ABORTO CON PILLOLA RU486, NUOVE LINEE GUIDA/ Stop ricovero 3 giorni, ira Family day

- Davide Giancristofaro Alberti

Aborto con pillola in day hospital: il Css, su richiesta di Speranza, ha fornito il proprio parere in merito all’aggiornamento delle linee guida sulla somministrazione della Ru486

Aborto con pillola Ru486 Avvenire
Immagine di repertorio

Aborto con pillola, la proroga all’utilizzo della RU486 fino alla nona settimana non trova assolutamente d’accordo il Family Day. Le nuove linee guida predisposte dal ministro Roberto Speranza hanno mandato su tutte le furie il movimento, netta la posizione del presidente Massimo Gandolfini: «Con il favore delle chiusure estive e di un Italia ferma per il covid, il ministro Speranza proroga fino alla nona settimana di gestazione la possibilità di eseguire un aborto farmacologico in day hospital. Assumere la Ru486 senza ricovero è un attentato alla vita e alla salute della donna, alla quale viene indicata una soluzione che banalizza l’aborto e che la lascia sempre più sola in una decisione drammatica», le sue parole riportate da In Terris. Gandolfini ha poi aggiunto: «Facilitare e promuovere l’aborto fai da te significa infatti allontanare le ragazze che stanno vivendo una gravidanza difficile dai consultori e dai Centri di Aiuto alla Vita, dove possono ricevere sicuramente un sostegno concreto per poter scegliere per la vita e non per la morte». (Aggiornamento di MB)

ABORTO CON PILLOLA, LE NUOVE LINEE GUIDA

Non sarà obbligatorio il ricovero di 3 giorni per chi vorrà sottoporsi ad un aborto con pillola, la nota Ru486. Il trattamento verrà infatti effettuato in day hospital, con la paziente che giungerà nella struttura al mattino, poi al pomeriggio/sera verrà dimessa. Cambiano quindi dopo dieci anni le linee guide in materia, aggiornate dopo richiesta del ministro della Salute Roberto Speranza, al Consiglio superiore della sanità. “L’aborto farmacologico è sicuro – riporta l’edizione online di Repubblica in data 7 agosto – va fatto in day hospital, nelle strutture pubbliche e private convenzionate, e le donne possono tornare a casa mezz’ora dopo aver assunto il medicinale”. Ovviamente il tema è delicato, e se da una parte c’è chi si dice soddisfatto di questa “svolta”, dall’altra, c’è invece chi storce il naso. Prima, chi voleva assumere la Ru486, doveva restare in ospedale per tre giorni, ed inoltre, la pillola abortiva era assumibile non oltre le sette settimane di gravidanza, periodo che ora è stato allungato fino alla nona settimana.

ABORTO CON PILLOLA, ADDIO AL DAY HOSPITAL: LA DECISIONE DI SPERANZA DOPO IL CASO UMBRIA

Di fatto l’Italia si è allineata a molti altri paesi europei, aggiornando così le linee guide sul tema che risalivano al 2010. Il ministro Speranza aveva chiesto il parere al Css un paio di mesi fa, poi la vicenda è dovuta passare obbligatoriamente anche dall’Aifa, l’Agenzia del farmaco, e alla fine sono giunti i nuovi “diktat”. A questo punto si attende solo la pubblicazione delle nuove linee guida, con il ministero che dovrà decidere se aggiornarle e quando farlo. La decisione del Css di abolire i tre giorni di ricovero, si è basata sull’evidenza maturata in più di 10 anni di utilizzo del farmaco, come scrive Il Messaggero nella giornata di ieri. Inoltre, l’aborto chirurgico viene praticato in day hospital (e con anestesia), di conseguenza sembrava quasi un controsenso far ricoverare una donna per tre giorni per l’assunzione della pillola. Stando agli ultimi dati pubblicati, su 10 interruzioni di gravidanza praticate in Italia, otto sono eseguite tramite operazione, e solo due tramite pillola abortiva. Inoltre, circa 7 ginecologi su dieci e 5 anestesisti su dieci sono obiettori di coscienza, e forse anche per questo si è deciso di aggiornare le linee guida sull’utilizzo della Ru486. La decisione di Speranza di interpellare il Css per modificare le linee guida è giunta dopo il caso Umbria, con la governatrice Donatella Tesei che aveva approvato una delibera regionale, reintroducendo l’obbligo di ricovero precauzionale di tre giorni per l’aborto farmacologico, in precedenza abolito dall’ex presidente Catiuscia Marini.

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