“Aborto donne vaccinate al 14,1%”/ Lo studio: “In linea con rischio atteso (11-22%)”

- Andrea Murgia

Il rischio di aborto spontaneo nelle donne incinte vaccinate ha una percentuale bassa. Lo studio pubblicato sul New England Journal of Medicine. “Covid mette a rischio la gravidanza”

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Il rischio di aborto spontaneo nelle donne incinte vaccinate ha una percentuale bassa, “in linea con il rischio atteso”. Lo spiega uno studio di più ricercatori pubblicato l’8 settembre 2021 sul New England Journal of Medicine. Va sottolineato che la ricerca non ha preso in esame donne incinte non vaccinate. Secondo i dati, si va dall’1,7% delle donne incinte da 6 a 7 settimane, fino all’14,1% tra le 19 e 20 settimane. Lo studio dice che “l’aborto spontaneo (che si verifica a meno di 20 settimane di gestazione) è un esito comune della gravidanza che colpisce dall’11 al 22% delle gravidanze riconosciute”.

“I nostri risultati suggeriscono che il rischio di aborto spontaneo dopo la vaccinazione con mRNA Covid-19 prima del concepimento o durante la gravidanza è coerente con il rischio atteso di aborto spontaneo; questi risultati si aggiungono alle prove accumulate sulla sicurezza della vaccinazione contro il Covid-19 in gravidanza, è la conclusione dello studio.

LO STUDIO SUL RISCHIO DI ABORTO TRA DONNE VACCINATE: “COVID METTE A RISCHIO GRAVIDANZA”

La ricerca sull’aborto di donne vaccinate, effettuata tra il 14 dicembre 2020 e il 19 luglio 2021, sottolinea come il Covid, durante la gravidanza, sia associato a maggiori rischi di parto prematuro e altri problemi. Nell’analisi sono state prese in esame le partecipanti con una gravidanza singola che avevano ricevuto almeno una dose di un vaccino mRNA prima del concepimento o prima delle 20 settimane di gestazione e che non avevano avuto un aborto prima delle 6 settimane di gestazione.

Nello studio sull’aborto spontaneo di donne incinte vaccinate pubblicato sul New England Journal of Medicine, la maggior parte dei partecipanti avevano 30 anni o più (77,3%), erano bianchi non ispanici (78,3%) e lavoravano come personale sanitario (88,8%). Poco più della metà dei partecipanti (52,7%) aveva ricevuto il vaccino Pfizer-BioNTech.

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