5G, Governo contro Cina? “Una farsa”/ Riunione d’urgenza per visita Pompeo ma…

- Silvana Palazzo

5G, governo italiano contro Cina? “Una farsa” per La Verità, che rivela riunione d’urgenza giovedì in vista della visita di Mike Pompeo. Cosa succede e gli scenari…

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5G (Foto: LaPresse)

La frenata dell’Italia con la Cina sul 5G è una farsa per “tenere a bada” gli Stati Uniti. Lo rivela La Verità, affrontando la delicata questione della visita a Roma del segretario di Stato statunitense Mike Pompeo, che chiederà conto al governo italiano sulle scelte rispetto alla Cina. Trump non vuole un’apertura al gigante cinese Huawei. Il timore riguarda le norme di Pechino, per le quali le imprese cinesi sono tenute a girare al governo centrale le informazioni di cui vengono in possesso. Ma parliamo di informazioni economiche, bancarie, sanitarie, politiche e militari sensibili. Ma l’Italia il 7 agosto scorso con un Dpcm ha aperto la strada alla tecnologia Huawei sul 5G, anticipato dal quotidiano e mai smentito. Quegli atti normativi non sono stati modificati, anzi due ministri si sono dissociati, cioè Lorenzo Guerini (Difesa) ed Enzo Amendola (Affari europei), oltre a Enrico Borghi, esponente del Pd e membro del Copasir. In vista dell’arrivo di Pompeo a Roma, il governo starebbe preparando una “farsa” per mostrare che il nostro Paese è allineato a Washington. Così va interpretato l’accordo di cooperazione Italia-Usa in materia di attività spaziali, secondo La Verità.

GOVERNO TRA CINA E USA: SPUNTA RIUNIONE…

Dopo una riunione tra il premier Giuseppe Conte e una dozzina di ministri, più i capi delegazione della maggioranza, che si sarebbe tenuta giovedì, il Governo ha mostrato con la stampa una chiusura a Huawei, ma per La Verità si tratta di fumo da gettare negli occhi di Pompeo. In realtà sarebbe solo un ancoraggio alle scelte europee su golden power e cybersecurity. Il quotidiano ha rivelato anche un retroscena: sarebbero stati convocati d’urgenza, a riunione in corso, altissimi rappresentanti dei servizi. Questa sarebbe una “prova ulteriore di preoccupazioni forti e di una riunione non risolutiva”, scrive Daniele Capezzone, secondo cui il Governo rischia di offrire l’Italia come cavallo di Troia della penetrazione della Cina nelle infrastrutture digitali. “Non siamo davanti a una questione meramente tecnologica o commerciale, ma a una partita di capitale importanza geostrategica, in cui non si può sbagliare campo di appartenenza”.

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