AFGHANISTAN PAPERS/ Guerra e bugie: così i vertici Usa hanno mentito per 18 anni

- Dario D'Angelo

Gli Afganistan Papers raccontano uno dei più grandi imbrogli nella storia Usa: 18 anni di bugie autorizzate da tre presidenti costate migliaia di morti.

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Donald Trump e il segretario di Stato Mike Pompeo (LaPresse)

Quello che sapevamo sulla guerra in Afghanistan? Bugie. E ancora bugie. Si può sintetizzare in questo modo lo scoop del Washington Post, che ha pubblicato oltre 2000 pagine di documenti ottenuti grazie al Freedom of Information Act, una legge che dal 1967 garantisce al pubblico il diritto all’informazione. E dunque anche l’accesso a carte riservate governative. C’è chi ha paragonato la portata dell’inchiesta ai Pentagon Papers, che anni fa svelarono la storia segreta della guerra in Vietnam. Da qui il nome di Afganistan Papers per ricostruire 18 anni di falsità e manipolazioni che hanno attraversato le amministrazioni guidate da presidenti tutti i colori politici: da George W. Bush, passando per Obama. Per arrivare a Donald Trump. Il Washington Post, che ha ingaggiato una battaglia legale durata tre anni per produrre questo lavoro giornalistico, ha spiegato che “in principio la logica che ha guidato l’invasione dell’Afghanistan era chiara: distruggere al-Qaida, rovesciare i talebani e impedire una ripetizione degli attacchi terroristici dell′11 settembre“. Ma sono bastati pochi mesi perché gli Usa e i loro alleati si allontanassero dallo spirito originario della missione, applicando strategie militari inadatte alla realtà circostante, così inefficienti da portare il Paese in un vortice senza via d’uscita: quello di una guerra semplicemente impossibile da vincere.

AFGHANISTAN PAPERS: WP, “18 ANNI DI GUERRA E BUGIE”

A descrivere l’imbuto in cui gli Usa si sono infilati in Afghanistan è forse meglio di ogni altro il generale Douglas Lute, che nella sua intervista al Washington Post ammette: “Dell’Afghanistan non capivamo niente. Ci mancavano le informazioni basilari, non sapevamo cosa stavamo facendo“. Bob Crowley, consulente senior della contro insurrezione fra 2013 e 2014, certifica invece il dato politicamente più grave: ovvero che le diverse amministrazioni americane hanno sempre manipolato le statistiche per presentare il conflitto sotto la migliore luce possibile. Un modo per rassicurare un popolo che aveva inviato in Medio Oriente migliaia di propri figli e accettava le conseguenze di un conflitto più di buon grado se sapeva che i nemici talebani erano in procinto di essere sconfitti. Questa narrazione distorta della realtà attestata dall’inchiesta – arrivata per uno strano scherzo del destino a due giorni dalla ripresa dei dialoghi di pace tra Usa e Taliban – ha prodotto in 18 anni dei numeri impietosi. Secondo Forbes, agli americani la guerra è costata 975 miliardi di dollari. Ma ben più pesante, alla luce degli Afghanistan Papers, è il conto delle vittime: 2300 soldati americani e oltre 34mila civili afghani. Vite umane che potevano essere risparmiate se solo alla logica della guerra fosse stata fatta precedere quella della realtà.



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