Una Grazia misteriosa per tutti

- Federico Pichetto

“Ci farebbe più comodo un Dio che sta in Cielo senza immischiarsi nella nostra vita” invece è diventato Pane, ha detto papa Francesco all’Angelus di domenica

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Papa Francesco (LaPresse)

Se c’è una cosa che gli ultimi mesi stanno evidenziando con forza è che nemmeno di fronte alle questioni più urgenti, dalla pandemia al clima, gli uomini riescono a trovare un simulacro di unità che permetta loro di affrontarli. È impossibile per gli uomini essere uniti, condividere lo stesso giudizio, la stessa posizione umana, al punto che i rapporti sociali tendono a risolversi come un insieme di piccole egemonie che si alternano alla guida della società.

Questo quadro fondamentalmente instabile è molto caro a tutti coloro che nel caos si insinuano e proliferano, al punto da avere in odio ogni elemento in grado di dare fiducia e forza, vigore e unità, al nostro tempo.

Per la gran parte dell’organizzazione mondana della società la fede, dunque, è un fattore di disturbo per la chiarezza che introduce nello sguardo sulla realtà e sul mondo. Papa Francesco domenica scorsa, all’Angelus, ha messo in guardia sia coloro che preferirebbero un Dio disinteressato alla realtà, sia coloro che vorrebbero isolare la fede in una dimensione intima, privata, in cui Dio ha tanto da dire sui comportamenti personali, ma poco e niente sulle dinamiche sociali e sulla vita pubblica. Un cristianesimo che perdesse di vista il fatto dell’incarnazione, la Presenza reale di Dio nel mondo che ci parla attraverso i fatti della vita e della storia, condannerebbe l’esperienza religiosa ad uno stadio emotivo del rapporto con la realtà. Invece la fede è rapporto, la fede è dialogo, la fedd è incontro, al punto tale che – sottolineava il Papa – è nelle circostanze che Dio si prende cura di noi, è nelle circostanze che ci abbraccia, ci provoca e ci interpella.

Il mondo ha ancora tanto bisogno del cristianesimo, ma di un cristianesimo metodologicamente accorto, non ridotto ad attivismo, a sentimento o pensiero intellettuale, ma un cristianesimo che vive nella storia la continua sorpresa dello Spirito. Quando si parla di Cristo, si tenga presente che Cristo è vivo, al punto che nessuno può gestirlo, amministrarlo o disporlo. È il riconoscimento di questo fatto che rende gli uomini diversi, che fonda quell’unità fra gli esseri umani così decisiva – oggi – per stare dinnanzi a tutto, per stare dinnanzi a sé. La realtà è una grande Parola di Dio e – per chi sa ascoltarla – è sempre l’inizio di un’avventura, di una Bellezza capace di portare pace e unità dappertutto. Anche in questo nostro tempo complesso e pieno di una grazia misteriosa per tutti.

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