Agostino Miozzo (Cts)/ “Terapie intensive in sovraccarico, ma no al terrorismo”

- Carmine Massimo Balsamo

Il coordinatore del Comitato tecnico scientifico ai microfoni del Corriere: “Bisogna coinvolgere i medici di famiglia e i pediatri di libera scelta”

agostino miozzo
Agostino Miozzo (SkyTg24)

C’è un’evoluzione critica dei numeri di contagiati giornalieri e si registrano i primi problemi di sovraccarico dei servizi sanitari, ma no al terrorismo: è netto Agostino Miozzo ai microfoni del Corriere della Sera. Il coordinatore del Comitato tecnico scientifico ha spiegato che c’è da registrare un principio di emergenza per quanto riguarda le «strutture di ricovero e dei reparti di terapia intensiva e malattie infettive e del territorio», evidenziando la necessità di rafforzare la medicina territoriale con il coinvolgimento dei medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta. Dopo aver acceso i riflettori sul dossier trasporti, Agostino Miozzo si è soffermato sul ruolo della Protezione civile: «Sicuramente dobbiamo tornare a essere il punto di riferimento della gestione delle grandi crisi attivando quello straordinario mondo che il territorio ha acquisito e fatto suo da anni. Il sistema nazionale della Protezione civile è un esempio di settore della pubblica amministrazione che negli ultimi anni si è sviluppato e rafforzato, oggi dobbiamo sfruttare al meglio questa potenzialità».

AGOSTINO MIOZZO: “BISOGNA RESPINGERE I TERRORISTI DELLA COMUNICAZIONE”

Mascherine, distanziamento e igiene i tre pilastri a cui affidarsi nella lotta al coronavirus, ma Agostino Miozzo mette in rilievo un altro fattore da non sottovalutare: «Bisogna respingere i terroristi della comunicazione, chi alimenta scenari inquietanti distribuiti a fini di speculazione più politica perché se si cade in una pericolosa spirale depressiva si inibisce qualsiasi forma di reazione e resilienza». Un altro allarme arriva da diagnostica e tracciabilità, basti pensare al monito arrivato direttamente dall’Ats di Milano. Il coordinatore del Cts ha spiegato che si può intervenire «potenziando la medicina del territorio, coinvolgendo i medici di famiglia e i pediatri di libera scelta. Ogni possibile struttura sanitaria attiva sul territorio incluso il volontariato civile, le risorse militari o altro deve essere messa in campo».

© RIPRODUZIONE RISERVATA