Accusato di molestie, assolto “Lei reagì troppo tardi”/ Vittima: “Ci misi 20 secondi”

- Davide Giancristofaro Alberti

Un sindacalista è stato assolto dalle accuse di molestie in quanto la sua “vittima” non avrebbe reagito celermente, come scrive il Corriere della Sera

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E’ stato assolto il sindacalista della Fit Cisl che era stato denunciato da una hostess per molestie, in quanto quest’ultima non avrebbe reagito prontamente. Come riferisce il Corriere della Sera, l’uomo, accusato di violenza sessuale per aver palpeggiato una donna, non è colpevole in quanto il giudice lo ha assolto per «insussistenza del fatto». I fatti risalgono al marzo del 2018 quando la donna, Barbara D’Astolto, si intrattenne con il sindacalista in questione, per parlare di un contenzioso con l’azienda Neos. Ad un certo punto, mentre i due erano soli, l’uomo iniziò a massaggiarle la schiena dicendole che era troppo tesa, per poi spingersi “in palpeggiamenti sempre più audaci – scrive il Corriere della Sera – fino alla reazione della donna”.

Il processo si aprì lo scorso mese di luglio, e allo stesso vennero coinvolte anche altre quattro assistenti di volo che raccontarono episodi analoghi con protagonista sempre il sindacalista. La difesa sottolineò i ritardi della denuncia nonché presunte vendette interne al mondo sindacale, e mercoledì, ieri, è arrivato il verdetto di assoluzione. Nicola Guerrero, il giudice che ha emesso la sentenza, ha spiegato che si tratta di una sentenza “in diritto”, di conseguenza la parte civile è “stata creduta”, ma non vi sono certezze sugli elementi della violenza, minaccia e abuso. “In particolare – scrive ancora il quotidiano di via Solferino – la porta dell’ufficio era stata chiusa a chiave? E poi i tempi di reazione della hostess ai palpeggiamenti. In sostanza mancherebbe prova del dolo”.

ACCUSATO DI MOLESTIE, SINDACALISTA ASSOLTO: IL COMMENTO DEI DUE AVVOCATI

Così ha commentato l’avvocato del sindacalista: «Processato per un fatto mai commesso, volevano tagliargli le gambe a livello sindacale perché era scomodo. Ha già pagato un prezzo pesante perdendo lavoro e incarichi e ora chiedo che gli venga restituita la sua dignità». Diverso invece il parere dell’avvocato dell’accusa, Teresa Manente, che ha già annunciato ricorso: «Questa decisione ci dice che la signora è credibile, ma le condotte subite non costituiscono reato perché non avrebbe resistito all’aggressione sessuale. In pratica un colpo di spugna su trent’anni di giurisprudenza e che condona la violenza sessuale e sessista».

Barbara D’Astolto ha aggiunto: «In aula ho ricostruito in una ventina di secondi il tempo trascorso prima di reagire, ma ovviamente non li ho contati. Ricordo benissimo che pensavo “e adesso che faccio? Come reagisco?”. Ma non si può esortare le donne a denunciare le violenze e gli abusi, se poi venti secondi diventano troppi. Spero che non tutti i giudici la pensino così e oggi la panchina rossa “anti-violenza” piazzata di fronte al palazzo di giustizia di Busto Arsizio mi è sembrata proprio una presa in giro».





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