Addio Alfredo Cerruti/ Quando gli Squallor beffarono Michael Jackson

- Paolo Vites

E’ scomparso all’età di 78 anni Alfredo Cerruti cantante e leader degli Squallor primo gruppo demenziale italiano

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Alfredo Cerruti

Il bello che dietro il primo gruppo di rock demenziale italiano, gli Squallor, ben prima degli Skiantos di Freak Antony o di Elio e le storie tese, si nascondevano illustri professionisti del mondo della musica: discografici, parolieri, autori di canzoni di successo. Ieri è scomparso Alfredo Cerruti, 78 anni,che di tutti era certamente il più gentiluomo, sempre in giacca e cravatta, direttore di una delle più importanti etichette italiane e per diversi anni compagno di Mina addirittura oltre a esserne il cantante. Il loro segreto, ha raccontato Cerruti, era trovarsi a sfogarsi la sera a cena dopo aver subito tutto il giorno: “avevamo a che fare per tutto il santo giorno con quegli scassacazzi dei cantanti, con le loro assurde pretese, le gelosie e le ripicche, così compensavamo a tavola”. Con lui Bigami, Pace e Savio. Gente che come dei bambini, a oltre trent’anni di età, si divertiva a fare scherzi telefonici: “Chiamavo in un ristorante spacciandomi per un alto prelato del Vaticano e ordinando un menu apposito, “le animelle sì, gli strozzapreti no, mi raccomando”, oppure telefonavamo a casa di qualcuno e la domanda standard era: “Pronto? Buongiorno. Il carico lo scarico lì?”. Quelli non capivano, e allora io spiegavo: “Lei ha vinto un tir di Coca-Cola”, oppure di macchine da scrivere, o magari un cane, e poi aggiungevo: “Accetta? Non ha molto tempo per rispondere, guardi che è partito il cronometro”, e con una matita battevo sulla cornetta a scandire i secondi”.

USA FOR ITALY

Ma poi c’era la musica: il primo disco esce addirittura nel 1971, Era il 38 luglio. Poi il linguaggio si involgarisce, ma precisa Cerruti, sempre con l’innocenza dei bambini, titoli di dischi come Palle, Vacca, Troia: “Erano parolacce ma parlavamo il linguaggio di tutti i giorni e diventammo idoli dei giovani”. E vedevano centinaia di migliaia di copie. Nessuno però sapeva, perché non si facevano vedere in faccia, che gli Squallor erano Daniele Pace (scomparso nel 1985): paroliere di mega successi che E la luna bussò, In alto mare, Sarà perchè ti amo. Bigazzi: autore di canzoni che hanno venduto 250 milioni di copie, con tantissime cover anche all’estero (da Luglio, Rose rosse, Se bruciasse la città di Massimo Ranieri, Tu e Gloria di Umberto Tozzi, Self control e Cosa resterà degli anni 80 di Raf, Ci vorrebbe il mare e le altre hit di Marco Masini). Totò Savio: un musicista e compositore sopraffino, con Cuore matto e Maledetta primavera. Ceruti era anche produttore e autore di programmi televisivi e radiofonici come Zoo di Radio 105. Alla televisione aveva firmato programmi come Chi tiriamo in ballo, Indietro tutta, Cocco e Stasera mi butto oltre a Il caso Sanremo, I cervelloni e le edizioni ’98-’99 e ’99-2000 di Domenica In. Ma il capolavoro degli Squallor resterà sempre Usa for Italy. Era l’estate del 1985 e il mondo del rock, quello serio, si era mosso per raccogliere denaro per i bambini che morivano di fame in Africa. Le maggiori star americane da Stevie Wonder a Michael Jackson, da Bob Dylan a Bruce Springsteen, avevano inciso un singolo Usa for Africa, l’esaltazione del buonismo per spingere la gente a versare soldi per i bambini africani. Gli Squallor, con il simpatico cinismo che li caratterizzava, chiedevano invece soldi per i nostri meridionali:

Caro Michael Jackson, tu che mandi i soldi in Africa,
Perché la speranza torni a vivere,
Ricordati di noi che stiamo a Napoli
E un disco faccelo anche per noi

E poi, mandaci i danari
Tanti danari e siamo pari
E se tu vuoi mandali anche a Bari


E a tutti i meridionali for Italy Facci una canzone col compare Steve Wonder
E poi mandala a Sanremo o al Festivalbar Però Però mandaci i danari
Che vanno male gli affari for Italy

Caro Bob Dylan
Tu che canti in casa Reagan
Quando c’è Gromiko oppure Gorbaciov
I soldi di quattro teste nucleari, falli mandare qui for Italy

Fu un tormentone di quell’estate che fece ridere tutti, la risposta un po’ cialtrona e molto divertente alla superiorità seriosa americana.



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