11enne segregato e torturato: “andrai all’inferno!”/ Chiesti 12 anni per i genitori

- Claudio Franceschini

Un bambino di 11 anni nelle campagne di Arzachena veniva torturato e segregato dai genitori e dalla zia: ha chiamato i carabinieri, per i tre accusati chiesti 12 anni di carcere.

Stanza vuota facebook 2020
Un bambino di 11 anni veniva segregato e torturato dai genitori (da Facebook)

Una vicenda che risale allo scorso anno è arrivata ieri al processo: la Procura di Tempio Pausania ha chiesto 12 anni di reclusione per il papà, la mamma e la zia di un ragazzino di 11 anni che sono stati accusati di averlo segregato e torturato, facendogli passare periodi da incubo. Siamo in Sardegna, ad un passo da Costa Smeralda tra le campagne di Arzachena: come riporta il Corriere della Sera, una notte di un anno fa il bambino aveva deciso di porre un freno alla tortura e così aveva telefonato ai carabinieri. Ha rivelato di aver voluto chiamare la zia, ma il telefono cellulare che mamma e papà gli avevano lasciato permetteva di effettuare solo chiamate di emergenza: è andata bene, perché le forze dell’ordine sono intervenute pochi minuti dopo. I genitori erano andati a una festa; i carabinieri hanno subito trovato il diario nel quale il ragazzino annotava tutte le violenze subite.

BAMBINO DI 11 ANNI SEVIZIATO E TORTURATO

Intanto, veniva chiuso in uno stanzino per ore, lasciato al buio su una branda senza materasso e con un secchio per fare i suoi bisogni; una voce preregistrata che lo minacciava ripetendo continuamente “sei cattivo e andrai all’inferno”, e poi le percosse con la pompa per innaffiare il giardino e usata come frusta. Tutto riportato sulle pagine del diario, da quel bambino che soffre di deficit cognitivo ma a scuola, si legge, non ha mai dato particolari problemi. Per mamma e papà è scattata immediatamente l’ordinanza cautelare, validata e che ha mandato i genitori in carcere. Dopo qualche settimana i due hanno iniziato a confessare ma, per scaricare parte della colpa, hanno coinvolto la zia che è stata identificata come la “mente” dietro quei metodi che venivano considerati educativi. Dunque, arrestata anche la zia; nel frattempo ai tre erano stati concessi gli arresti domiciliari in attesa del processo, che è iniziato a febbraio e si concluderà tra meno di un mese. Come detto, ieri la requisitoria dei pm Luciano Tarditi e Laura Baroni: nessuna clemenza, rifiutato il patteggiamento e giudizio immediato, questa la richiesta.

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