+40 MLD DI NUOVO DEBITO/ “Ora aiutiamo subito le imprese, il Recovery non basta più”

- int. Luigi Campiglio

La crescita del debito pubblico in Italia come in altri Paesi pone un problema per l’Europa e le regole che ne stabiliscono il funzionamento

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Palazzo Chigi (LaPresse)

Con l’approvazione del Def, grazie anche al nuovo scostamento di bilancio da 40 miliardi, il Governo mette nero su bianco un aumento del deficit/Pil e del debito/Pil che per quest’anno sono previsti rispettivamente all’11,8% e al 159,8%. Numeri che non rappresentano un problema nell’immediato, ma che potrebbero diventarlo nel momento in cui torneranno in vigore le regole del Patto di stabilità e crescita, considerando che ancora non si sa con certezza se e come verranno modificate.

Di certo aumenteranno le distanze tra i Paesi “frugali” e quelli del Sud Europa, e questa “situazione generalizzata di sforamenti di bilancio – ci dice Luigi Campiglio, professore di Politica economica all’Università Cattolica di Milano – andrà affrontata in modo coordinato a livello europeo evitando di mettere in ginocchio qualche Paese, il nostro in particolare, con il ripetersi di errori del passato. Mi riferisco all’austerità”.

Per il momento sembra che l’Europa stia rinviando il problema. Non sarebbe meglio cominciare a fornire già ora delle indicazioni sul futuro del Patto di stabilità?

Per quello che posso capire, mi sembra che si stia già cominciando a ragionare su questo aspetto e Draghi stesso ha recentemente fatto intendere che un qualche cambiamento delle regole del Patto di stabilità ci dovrà essere, anche perché altrimenti sarà a rischio la stessa tenuta dell’Europa. Il problema è che una modifica numerica dei parametri non porta comunque da nessuna parte. Nel secondo dopoguerra la cura per il debito pubblico elevato è stata la fiammata inflazionistica, oggi c’è invece bisogno che in modo coordinato tutti i Paesi europei comincino a mettere in atto una politica di crescita per rendere possibile l’agognato rimbalzo dell’economia.

Cosa vuol dire concretamente una politica economica di crescita coordinata a livello europeo?

Il mercato interno europeo è debole, soprattutto perché la disoccupazione è in aumento ovunque. Quello di cui abbiamo bisogno è quindi innanzitutto avviare grandi progetti infrastrutturali europei che riguardano più Paesi.

Sarebbero quindi progetti che andrebbero oltre quelli dei singoli Recovery plan?

Esattamente. Occorre che si faccia un passo ulteriore sul piano economico e politico rispetto al pur importante Recovery fund, perché altrimenti resteremo con le frontiere che sono tornate per ragioni pandemiche. Se l’Europa ha l’ambizione di essere un’area analoga a quella degli Stati Uniti deve muoversi in quella direzione. Diversamente resterà, se va bene, un mosaico colorato di nazioni.

Questa potrebbe essere un’iniziativa per un riscatto dell’Europa dopo il flop sui vaccini che compromette anche le riaperture?

Certamente il governo di una situazione così eccezionale non è semplice, ma che l’Europa non abbia brillato e non stia brillando nella gestione della pandemia è un dato di fatto. Questo è un momento in cui occorre un salto di qualità, in cui una quantità di decisioni che non sono state le macronpiù felici possono essere annegate in un progetto più ambizioso, che vada più in là della recriminazione. Mi rendo conto che non è facile. Con la Merkel vicina all’addio e Macron in bilico sulla rielezione, Draghi potrebbe anche avere un ruolo importante a livello europeo, ma rappresenta un solo Paese. Occorrono quindi delle relazioni genuinamente europee, pur con l’attenzione dovuta al proprio Paese. Se non ora quando?

Intanto il Governo, insieme al Def, ha approvato un fondo pluriennale per finanziare opere infrastrutturali che resterebbero fuori dal Recovery plan. Cosa ne pensa?

È una cosa molto positiva, perché abbiamo bisogno di investimenti infrastrutturali come il pane.

Come bisognerebbe invece utilizzare le risorse dello scostamento di bilancio finalizzate ad aiutare le imprese?

Per l’Italia il grande appuntamento era e rimane la stagione turistica estiva. Sia perché c’è una competizione tra aree geografiche mediterranee, sia perché se le famiglie cominciano a considerare la possibilità davvero di fare delle vacanze si riesce a dare una spinta a quei settori che più hanno sofferto per le restrizioni come gli alberghi, i ristoranti, ecc. Occorre quindi tenere in vita queste attività fino all’inizio della stagione estiva. Il nostro Paese sta facendo una scommessa sul filo del rasoio che dobbiamo vincere per non ritrovarci nei guai. Vincerla è il modo migliore e più sano con cui poter avere un rimbalzo a V, che per quanto questa V possa essere piccola è certamente meglio di niente.

(Lorenzo Torrisi)

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