Gabriele Albertini/ “Ok ruolo da vicesindaco di Milano. Oscar di Montigny e Lupi…”

- Silvana Palazzo

Gabriele Albertini sull’ipotesi Maurizio Lupi candidato sindaco a Milano per il centrodestra: “Ora non dico cosa penso di lui”. Ma non sarebbe la sua scelta: “Io ho proposto Fabio Minoli”

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Gabriele Albertini a Stasera Italia

Il Centrodestra non ha ancora sciolto le riserve sul candidato sindaco a Milano, ma una prima certezza c’è: Gabriele Albertini sarà il vicesindaco in caso di vittoria alle elezioni. Intervenuto ai microfoni del Corriere della Sera, l’ex primo cittadino ha spiegato di aver accettato la proposta per correttezza e gratitudine nei confronti «delle tante persone che mi hanno sostenuto durante la lunga fase che mi ha portato a un passo dal candidarmi. Mi è sembrato giusto, dopo aver detto no, mettermi a disposizione. Chiaramente se è interesse del candidato e delle forze politiche».

Quello di Maurizio Lupi non è l’unico nome in lizza per la candidatura a sindaco, nelle ultime ore ha preso quota Oscar di Montigny. Questo il giudizio di Gabriele Albertini: «Per pura combinazione l’avevo incontrato in un webinar e mi aveva fatto un’impressione eccellente. Mi ha molto incuriosito e ho comprato due dei suoi libri, “Il tempo dei nuovi eroi” e “Gratitudine”. Danno il senso di una persona di grande umanità, sensibilità e cultura». (Aggiornamento di MB)

ALBERTINI SUL CAOS CANDIDATO CDX A MILANO

Tutti davano per scontato che Gabriele Albertini si sarebbe candidato a sindaco di Milano per il centrodestra, ieri però ha annunciato che non intende andare avanti. «Il centrodestra ha messo insieme tutte le volontà, perché martedì scorso c’è stata questa riunione da cui sono usciti i nomi di Bertolaso per Roma e Albertini a Milano, ma avevo già avevo avuto prima una comunicazione su Libero in cui avevo già detto che non sarei stato candidato», ha dichiarato l’ex sindaco di Milano a Stasera Italia Weekend. A proposito del direttore del giornale, Pietro Senaldi, ha fatto anche una battuta a margine: «Non so se è ancora mio amico dopo il mio rifiuto». Mentre Senaldi sorrideva, lui proseguiva: «Mi hanno convinto a fare un’ulteriore riflessione perché c’erano dei sondaggi, delle verifiche… Io ho tenuto la situazione ferma, poi qualcuno ha detto che avevo scritto una lettera strumentale per fare uscire fuori i partiti, ma non era vero perché mi avevano detto di non avercela con me e che dovevano trattare altre tematiche». Il riferimento è ai nodi Copasir e restrizioni anti Covid.

In ogni caso Gabriele Albertini sarebbe disponibile per il ruolo di vice, se si candidasse Fabio Minoli. «Se ci sarà un candidato che peraltro ho già proposto, ma teniamo il nome coperto per non impallinarlo (nome che poi ha fatto a Stasera Italia, ndr), con cui fare magari un’accoppiata sindaco-vicesindaco, sono disponibile ad accompagnarlo», ha detto ai microfoni del Tgr Lombardia.

ALBERTINI E L’IPOTESI LUPI: “IO HO PROPOSTO MINOLI”

«Io sono un lettore di Machiavelli, forse non lo capisco tutto, ma non lo sono. Non sono stato così intelligente da fare questo calcolo», ha spiegato Gabriele Albertini in merito ad un retroscena secondo cui si sarebbe tirato fuori per presunti attriti nel centrodestra, in particolare tra Fratelli d’Italia e Lega. «Alla fine tutto è stato appianato e la decisione è stata soltanto mia e dei miei motivi personali». Ma Albertini è pronto a collaborare per sostenere il candidato del centrodestra. «Mi riservo di sapere se è proprio lui, io ho fatto un altro nome, cioè Fabio Minoli. Vediamo se mettendo in campo quest’alternativa fanno una scelta diversa. Mi riservo di dire cosa penso di Lupi quando e se sarà candidato». Inoltre, ha smentito di aver sentito telefonicamente Matteo Salvini, con cui si è scambiato solo dei messaggi. «Mi sono sentito con Giorgetti che era dispiaciuto, lo ringrazio, ma ha accettato con rispetto e comprensione le mie decisioni. Sulla candidatura di Minoli non mi è sembrato fuori scenario». Infine, riguardo la contrarietà della moglie Giovanna alla sua candidatura a sindaco di Milano si è limitato a dire: «I 3.300 giorni a Palazzo Marino se li ricorda».



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