7 in condotta al figlio: padre fa ricorso e perde/ I giudici: “Voto non punitivo”

- Alessandro Nidi

Un padre ha presentato ricorso al Capo dello Stato per un 7 in condotta assegnato al figlio, ma la giustizia l’ha ritenuto inammissibile: ecco perché

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Un genitore, in particolare un padre, ha presentato ricorso al Presidente della Repubblica per il 7 in condotta rimediato da suo figlio a causa di un comportamento “sopra le righe” avuto in occasione di una gita scolastica. Tuttavia, la I Sezione ha precisato lo scorso 23 aprile che tale voto in comportamento (condotta) è irrilevante ai fini della determinazione del credito scolastico e non comporta alcun danno presente e futuro su tale credito. Il voto di sette, pertanto, non è punitivo; infatti, è racchiuso fra i voti ritenuti tradizionalmente discreti e, pertanto, utilizzati dai consigli per una valutazione positiva degli studenti.

A dare la notizia di questo verdetto è “Orizzonte Scuola”, che racconta anche l’episodio contestato dai professori: il docente di una classe di liceo, accompagnatore durante un viaggio d’istruzione a un Festival, ha riportato al preside e al Consiglio di classe la condotta poco opportuna tenuta dagli alunni presenti alla gita, con particolare riferimento ad alcuni comportamenti che un gruppetto di studenti ha deciso di tenere in tale contesto. Ecco dunque che, durante gli scrutini, si è deciso di attribuire a tutti i protagonisti di questi atteggiamenti un voto “globale” di condotta, pari appunto a 7.

PADRE FA RICORSO PER IL 7 IN CONDOTTA AL FIGLIO, MA VIENE RESPINTO

Il ricordo del padre contro il 7 in condotta attribuito al figlio è stato pertanto dichiarato inammissibile. Come si evince ancora dal portale “Orizzonte Scuola”, il Consiglio di Stato non ha individuato lesività dell’atto impugnato nella sfera giuridica del ricorrente, ragione per la quale verrebbe meno l’utilità che deriverebbe, allo studente, dall’annullamento eventuale del provvedimento. Questo nonostante il genitore si sia soffermato anche sulla violazione del “Patto di corresponsabilità educativa” esistente tra docenti, alunni e genitori e sulla violazione del “Piano triennale dell’offerta formativa” per aver impiegato uno solo dei cinque criteri validi per la valutazione della condotta.

Per ciò che attiene al patto di corresponsabilità educativa, “la preventiva comunicazione alla famiglia è dovuta solo nel caso di situazioni di particolare gravità”, mentre, per quanto riguarda la presunta violazione del Piano triennale dell’offerta formativa, “rientra nella discrezionalità del Consiglio di classe l’attribuzione di rilevanza dei singoli descrittori, tra cui quello del comportamento poco corretto nei confronti dei compagni e/o degli insegnanti e/o del personale scolastico”.

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