ABORTO USA, NO DELLA CORTE SUPREMA?/ “Quelle domande che spaccano l’America”

- Riro Maniscalco

Una fuga di notizie, rivelata da “Politico”, avrebbe svelato le intenzioni della maggioranza dei giudici della Corte Suprema Usa: abolire il diritto all’aborto

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Attivisti pro e contro l'aborto davanti alla Corte suprema (LaPresse)

MINNEAPOLIS – Come sia avvenuto questo breach of confidentiality, questa fuga di notizie strettamente confidenziali, non si sa. Roba da spionaggio, visto che non si parla solo di voci raccolte, ma di un documento scritto, una draft opinion redatta da Samuel Alito, uno dei nove giudici della Suprema Corte. Secondo questa bozza di interpretazione legale recuperata da Politico (un gruppo di giornalisti che si occupano di politica negli United States e nel resto del mondo) la Corte, la maggioranza della Corte Suprema francobollata come “conservative” sarebbe pronta a riportare l’aborto nell’ambito dell’illegalità, come prima della sentenza Roe vs Wade, quasi cinquant’anni indietro nel tempo, e dopo la conferma di Pennsylvania vs Casey del 1992. 

Premesso che una bozza è una bozza, e che quindi i giudici potrebbero cambiare opinione, lo scritto reciterebbe (salvaguardiamo l’inglese per chi lo capisce): We hold that Roe and Casey must be overruled. The Constitution makes no reference to abortion, and no such right is implicitly protected by any constitutional provision, including the one on which the defenders of Roe and Casey now chiefly rely”. Ovvero, riteniamo che (le pronunce) Roe e Casey debbano essere annullate. La Costituzione non fa alcun riferimento all’aborto e nessun diritto del genere è implicitamente tutelato da alcuna disposizione costituzionale, compresa quella su cui ora si basano principalmente i difensori di Roe e Casey. Questo quanto Samuel Alito, con l’appoggio di Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh, Clarence Thomas ed Amy Coney Barrett avrebbe redatto.

Qualora la Corte si esprimesse ufficialmente in questi termini (una pronuncia definitiva sarebbe attesa per giugno), molti Stati “Republican-Conservative” non esiterebbero a metter fuorilegge l’aborto in quanto tale, al di là dei vari limiti temporali attualmente previsti. L’America si chiede: passo avanti o ritorno alla preistoria?

Abbiamo scritto più volte che nella storia sociale degli Stati Uniti d’America l’aborto, da cinquant’anni, oltre che tragedia umana è ossessione ideologica nonché fonte di drammatica divisione politica. Non per niente il presidente Biden – cattolico e presidente di tutti, che dice di essere personalmente contrario all’interruzione volontaria della gravidanza – si è sentito in dovere di intervenire subito pubblicamente per affermare che “il diritto di scelta della donna è fondamentale”. Per quanto non ci sia nessuna conferma di ufficialità rispetto alle rivelazioni di Politico, il presidente non poteva tacere su una questione cosi spinosa. E ha detto quello che tutti si aspettano da un rappresentante del partito democratico. 

Sebbene in anni recenti il numero di aborti legali sia andato riducendosi (dal milione e 400mila del 1992 ai 630mila del 2019, con un leggero incremento rispetto al 2018), il “tema aborto” continua ad infiammare gli animi e ad essere spesso l’unico elemento discriminatorio nella scelta del politico a cui dare il proprio voto, specialmente quando si tratta del presidente. Bush padre e figlio ed anche Trump hanno tutti cavalcato la questione aborto, promettendo quel che non potevano promettere, perché nel sistema statunitense è la Corte Suprema che ci dice quel che si può e quel che non si può, quel che è legittimo e quel che non lo è, non il presidente. Così potrebbe avvenire che l’aborto venga messo al bando sotto una presidenza democratica, per il fatto che Trump si è trovato a rimpiazzare tre Supreme Judges, ribaltando gli equilibri della Corte.

L’aborto è un male, ed un male sono le conseguenze fisiche e psicologiche su chi lo subisce. Cosi come male è la pena di morte che tanti antiabortisti difendono a spada tratta. L’aborto è violenza, cosi come possono esserlo anche la sua difesa o la lotta contro di esso. Come mi disse quella signora a cui avevo passato un volantino alla vigilia del referendum sull’aborto nel 1981, “Ah, anche io sono contro l’aborto! Quelli a favore bisognerebbe ammazzarli tutti!”

Mentre scrivo, Roberts, il Chief della Supreme Court, dichiara pubblicamente l’autenticità del documento e fa sapere al Paese che una indagine è già stata avviata per capire come questa fuga di notizie sia stata possibile.

Come è possibile?

Qualcuno ha voluto cominciare ad inacidire gli animi per tempo, e ad armare e barricare la difesa dell’aborto.

L’America sapeva che saremmo arrivati a questo punto, everybody saw it coming.

Come vivremo questa nuova sfida? Riusciremo ad accogliere le vite salvate dall’aborto? Ci aspetta ancora più lacerazione sociale o la riscoperta di ciò che ci tiene insieme?

God Bless America!





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