63 milioni bambine abortite o abbandonate in un anno/ India non vuole figlie femmine

- Alessandro Nidi

L’India osteggia la nascita di figlie femmine e gli incentivi economici del Governo non risolvono una questione delicata, che possiede radici culturali profonde

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Bambini indiani

“È ora di porre fine all’avversione alla figlia in India: titola così un articolo pubblicato sulla rivista medica probabilmente più autorevole del mondo, “The Lancet”, mettendo a nudo quella che, senza troppi fronzoli, può davvero essere considerata una piaga sociale insistente nel Paese avente Nuova Delhi come capitale. D’altro canto, i numeri parlano chiaro: 63 milioni di bambine sono state abortite o abbandonate nel 2017 in India (report del governo indiano, che testimonia come il problema del gap tra generi non si sia estinto minimamente).

Rohini Pande, firma dell’articolo di “The Lancet”, spiega che l’India ha registrato in tutto tra 13,5 e 22,1 milioni di nascite femminili mancanti nell’intervallo cronologico incluso tra il 1987 e il 2016. D’altro canto, l’eccesso di mortalità e l’abbandono delle bambine in India sono stati documentati almeno dalla fine del 1800, in particolare negli stati dell’India settentrionale. Non solo: studi a partire dagli anni Ottanta hanno osservato che le bambine con sorelle maggiori sono a maggior rischio di salute e sopravvivenza. L’aborto selettivo del sesso è infatti l’ultima manifestazione di questa lunga storia di avversione alle figlie, che comprende anche l’infanticidio femminile, l’eccesso di mortalità infantile femminile e, per quelle bambine che nascono e sopravvivono all’infanzia, la discriminazione in relazione alla salute, all’alimentazione, alla scolarizzazione e alla maggior parte delle opportunità di vita.

L’INDIA E LE FIGLIE FEMMINE INDESIDERATE

L’avversione dell’India nei confronti delle figlie femmine è a dir poco preoccupante. “The Lancet” spiega che si tratta di una caratteristica del cosiddetto patriarcato classico, che esiste in gran parte dell’India e in gran parte dell’Asia meridionale. “Esso – si legge nell’articolo – incentiva la svalutazione delle donne e delle ragazze, limita i ruoli accettabili per le ragazze e le donne al di là del matrimonio e della maternità e incoraggia il controllo totale delle ragazze e delle donne da parte delle loro famiglie e delle reti più ampie di parenti e caste. Le conseguenze sono visibili nell’aumento del gap uomo-donna, nella diminuzione della partecipazione delle donne al mercato del lavoro, con un ampio divario salariale di genere”. Il Governo indiano ha tentato di porre un argine a questo fenomeno negativo, proponendo sin dagli anni Novanta trasferimenti di denaro condizionati per incentivare le famiglie ad avere figlie femmine, ma, purtroppo, senza ottenere il successo auspicato.



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