AFGHANISTAN/ “Gli Stati arabi non lo riconoscono, non fanno il nostro errore”

- int. Fausto Biloslavo

In Afghanistan milioni di bambini rischiano di morire di fame perché neppure gli Stati arabi riconoscono l’Emirato talebano

studentesse kabul
A Kabul, dopo gli attentati dell'Isis (LaPresse)

Chiusi i rubinetti degli aiuti occidentali dopo la presa del potere da parte dei talebani, l’Afghanistan, che già era uno dei paesi più poveri al mondo, sta definitivamente precipitando in una crisi umanitaria senza precedenti. Si stima che 14 milioni di bambini su una popolazione complessiva di 40 milioni di persone siano davanti a un livello di denutrizione che può metterne in pericolo la vita stessa, soprattutto in questa stagione invernale.

A questi si aggiunge un milione di bambini già così malnutriti che possono morire da un momento all’altro se non riceveranno immediatamente cure e cibo. Per questo il governo talebano sta abbassando la testa e implora aiuto a tutti: una delegazione talebana si recherà a Oslo dal 23 al 25 gennaio per parlare della crisi umanitaria, mentre il premier talebano si è rivolto ai paesi musulmani perché siano i primi a riconoscere il loro governo e quindi ad aiutarli economicamente.

“Il fatto che neanche un paese musulmano” ci ha detto in questa intervista Fausto Biloslavo, corrispondente di guerra de Il Giornale e di altre testate, “la dice lunga. Nessuno, neanche i musulmani, si fidano dei talebani, li conoscono meglio di quanto li conosciamo noi e nessuno vuole rifare l’errore che abbiamo fatto noi versando migliaia di milioni di euro mantenendo l’Afghanistan per vent’anni”.

Perché non c’è stato finora il riconoscimento dell’Emirato talebano neppure da parte di paesi musulmani?

Perché evidentemente li conoscono meglio di noi e quindi stanno bene attenti a farlo. Il mondo musulmano poi è diviso in sé stesso: gli iraniani sono sciiti, pur mantenendo i rapporti ci sono stati scontri al confine. Gli Emirati Arabi li vedono come alleati del Qatar, ma neanche il Pakistan che storicamente è il paese padrino dei talebani si sogno di riconoscere il governo talebano.

Invece l’Unione Europea ha riaperto la sede a Kabul, sono stati stanziati diverse centinaia di milioni di euro in aiuti umanitari. Come giudichi questa mossa?

Ovviamente non è il riconoscimento del governo talebano. È solo la riapertura della sede diplomatica come c’era prima, con un inviato dell’Ue. Per non buttare via il bambino con l’acqua sporca.

Sarebbe?

Il popolo afgano e le fasce più deboli, minori e donne, non sono responsabili di quel che è successo e muoiono veramente di fame, anche sicuramente per colpa dell’occidente che ha sbagliato per vent’anni a mantenerli senza mettere in piedi un’economia nazionale autonoma. Adesso che il rubinetto degli aiuti è stato chiuso e c’è l’inverno, si muore. Non si possono abbandonare completamente gli afghani.

Come far sì che i talebani, che sono una ristretta minoranza del popolo afgano, non approfittino di questi aiuti?

Trovando il modo di veicolarli direttamente alla gente senza favorire i talebani o concedendo loro di metterci le mani sopra. Altrimenti facciamo un autogol. E poi non dando soldi ma cibo.

Ma i paesi musulmani, anche sotto banco, non possono fare ugualmente a noi?

Qualcosa hanno fatto. Il Qatar e il Pakistan hanno riaperto l’aeroporto di Kabul, che era ridotto a pezzi, in questo modo rendendo possibile l’eventuale arrivo di aiuti. Nessuno però ripeterà il nostro errore di mantenere lo Stato afgano e staranno attenti a dare soldi. Russi e cinesi già fanno qualcosina, ma sono noccioline di aiuti umanitari, in cambio della certezza che i talebani non esportino la jihad nei loro confini. Ci sono situazioni paradossali, ad esempio il bazar di Kabul è pieno di merci e cibo che arriva dal Pakistan. Peccato che la gente non abbia soldi da spendere.

Una situazione così tragica potrà portare alla caduta dei talebani?

Non nei tempi brevi. I talebani sono riusciti a garantire uno dei due pilastri fondamentali che voleva la gente, e cioè la sicurezza. Cosa molto facile visto che erano loro a creare insicurezza con la guerriglia e gli attentati. Una volta al governo non hanno più bisogno di sparare o mettere bombe.

L’altro?

È quello economico, garantire di riempire le pance del popolo, perché anche prima l’Afghanistan non se la passava così bene, era uno dei paesi più poveri al mondo e per di più pieno di corruzione. Ma se la gente non può ritirare i soldi dalle banche o se i dipendenti pubblici non vengono pagati perché non ci sono soldi per gli stipendi questo è un problema. Vedremo in primavera come staranno le cose, se sono riusciti a superare l’inverno in modo indenne, e come sarà la situazione economica, perché se la crisi continua, la gente si accorgerà che mangiare è più importante della sicurezza.

(Paolo Vites) 

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