4 REGIONI VERSO IL GIALLO/ Le regole da cambiare per evitare nuovi danni al turismo

- Alberto Beggiolini

Se ci fossero nuove misure restrittive a risentirne in maniera importante sarebbe il settore del turismo che cerca una ripartenza non semplice

Vacanze mare
Vacanze in spiaggia in epoca Covid (LaPresse)

Rebus sic stantibus, ossia se si va avanti così, quattro regioni sono destinate a ingiallire. Non si tratta né di epatite, né di invasione cinese: il fatto è che se si continuerà a fondare il colore indicativo del grado di restrizioni sul numero dei contagiati, non ci sarà scampo, visto il trend che da qualche settimana spaventa di nuovo il mondo intero. Ma praticamente tutto il mondo scientifico concorda nel sottolineare che questa nuova ondata di infezione variata in Delta genera in gran parte positività asintomatiche. I casi più gravi, ancora pochi, sono quasi esclusivamente a carico di persone non vaccinate. Ergo: perché tornare alle fasce colorate se gli ospedali restano liberi e i contagi non producono effetti sensibili nella popolazione? Perché agitare ancora il fantasma di lockdown, minacciando (già solo nell’ipotizzare nuove restrizioni) un’industria turistica che appena adesso stava cominciando a ripartire?

Chiariamo: il virus fa il suo mestiere, ovviamente, e cioè fa il virus e tenta di adattarsi, mutando. E il professor Crisanti, coerente a se stesso, avvisa che siamo alla vigilia di un virus super-resistente a tutto. Nell’attesa, però, e confidando in un abbaglio scaramantico del microbiologo, il Covidelta non sembra così mortifero né particolarmente aggressivo. Contagioso sì, eccome, ed è prevedibile che se si vorranno aumentare i tamponi diagnostici aumenteranno anche di molto i casi di positività accertati.

Questo non significa non sia corretto “tamponare”, ma valutare diversamente il quadro epidemico sì. Oggi, con le regole in atto, se si superano i cinquanta casi positivi ogni 100 mila abitanti, oppure il 40% di occupazione delle “aree mediche” o il 30% delle intensive, addio zona bianca. Già così quattro regioni rischiano il giallo (Sicilia, Campania, Marche e Abruzzo). Vale la pena ricordare che “in giallo” i commensali a tavola non possono essere più di quattro (sia in bar che al ristorante), va rispettato il coprifuoco dalle 23 alle 5, è possibile spostarsi (con autocertificazione) all’interno del Comune, tra Comuni diversi e tra Regioni dello stesso colore, ma si può fare visita ad amici e parenti in non più di 4 persone, esclusi i minorenni. Non grandi costrizioni, per carità, e per di più la prossima eventuale zona gialla potrebbe essere “pallida”, cioè allentata, magari senza coprifuoco.

Ma non è tanto questo il problema. Il danno più consistente di nuove chiusure sarebbe tutto carsico, quell’ansia nel sapere in crescita i contagi (e nessuno valuterebbe l’inferiore pericolosità del Covidelta rispetto al Covidenglish o ai precedenti, perché la cattiva notizia immancabilmente cancella quella buona) che rimetterebbe in forse i progetti di vacanza, i viaggi, e farebbe desistere anche lo straniero più voglioso di quest’Italia tornata a mietere attenzioni anche grazie a un Europeo da sogno.

Meglio dunque ritarare i parametri adottati dal Cts su nuove mediane, basate soprattutto sull’incidenza dell’occupazione ospedaliera. Anche perché se si continuerà invece a basarsi sul numero dei casi rilevati dai tamponi, si accettano scommesse sul calo drastico di questi ultimi deciso dalla Regioni, certamente poco vogliose di cambiare colore. Nel frattempo bisognerebbe piuttosto accentuare il pressing sulle vaccinazioni, magari adottando nuove misure in stile Macron, che ha disposto l’ingresso a qualsiasi locale pubblico, agli eventi anche all’aperto e quant’altro, solo se in possesso di green pass o altro certificato che attesti la vaccinazione, resa comunque obbligatoria per tutto il personale sanitario.

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