Italiani soddisfatti: ma solo a metà

- Carlo Zocchetti

Recentemente l’Istat ha diffuso i diffusi i risultati dell’indagine che intende rilevare la soddisfazione per le condizioni di vita dei cittadini

corsi di felicità
(Pixabay)

Quanto siamo soddisfatti della vita che conduciamo? Anche se può procurare qualche inevitabile mal di stomaco questa provocatoria domanda ci interroga individualmente all’alba (e non solo) di ogni giornata e attende da ciascuno di noi una risposta personale e continua. Ma se usciamo dalla sfera individuale e proviamo a guardarci attorno, possiamo avere un’idea della risposta che si stanno dando i cittadini del nostro Paese?

Di questa preoccupazione si è fatto carico ancora una volta l’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) che recentemente ha pubblicato i risultati dell’indagine periodica “Aspetti della Vita Quotidiana” condotta nel 2021, indagine che si pone proprio l’obiettivo di rilevare, attraverso una pluralità di indicatori, la soddisfazione per le condizioni di vita dei cittadini. Non è la sola indagine di Istat tesa a misurare come va la vita del nostro Paese: si veda ad esempio anche l’indagine BES (Benessere equo e sostenibile), di cui abbiamo già parlato anche da queste colonne, dove la soddisfazione è letta invece attraverso la lente del benessere dei cittadini con l’obiettivo di mettere in luce le aree dove si manifestano maggiormente le diseguaglianze così che si possano adeguatamente indirizzare politiche mirate di intervento.

La rilevazione sugli “Aspetti della Vita Quotidiana”, che è di tipo campionario ed è condotta con cadenza annuale nel primo trimestre di ogni anno, per il 2021 ha preso in esame circa 24.000 famiglie, raccogliendo informazioni sia a livello individuale che familiare su ambiti fondamentali della vita quotidiana come le relazioni familiari e amicali, la salute, il tempo libero, il lavoro e la situazione economica e la fiducia negli altri, con un arco temporale di giudizi e valutazioni che comprende i 12 mesi precedenti l’intervista (gli elementi tecnici di dettaglio dell’indagine sono riportati nel rapporto citato, dal quale sono state prese tutte le informazioni quantitative presentate in questo contributo).

Nota Bene. Poiché le interviste sono state effettuate nel primo trimestre di ogni anno, è bene sottolineare che le risposte relative al 2020 solo in parte minore possono essere state influenzate dall’epidemia di Sars-CoV-2, e che le risposte del 2021 solo in parte minore possono avere tenuto conto delle attività vaccinali che sono state condotte.

La tabella che segue riporta i valori complessivi riferiti all’anno 2021 della soddisfazione nei singoli macro ambiti indagati, nonché le variazioni degli stessi indicatori rispetto al 2020.

Il 46% degli intervistati (superiori a 14 anni) dichiara una soddisfazione elevata per la vita nel suo complesso, con un aumento di 1,7 punti percentuali rispetto al 2020, il che riporta la percentuale di cittadini che ha una valutazione molto positiva della propria vita ai livelli che aveva prima del crollo verificatosi nel 2012. A sostenere la crescita della soddisfazione sono soprattutto i segmenti “deboli” di popolazione: anziani, residenti nel Mezzogiorno, disoccupati, casalinghe e persone meno istruite. Massima soddisfazione in Trentino-Alto Adige (60,8%), minima in Puglia (39,5%). 

Tutto bene dunque, nonostante la pandemia? Tendenzialmente sì in termini di variazione rispetto al 2020, anche se corre l’obbligo di notare che (solo?) meno della metà della popolazione dichiara una soddisfazione elevata. La crescita di soddisfazione è stata leggermente più alta tra gli uomini e ha interessato tutte le classi di età (di più tra gli ultrasettantacinquenni), ma, come scrive Istat “con l’eccezione dei giovani di 14-19 anni” per i quali la quota di molto soddisfatti scende dal 55,8% del 2020 al 52,3% del 2021. Si ripropone quindi, e non come osservazione aneddotica o come grido di dolore dei clinici, ma persino rilevabile dalla statistica ufficiale, ancora una volta il tema del disagio dei giovani sicuramente accentuato dall’esperienza pandemica.

Se la soddisfazione elevata per la vita nel complesso è risultata in aumento nel 2021, e in aumento sono risultate anche la soddisfazione per la situazione economica, la valutazione positiva delle risorse economiche familiari, e la fiducia generalizzata (sebbene quest’ultima si attesti solo a una quota del 25,5%), diversi e significativi sono invece i segnali contrari che vedono in diminuzione la soddisfazione relativamente ad alcuni ambiti (relazioni familiari e amicali, salute, tempo libero e lavoro), ambiti il cui livello di soddisfazione supera comunque largamente il 50% degli intervistati, con punte che oltrepassano il 80% (relazioni familiari e salute).

