Mario Calabresi/ “Mia mamma? Credo sia ancora positiva, il mio libro nato per…”

- Rossella Pastore

Mario Calabresi ospite a Domenica in: il giornalista e scrittore parte dalla madre e parla poi del suo nuovo libro, Quello che non ti dicono

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Massimo Calabresi, Domenica In

Mario Calabresi, in collegamento con Domenica In ha prontamente esordito parlando della madre, risultata positiva al Coronavirus: “Mia mamma sta bene, non ha la febbre ma credo che sia ancora positiva. E’ a casa”. Il focus si è poi spostato sul suo ultimo libro uscito lo scorso 20 ottobre dal titolo “Quello che non ti dicono”. Il giornalista ci tiene molto al suo libro “perché sono tornato a scavare negli anni Settanta”. Lo ha fatto perché una ragazza gli ha chiesto di scoprire chi fosse suo padre, dal momento che lei è nata dopo. “Questa ragazza non ha mai conosciuto il padre né avuto dei racconti. Mi ha avvicinato un anno fa chiedendomi di aiutarla”, ha raccontato. “Per anni ho cercato di capire chi fosse mio padre”, ha proseguito il giornalista, quindi la storia di questa ragazza l’ha coinvolto da vicino. “Voglio capire perché mio padre fu rapito e ucciso dai suoi amici”, gli disse questa ragazza, figlia di Carlo Saronio. “Lui è stato tradito”, ha spiegato Calabresi. Calabresi ha iniziato la sua inchiesta ricostruendo l’intera storia poi diventata un vero e proprio romanzo e restituendo al tempo stesso un pezzo di storia. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

Mario Calabresi a Domenica In

Per sua stessa ammissione, Mario Calabresi ha scritto un libro ‘incredibile’. E no, fare un’affermazione del genere – almeno in questo caso – non vuol dire essere poco umili: la storia dietro a Quello che non ti dicono, la sua ultima fatica letteraria che ‘sembra’ (ma non è) un romanzo, è a dir poco avvincente, e lo è al punto tale da far perdere di credibilità la storia contenuta al suo interno. Lo racconta lo stesso autore nel corso della presentazione del 20 ottobre all’Università del tempo libero di Melzo, dove – nel pieno rispetto delle norme anti-Covid – Calabresi è stato ospite per una chiacchierata con i lettori. “Dopo aver scritto il mio romanzo Spingendo la notte più in là mi ero ripromesso di non tornare più sugli anni Settanta, sugli Anni di Piombo, sulle vicende vissute dalla mia famiglia e sul terrorismo”, ha spiegato, riepilogando la genesi del suo scritto. Si può però dire che questa trama sia venuta a cercarlo: è stato un parente di Carlo Saronio, il ragazzo rapito e ucciso dal Fronte Armato Rivoluzionario Operaio nel 1975, a contattare il giornalista e a spingerlo a riaprire quel dossier un tempo messo da parte fin troppo frettolosamente. Oggi, ancora una volta, Calabresi proverà nel suo piccolo a far luce sul caso, ospite di Mara Venier nel salotto di Domenica in a partire dalle 14.

Il nuovo libro di Mario Calabresi

“Il lavoro di ricerca da me compiuto per ricostruire la vita, riscoprire gli avvenimenti, conoscere chi ai tempi era stato amico e compagno di Carlo mi ha portato a scrivere un libro incredibile. Tanto che se fosse stato un romanzo di mia invenzione mi avrebbero detto che quanto scritto era troppo inverosimile. Invece è tutta realtà”. Proprio così: l’attività di scrittura di Mario Calabresi si è basata su una ricerca fatta su dati più che reali, tra cui giornali dell’epoca, carte e documenti della Questura, un lavoro ingente in pieno stile ‘giornalismo d’inchiesta’. La drammatica vicenda di Carlo è stata per anni sepolta sotto un cumulo di silenzi e non detti, un velo di indifferenza e forse anche di omertà che Calabresi ha contribuito a far cadere, mostrando racconti, ricordi e testimonianze inedite tutte riportate nel testo.

Mario Calabresi racconta gli Anni di Piombo

Dietro l’interesse di Mario Calabresi per Carlo Saronio e il periodo storico degli Anni di Piombo si cela in realtà ben più della semplice voglia di far luce sui fatti, pur comprensibile pensando alla sua pluriennale attività di giornalista e narratore. Più volte, infatti, ha raccontato in pubblico la storia di suo padre, il commissario di Polizia Luigi Calabresi, ucciso a Milano il 17 maggio 1972 proprio nell’ambito di un attentato terroristico, evento che inevitabilmente l’ha segnato e da cui – tuttavia – è riuscito a cavare anche qualcosa di buono.

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