Aborto in Arizona vietato per anomalie genetiche/ “C’è valore in ogni vita”

- Alessandro Nidi

Aborto vietato in Arizona per le anomalie genetiche come la sindrome di Down: la legge firmata dal governatore Doucey fa discutere

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Ecografia di un embrione (foto dal web)

L’aborto in Arizona per anomalie genetiche, quale, ad esempio, la sindrome di Down, è stato ufficialmente vietato per legge da parte del governatore Doug Doucey, che ha firmato nelle scorse ore il provvedimento che pone il veto alle interruzioni di gravidanza connesse a tale motivazione: “C’è valore in ogni vita, a prescindere dalla genetica – ha asserito –. Continueremo a dare la priorità alla vita di coloro che non sono ancora nati. Questa legge protegge le vite umane”. Le contromisure pensate e adottate saranno davvero molto severe nei confronti di chi decide di abortire: sono previsti infatti il carcere, il divieto di inviare medicinali per l’induzione dell’aborto via posta ed è richiesto che i feti vengano seppelliti o cremati.

La notizia ha rapidamente fatto il giro del pianeta e a tal proposito il professor Alberto Gambino, presidente dell’associazione “Scienza e Vita”, ha commentato sulle colonne del quotidiano “Vatican News”: Si tratta di comprendere a fondo quale è il contenuto della normativa. Non si può ridurre una normativa ad uno slogan”.

ABORTO VIETATO IN ARIZONA PER ANOMALIE GENETICHE

Circa il divieto in Arizona nei confronti dell’aborto per anomalie genetiche, il professor Gambino ha affermato ai microfoni di “Vatican News” quanto segue: “Detta in questi termini, è evidentemente uno stravolgimento, a livello di percezione sociale, e favorisce una idea per cui a ingiustizia si aggiunge ulteriore ingiustizia. Il tema dell’interruzione di gravidanza può essere mitigato, a volte azzerato, se ci sono le condizioni sociali ed economiche di sostegno alla donna e alla famiglia. Gli Stati Uniti d’America non sono dei campioni in questo”. A detta di Gambino, bisogna capire come la legge, sempre dura, possa lasciare a una politica inclusiva l’occasione di evitare che vi siano queste forme di annientamento dell’essere umano, ribadendo tuttavia che, personalmente, considera tale provvedimento più come uno slogan che reale. Per poi concludere così: “Una norma del genere, che prevede anche il carcere, evidentemente presuppone che non ci si è posto il perché ci sia una scelta abortiva”.



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