AFGHANISTAN/ “Via della seta e terre rare: Kabul entra nei piani anti-Usa di Pechino”

- int. Gian Micalessin

Il nuovo Afghanistan tornato in mano ai talebani è già preda della Cina che così consolida la Via della seta e allarga la sua sfera di influenza al subcontinente indiano

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Afghanistan, folla all'aeroporto di Kabul (LaPresse)

La Cina non si è fatta scrupolo ad essere il paese al mondo che ha riconosciuto con più decisione il nuovo Emirato Islamico dell’Afghanistan, dichiarandosi pronta a intervenire immediatamente dal punto di vista economico con la creazione di infrastrutture. Come ci ha detto Gian Micalessin, corrispondente di guerra de Il Giornale, “è da anni che la Cina ha contratti in essere con l’Afghanistan per lo sfruttamento di importanti giacimenti minerali sotterranei, e grazie al Pakistan che è il più grande alleato della regione, potrà finalmente costruire quel controllo del subcontinente indiano che fino ad oggi non aveva mai avuto”. L’Afghanistan è infatti un’area ricca non solo di papaveri da oppio, ma anche di gas, pietre preziose e soprattutto di terre rare, i minerali preziosi per produrre tecnologia nonché energia alternativa e, ci ha detto ancora Micalessin, “paese fondamentale per lo sviluppo della Nuova via della seta grazie a tappe già segnate sul territorio afgano”.

Che strategia ha la Cina dopo la sua apertura verso il nuovo Emirato Islamico dell’Afghanistan?

Una strategia basata sull’intermediazione del Pakistan, che è il principale alleato della Cina sullo scacchiere indiano ed è anche la potenza che ha creato i talebani nel 1994. Islamabad ha organizzati e messi in piedi e si dice abbia guidato in parte l’offensiva che li ha portati alla conquista di Kabul. Diciamo che la Cina ha alle spalle l’appoggio del Pakistan e ha in Afghanistan già moltissimi contratti per lo sfruttamento di terre rare e metalli.

C’è però il problema della persecuzione degli uiguri, popolazione islamica. Come faranno i talebani ad andare d’accordo con una Cina che li perseguita?

È certamente un grande handicap per Pechino, ma allo stesso tempo è doppiamente importante per la Cina instaurare un rapporto solido con i talebani. Da una parte può ridurli a più miti consigli ed evitare un eventuale appoggio talebano agli uiguri, d’altra parte può espandere il suo controllo, in virtù di quella Via della seta le cui tappe sono già state segnate. E infine può fare dell’Afghanistan il trade d’union con i più grandi nemici degli Stati Uniti, Russia e Iran. Questo mette la Cina in condizione di priorità di controllo del subcontinente indiano, cosa che fino ad oggi non aveva mai avuto.

Gli altri due paesi che hanno dichiarato di voler aprire rapporti e dialogo sono Russia e Turchia.

Sono due cose diverse. La Russia tende inevitabilmente a tenere i rapporti aperti con i talebani per evitare problemi nelle repubbliche islamiche dell’ex Unione Sovietica e cioè l’infiltrazione islamista, e vuole perciò dialogare con i talebani anche se non in termini di appoggio aperto. Molto più ambigua è la posizione di Erdogan, che da presunto difensore dell’aeroporto di Kabul sembra avere adesso assunto posizioni filo-talebane, dicendosi pronto a instaurare rapporti con il nuovo Emirato. Non stupirebbe visto che la Turchia è stato il principale sostenitore dell’Isis in Siria e in Iraq.

I talebani stanno dando una immagine di apertura. Ma cosa faranno realmente?

Sembra molto chiaro cosa faranno. Quando una entità si dichiara Emirato islamico significa che non ha intenzione di mettere su un sistema democratico. Quando parla di diritti delle donne sotto la legge della Sharia non significa che la Sharia è cambiata dopo vent’anni. Stanno facendo una bella operazione di maquillage con capacità. I talebani sono cambiati, sono meno ingenui di quanto fossero prima, hanno capito come rapportarsi con l’occidente, sanno usare i media e la propaganda, stanno facendo una magnifica operazione per offrire un’immagine morbida di questo nuovo Emirato.

L’Afghanistan tornerà a essere un hotspot per il terrorismo islamista?

In questi giorni hanno liberato quasi 10mila prigionieri al cui interno c’erano combattenti di al Qaeda e Isis. Non penso a un’alleanza con questi ultimi perché sono due entità agli opposti, mentre al Qaeda e talebani hanno condiviso anni di prigionia a Guantanamo e tra loro resta un rapporto di alleanza ideologica.

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