Accuse a Becciu: “bonifici sospetti Vaticano”/ Causale-truffa: “opere carità Papa”

- Niccolò Magnani

Inchiesta Segreteria di Stato, le accuse al Cardinal Becciu: “bonifici sospetti con la causale ‘opere di carità per il Santo Padre’”. Le carte di Perlasca

Becciu e il Papa
Papa Francesco con il Cardinal Angelo Becciu (LaPresse)

Secondo quanto riportano gli inquirenti del Vaticano in merito all’inchiesta sul Palazzo di Londra acquistato dalla Segreteria di Stato – per il quale andrà a processo il prossimo 27 luglio tra gli altri anche il Cardinale Angelo Becciu accusato di peculato e abuso d’ufficio – vi sarebbero diversi bonifici “truffa” che nella causale inserivano la dicitura «Opere di carità del Santo Padre». Ma di beneficienza, accusano i pm, ve ne sarebbe stata molto poca: le accuse contro il Cardinale si trovano nel fitto plico di carte che saranno la base del prossimo processo, oggi però sul “Fatto Quotidiano” emergono alcuni dettagli presenti in quel plico che mettono ancora più in cattiva luce la gestione della Segreteria di Stato.

«Il cardinale Angelo Becciu ha eluso i controlli del fisco italiano finanziando, attraverso la Segreteria di Stato vaticana, la cooperativa bianca del fratello Antonino, la falegnameria dell’altro fratello, Francesco, e – in minima parte – an- che una nipote, dipendente di una casa farmaceutica (tutti e tre estranei all’inchiesta»: le accuse dei pm riportate dal “Fatto” prendono spunto in sostanza dalla deposizione di monsignor Angelo Perlasca, rese a verbale lo scorso marzo 2021 dopo il suo “pentimento”.

I SOSPETTI BONIFICI-TRUFFA

Perlasca, ex braccio destro del Cardinale, spiega ai magistrati «Becciu voleva fare un bonifico di 100mila euro a una cooperativa in Sardegna e mi disse di pensare a come si sarebbe potuto fare». L’accusatore spiega di non sapere, in quel primo momento, che si trattasse della cooperativa del fratello, ma comunque la soluzione venne poi trovata così: «trasmettere l’importo alla Caritas diocesana di Ozieri con casuale: opere di carità del Santo Padre», si legge nel verbale del Vaticano. Le verifiche effettuate dagli inquirenti (e i relativi risultati) avrebbero definitivamente convinto Papa Francesco nel dare via libera al rinvio a giudizio dell’ex numero 3 della Santa Sede. A fronte dei 100mila euro inviati in Sardegna, sarebbe emerso che alla coop di famiglia altri versamenti venivano fatti nel passato tra il 2013 e il 2018 (circa altri 225mila euro): «il Vaticano pagava la Diocesi, che a sua volta eseguiva “prestiti mai restituiti” alla coop, fra cui spicca un bonifico da 49.140 euro per l’acquisto di“pane e spianate per i poveri».



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