Aeham Ahmad, chi è?/ “Non ho talento, la musica mi ha aiutato” (X Factor 2019)

- Emanuele Ambrosio

Chi è Aeham Ahmad, il pianista siriano, è ospite di X Factor 2019: “Sarà la mia prima volta in un talent, mi piace l’energia dei giovani”

Aeham Ahmad

Aeham Ahmad è uno degli ospiti della nuova puntata di X Factor 2019, il talent show di successo condotto da Alessandro Cattelan su Sky Uno. Il pianista siriano sarà per la prima volta in assoluto sul palco di X Factor per un’esibizione che si preannuncia davvero emozionante. Una performance che permette al grande pubblico di conoscere il grandissimo talento di Aeham, che al piano suonerà il brano “I forgot my name” con un testo in arabo. Non solo, il pianista siriano tornerà sul palco anche per suonare con tutti i concorrenti della tredicesima edizione del talent show sulle note di “Mad World” dei Tears for Fears. “Sarà la mia prima volta in un talent, mi piace l’energia dei giovani” ha dichiarato a Corriere il pianista che, parlando di sè, ha precisato: “Io non ho talento, davvero. Sono stato forzato a suonare: in Medio Oriente ci sono Arabs Got Talent X Factor in Libano, ma penso che mi avrebbero cacciato subito con quattro no”.

Aeham Ahmad: “Non mi piace essere una storia”

La foto di Aeham Ahmad tra le macerie ha avuto un clamore mediatico enorme lanciando il pianista a livello mondiale. Il ragazzo siriano però ci tiene a precisare una cosa dalle pagine di Corriere: “non mi piace essere una storia, capisco che la mia immagine tra le macerie sia potente, ma sono stanco. La verità è che ho 31 anni ma me ne sento 70, la guerra ti invecchia, quando vedi gente morire in modi tremendi e inumani, avresti solo bisogno di qualcuno che ti cancella i ricordi dalla mente”. Nato nel campo profughi di Yarmouk a Damasco, Aeham ha raccontato la sua vita nel campo: “chi nasce lì, nasce da rifugiato, senza nessuna cittadinanza, né palestinese, né siriana. Mio papà fin da piccolo mi ripeteva che dovevo imparare a suonare il piano, mi pareva assurdo e mi chiedevo che significato potessero avere Mozart, Beethoven, Cajkovskij…”. Il pianista non nasconde che da piccolo non amava particolarmente il piano: “a me non piaceva suonare, fino ai miei 16 anni abbiamo combattuto, lui spingeva, io frenavo. Alla fine ho capito che avevo in mano gli strumenti per cambiare la mia vita, come succede a chi studia medicina o legge”.

Aeham Ahmad:  “non era pericoloso suonare, lo era la vita”

Il pianista siriano Aeham Ahmad ha raccontato anche i difficili anni della guerra in Siria: “siamo sempre rimasti al campo, spesso senza acqua né cibo, in una situazione orribile”. Per fortuna c’era la musica a fargli compagnia e non lo nasconde: “l’unica via di uscita era la mia musica e così l’ho usata per denunciare la nostra situazione”. Grazie alla sua musica e ai video pubblicati sui social, infatti, il campo profughi di Yarmouk è diventato famoso: “quello era il mio scopo, non era pericoloso suonare, era la vita comunque a essere pericolosa lì”. Poi i jihadisti gli hanno bruciato il pianoforte e la vita di Aeham è cambiata quando ha deciso di scappare via, anche se non nasconde: “nessun rifugiato decide di scappare, sei forzato ad andare via. Non volevo andare in Germania, ma la corrente portava lì”. Arrivato in Germania comincia la sua nuova vita a Wiesbaden dedicandosi proprio alla musica con un primo concerto davanti a 65 mila persone: “con i soldi dei concerti sono riuscito a portare con me mia moglie e i bambini, i miei genitori. E ancora una volta la musica mi ha aiutato”.



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