18enne vittima stupro di branco, il papà “Era ubriaca, bravi ragazzi”/ Poi si ricrede

- Davide Giancristofaro Alberti

18enne vittima di stupro di branco: il padre della vittima prima ha difeso la figlia poi è tornato sui suoi passi, puntando il dito contro i ragazzi

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Sembra essersi ricreduto il padre della giovane 18enne vittima di stupro in provincia di Trapani, ragazza violentata da quattro giovani di età compresa fra i 20 e i 24 anni. Inizialmente il papà della violentata aveva difeso il branco, spiegando che la figlia fosse ubriaca e che si trattava di bravi ragazzi, ma come riferisce Il Fatto Quotidiano, il genitore si è ricreduto dopo aver parlato in maniera più approfondita con la figlia, sostenendo la sua denuncia. “Un momento di ingenuità? – si domanda il quotidiano – è l’ipotesi più accreditata dal giudice per le indagini preliminari Riccardo Alcamo che riporta l’accaduto nell’ordinanza”.

Il gip infatti scrive a riguardo: “È verosimile pensare che in un primo momento l’uomo avesse creduto ai ragazzi, salvo poi ricredersi una volta parlato con più attenzione con la figlia”. Il padre si è infatti rivolto alla 18enne dicendole: “Tu con me hai parlato poco curuzzu meu (cuoricino mio) mentre sei cresciuta, ma non perché io non ti ho voluta sentire, perché tu non ti sei voluta confidare”. Il giorno dopo che è avvenuta la violenza, mentre la ragazza è in caserma a denunciare, il padre ha chiamato uno dei presunti violentatori, Giuseppe Titone, che conosce da una vita, e lo incontra, così come gli altri tre indagati. All’appuntamento lo convincono dicendo che la ragazza era ubriaca finendo per fidarsi. Il resto, è ben noto. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

18ENNE VIOLENTATA DA AMICI, PAPÀ VITTIMA “UBRIACA, BRAVI RAGAZZI” UOMO MINACCIATO?

Hanno fatto il giro del web le dichiarazioni del papà di una 18enne violentata: “Mia figlia vi ha raccontato dei fatti non veri – le parole ai carabinieri di Campobello di Mazara, in provincia di Trapani, del padre della vittima – era ubriaca e quindi non era in grado di capire ciò che stava accadendo”. La figlia di 18 anni si è presentata nella stessa caserma assieme al fratello per denunciare uno stupro da parte di quattro amici, in seguito arrestati con l’accusa di violenza sessuale di gruppo aggravata. Secondo quanto raccolto dagli inquirenti, la giovane sarebbe stata attirata con un tranello, fingendo un invito ad una festa, e i fatti risalirebbero alla notte fra il 6 e il 7 febbraio scorsi.

Dopo quasi due mesi di indagini i carabinieri hanno arrestato il gruppo nella giornata di giovedì: due in carcere e due ai domiciliari, mentre un altro ragazzo sarebbe indagato perchè non ha fatto nulla per fermare la violenza, pur assistendo allo stupro. La violenza sessuale si sarebbe consumata in una casa di campagna di Tre Fontane, dove la giovane sarebbe stata attirata per una festa in realtà inesistente. Dopo una serata a base di alcol e musica, la 18enne avrebbe consumato un rapporto sessuale consenziente con uno dei ragazzi presenti alla “festa”, ma ad un certo punto il giovane ha chiamato il cugino e gli altri due amici, e in gruppo hanno iniziato ad abusare della giovane. “Il ragazzo ha chiamato gli amici – il racconto choc della vittima – lui mi ha bloccato. non riuscivo a divincolarmi dalla presa. Ho iniziato a gridare a squarciagola disperatamente perdendo anche la voce”.

18ENNE VIOLENTATA DA GRUPPO, PADRE DIFENDE STUPRATORI. CARABINIERI: “QUADRO INDIZIARIO CHIARO”

Il giorno dopo la 18enne si è recata dalle forze dell’ordine per denunciare, dove si è presentato però anche il padre, che a sorpresa ha difeso i giovani: “Mia figlia vi ha raccontato dei fatti non veri – le parole riportate da Repubblica – era ubriaca e quindi non era in grado di capire ciò che stava accadendo”, dice secondo quanto riportato dal quotidiano. “Questi sono dei bravi ragazzi, le ferite che mia figlia ha alle braccia (lividi e graffi dovuti alla violenza ndr) sono dovute al fatto che i suoi amici tentavano di riportarla a casa, ma lei era ubriaca e faceva resistenza”. C’è chi pensa che qualcuno l’abbia minacciato, o magari il tentativo di difendere il nome della famiglia, fatto sta che i carabinieri non gli credono: “Abbiamo utilizzato nelle indagini anche delle attività tecniche che ci hanno consentito di raccogliere un quadro indiziario chiaro che ha consentito al gip di emettere i provvedimenti cautelari”. Il sospetto della presunta minaccia nasce anche dal fatto che tutto ciò sia accaduto nella città che ha dato i natali al boss Messina Denaro.

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