La soddisfazione per le relazioni familiari, la dimensione che registra da sempre il livello più alto di soddisfazione, segnala nel 2021 un 87,1% di persone “molto o abbastanza” soddisfatte, con una perdita di 2,6 punti percentuali rispetto al 2020. In questo ambito la soddisfazione risulta inversamente proporzionale all’età (più alta nei giovani per poi decrescere lentamente fino agli over 75), con gli anziani (cioè quelli che hanno patito maggiormente gli effetti della pandemia nel 2020) che rappresentano il gruppo nel quale si è avuta la maggiore flessione rispetto al 2020.

La dimensione delle relazioni amicali ha subito un vero crollo nel 2021 passando dal 81,6% di soddisfatti del 2020 al 72,1%, con i decrementi più consistenti che si registrano nelle fasce centrali di età. 

Sia per le relazioni familiari che per quelle amicali, il cui andamento nel tempo è rappresentato nella figura che segue, è il nord del Paese che da una parte registra la soddisfazione maggiore ma dall’altra si segnala anche per la decrescita più elevata nel 2021.

Peggiora leggermente, pur rimanendo piuttosto elevata (81,0%), la soddisfazione per il proprio stato di salute, a conferma dell’impatto negativo che ha avuto la pandemia su questa dimensione già evidenziato e dettagliato con il rapporto Bes. Non stupisce che per questo aspetto della vita la soddisfazione da una parte sia più elevata tra i maschi che tra le femmine e dall’altra che diminuisca con l’età, raggiungendo il minimo (59,1%) tra gli ultrasettantacinquenni.

La soddisfazione per il tempo libero è la dimensione che più di tutte ha subito una rilevante flessione nel 2021: ha perso 12,8 punti percentuali e vede ora una quota di cittadini “molto o abbastanza” soddisfatti che si è abbassata al 56,5% degli intervistati. La caduta di soddisfazione ha colpito più di tutti i giovanissimi (14-19 anni), specialmente se donne. 

A giudicare da questo risultato le giovani generazioni sono quelle che hanno subito un disagio maggiore per le limitazioni che hanno coinvolto le relazioni sociali e le attività del tempo libero fuori casa, disagio confermato dalla quota degli “insoddisfatti” che è triplicata tra i 14-19 anni passando dal 12,9% del 2020 al 33,6% del 2021: il crollo della soddisfazione, peraltro, è risultato omogeneamente distribuito su tutto il territorio nazionale.

Da ultimo, scrive l’Istat nel suo rapporto che “il dato della fiducia verso il prossimo mostra come nel 2021 la cautela sia l’atteggiamento predominante. Alla domanda se ci si possa fidare della maggior parte delle persone oppure bisogna stare molto attenti, il 72,7% delle persone risponde che ‘bisogna stare molto attenti’, mentre il 25,5% è orientato a un atteggiamento di fiducia. Nonostante il prevalente atteggiamento di prudenza, rispetto al 2020 emerge un aumento della fiducia (era il 23,2% nel 2020)”. I cittadini più fiduciosi sono dirigenti, imprenditori e liberi professionisti, e dichiarano di fidarsi di più degli altri le persone con un titolo di studio più elevato.

In definitiva, il rapporto 2021 dell’indagine periodica “Aspetti della Vita Quotidiana” ci restituisce uno stato della soddisfazione dei cittadini del nostro Paese che presenta più facce: a fronte di una generale crescita (rispetto al 2020) della soddisfazione complessiva, tornata ai valori di 10 anni fa, si registra una flessione rispetto ad alcune dimensioni, e in particolare le relazioni familiari e amicali e soprattutto il tempo libero. Non si osservano differenze di particolare rilievo tra uomini e donne e tra diversi territori (nord, centro, sud), ma le variazioni più significative riguardano le classi di età, dove si conferma ancora una volta l’accentuazione della presenza di serie difficoltà e fragilità tra i giovanissimi (15-19 anni). 

È facile invocare la pandemia (e ciò che si è mosso attorno a questo fenomeno: lockdown, restrizioni e limitazioni, cambio di comportamenti, insorgenza di malattie, difficoltà di accesso ai servizi sanitari, ecc.) a spiegazione (almeno di alcuni) dei risultati negativi che stiamo osservando ormai ripetutamente, e probabilmente così facendo centriamo una parte del bersaglio, ma cosa dobbiamo invocare per spiegare gli aspetti positivi che anche quest’ultima indagine ci ha rivelato? Siamo di fronte solo a un artificio (risultato casuale) di una delle tante “statistiche” riferite a dimensioni difficili da misurare come sono i comportamenti o i cittadini del nostro Paese (ad esempio) sono in grado di mettere in campo inattese (o sconosciute) risorse capaci di andare oltre le facili sirene del pessimismo a tutti i costi?

Certo la pandemia ha introdotto uno scossone senza paragone nei nostri modi di fare, nelle nostre percezioni e valutazioni, ma la sensazione di chi scrive è che essa rappresenti una spiegazione sufficiente solo per alcune dimensioni (certamente la salute) della vita quotidiana, mentre si debba scavare molto più a fondo per trovare il “tesoro”: compito che lasciamo, se ne ha la voglia, a chi è più tecnicamente attrezzato.

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