i suoi collaboratori e dipendenti. Parliamo di muratori, operatori di cantiere, geometri, ingegneri, addetti al commerciale. All’inizio proponendo una sessantina di titoli, prevalentemente libri di settore, sul lavoro di squadra o sulla crescita personale. Poi si è arrivati anche a grandi opere della letteratura, o a saggi di vario genere.

Il Club del libro funziona molto semplicemente: il dipendente sceglie un libro, lo legge e poi prepara una scheda di presentazione e si propone alla dirigenza per presentarlo ai colleghi, in un incontro a cadenza quindicinale, solitamente in coda alla riunione con i consulenti commerciali. Imparare a parlare a una platea, nella visione di Dadda, equivale a formare i collaboratori a sostenere discorsi in pubblico, a superare l’imbarazzo iniziale e a far crescere la propria autostima.

Un paio di fotografie pubblicate sul sito dell’azienda, ritraggono due dipendenti mentre con l’aiuto di slide relazionano ai colleghi. Si riesce a decifrare le scritte proiettate. Una: “Che cosa ci spinge a cambiare”, e sotto, quasi sfumata, appare la parola Emozione. L’altra, intitolata “Il lavoro”, riporta una frase di Khalil Gibran (da Il profeta. Sabbia e schiuma): “Quando lavorate siete un flauto nel cui cuore il mormorio delle ore diviene musica”.

Quello qui raccontato è a mio parere una “spia” notevole dello spirito imprenditoriale – che è insieme una concezione del lavoro – che andrebbe urgentemente recuperato. L’impresa autentica è una comunità di uomini del lavoro (vedi magistero di papa Wojtyła, ma anche esperienze come la Olivetti di Adriano Olivetti), in cui la parola chiave è condivisione, e in cui lavoro e capitale non si riducono a una contrapposizione assoluta e inconciliabile, ma al contrario cooperano il più possibile. Perché c’è la coscienza e la cura del fattore umano.

Senza questo spirito l’Italia della ricostruzione e dello sviluppo economico non avrebbe avuto la Vespa e la Lettera 32. Anzi, non avrebbe avuto neanche lo sviluppo economico.

A Mapello hanno capito la lezione.

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