Aiuti Imprese, bozza Decreto Rilancio/ Fondo perduto, affitti, liquidità su 4 livelli

- Niccolò Magnani

Aiuti alle imprese, le norme e misure nella bozza del Decreto Rilancio: fondo perduto, affitti, bollette e 4 livelli di liquidità alle aziende

Conte imprese
Premier Conte in Assolombarda (LaPresse)
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Una maxi bozza da 258 articoli e 437 pagine inquadra il Decreto Rilancio che sarà varato nelle prossime ore dal Governo Conte nel CdM probabilmente di lunedì mattina: tra gli 8 capitoli principali, il tema delle imprese e degli aiuti economici per le aziende è certamente uno dei più delicati e attesi da oltre un mese. Dal contributo a fondo perduto al rinnovo (e tentata semplificazione) della liquidità da sbloccare per le imprese, passando dalle agevolazioni per gli affitti fino al finanziamento fondi e all’autocertificazione per ottenere i prestiti dalle banche: la grande ripresa dalla crisi coronavirus dovrebbe cominciare proprio da questo corposo Decreto Rilancio, di fatto una maxi manovra economica da 55 miliardi in deficit: le 770 pagine iniziali sono state “asciugate” fino alle attuali 437, con il tema del “capitolo II” sulle imprese che risulta uno dei più complessi.

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L’idea del Governo è quella di un ristoro integrale del costo sopportato per 3 mesi per l’affitto di tutte le imprese di qualsiasi natura e dimensione, che abbiano subito un calo del fatturato. Si pensa per questo motivo ad uno sconto sulle bollette dove saranno eliminati gli oneri fissi: secondo la bozza del Dl Rilancio, l’obiettivo è quello di annullarle quasi del tutto per chi è rimasto chiuso a causa del lockdown. Sono 600 i milioni messi a disposizione per questa misura, con il testo che riporta «l’Autorità ridetermini le tariffe di distribuzione e misura dell’energia elettrica al fine di: a) azzerare le attuali quote fisse indipendenti dalla potenza relative alle tariffe di rete e agli oneri generali per tutti i clienti non domestici alimentati in bassa tensione b) Per i soli clienti non domestici alimentati in bassa tensione con potenza disponibile superiore a 3,3 kW, le tariffe di rete e gli oneri generali saranno rideterminate al fine di ridurre ulteriormente la spesa applicando una potenza “virtuale” fissata convenzionalmente pari a 3 kW, senza che a ciò corrisponda alcuna limitazione ai prelievi da parte dei medesimi clienti».

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DECRETO RILANCIO: AIUTI A FONDO PERDUTO

L’intervento messo a punto dal Governo sulle imprese in netta difficoltà è uno dei più attesi dell’intero Decreto Rilancio: «E’ riconosciuto un contributo a fondo perduto a favore dei soggetti titolari di reddito d’impresa e di lavoro autonomo, titolari di partita Iva a condizione che “l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 sia inferiore ai due terzi dell’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019», si legge ancora nella bozza del Decreto di maggio (ex Decreto Aprile) a sostegno di tutte le imprese che combattono la crisi da coronavirus negli ultimi 3 mesi. La misura scelta dal Governo Conte prevede diversi paletti oltre il tetto di perdita di fatturato: dal beneficio, ad esempio, sono esclusi coloro «la cui attività risulti cessata alla data del 31 marzo 2020».

Per le aziende di maggiori dimensioni si punterebbe sul fondo di Cdp, con dimensioni che dovrebbero essere nell’ordine dei 50 miliardi, e sul pacchetto di garanzie messe in campo dalla Sace (30 miliardi). Nel comma 5 del Decreto – fino all’approvazione in CdM e Gazzetta Ufficiale va ricordato che può essere suscettibile tutto di modifiche, aggiunte, cancellazioni – si legge invece «La regola generale è che l’ammontare del contributo è determinato applicando una percentuale alla differenza tra l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 e l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019. La predetta percentuale è del venticinque, venti e quindici percento per i soggetti con ricavi o compensi non superiori rispettivamente a centomila, quattrocentomila e cinque milioni di euro, nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto».

GLI ALTRI INTERVENTI PREVISTI PER LE IMPRESE

Tra le tante altre misure inserite nel capitolo dedicato alle imprese del nuovo Decreto Rilancio si trovano in primis il potenziamento delle compensazioni di crediti d’imposta e un nuovo sblocca-debiti della Pa per liquidare 12 miliardi di crediti commerciali vantati dalle imprese: non solo, sul fronte compensazioni si punta all’aumento da 700mila a un milione di euro il limite alle compensazioni orizzontali. Per quanto riguarda invece le imprese sopra i 50 milioni di euro di fatturato annuo l’intervento resta come definito dal Dl Liquidità Imprese in mano a Cassa Depositi e Prestiti, mentre per le aziende tra 5 e 50 miliardi di euro di fatturato «il “pari passu”, in cui lo Stato accompagna le ricapitalizzazioni private con somme uguali a quelle messe dai soci», spiega il Sole 24 ore in commento alla bozza del Dl Rilancio.

Il quarto livello di aiuti sarebbe invece affidato alle Regioni con aiuti che potrebbero salire fino a 800mila euro (120mila per la pesca e 100mila per l’agricoltura): qui però restano i nodi ancora più ingenti e c’è molta discussione. Infine, da segnalare tra le tante norme ancora in bozza, la Proroga delle agevolazioni dei patti territoriali e dei contratti d’area: «rimessione in termini a favore delle imprese che, per ragioni non imputabili alle stesse, non abbiano proceduto agli adempimenti (presentazione della dichiarazione sostitutiva ai sensi degli articoli 46 e 47 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, attestante l’ultimazione dell’intervento agevolato e le spese sostenute per la realizzazione dello stesso) di cui all’articolo 28, comma 1, del decreto legge 30 aprile 2019, n. 34 per la definizione dei patti territoriali e dei contratti d’area»; la proroga della scadenza al 31 maggio 2020 si rende necessaria «al fine di non sanzionare con la decadenza dei benefici, in questo momento di crisi economica legata all’emergenza sanitaria da Covid-19, le imprese che, per causa ad esse non imputabile, non siano riuscite a presentare le dichiarazioni sostitutive previste dal decreto crescita».

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