Alberto Angela: “Non fu Nerone a incendiare Roma”/ “Era ad Anzio”: ecco cosa accadde

- Alessandro Nidi

Alberto Angela racconta cosa accadde nel 64 d.C., quando Roma finì in pasto alle fiamme: “Nerone era fuori città, il rogo scoppiò al Circo Massimo”

Alberto Angela
Alberto Angela (© Barbara Ledda, 2018)

Alberto Angela, noto divulgatore scientifico, ha raccontato sulle pagine dell’edizione odierna de “La Repubblica” le cause alla base dell’incendio che distrusse Roma nel 64 d.C., ribadendo che non fu Nerone, come riportato sui libri di storia, a dare in pasto alle fiamme la Città Eterna. Procediamo con ordine: il rogo ebbe inizio nella notte tra il 18 e il 19 luglio e durò nove giorni, mutando per sempre la storia della nostra Capitale, in quanto proprio su quelle ceneri sorse la Roma antica, i cui resti possiamo ammirare ancora oggi (Colosseo e altri monumenti famosi).

Secondo quanto ricostruito dagli storici e riportato da Angela, il fuoco avrebbe avuto un’origine accidentale, come capitava peraltro con straordinaria frequenza in quel periodo. Basti sottolineare, a tal proposito, che alcuni studiosi hanno calcolato che dal I secolo a.C. alla caduta dell’Impero, nel 476 d.C., a Roma si verificò mediamente un grande incendio ogni dieci-quindici anni. Non c’è da meravigliarsi: prima della scoperta dell’elettricità, il fuoco era utilizzato per la cottura dei cibi, il riscaldamento, l’illuminazione. Inoltre, le abitazioni contenevano moltissimo materiale infiammabile ed erano prevalentemente costruite in legno, con giacigli di paglia. L’urbanistica, poi, non giocava a favore di Roma, che si presentava come “un intrico di stradine tortuose e vicoli simili alle radici avvolgenti di una pianta” e con caseggiati altissimi, ammassati tra loro.

ALBERTO ANGELA: “NON FU NERONE A BRUCIARE ROMA”

Su “La Repubblica”, Alberto Angela rivela inoltre che sull’incendio di Roma vi è una scarsa disponibilità di testimonianze, eccezion fatta per il racconto di alcuni storici antichi (Tacito, Svetonio e Cassio Dione) e un certo numero di reperti archeologici, che ci forniscono un’idea d’insieme dell’accaduto. Tacito, ad esempio, racconta che l’incendio ebbe inizio nel Circo Massimo, all’epoca dei fatti già gigantesco, la cui porzione superiore era fatta di legno e si reggeva su un travi, tavole e aste di sostegno estremamente vulnerabili agli incendi. Il rogo sarebbe scoppiato presso una delle botteghe del Circo, in cui erano custoditi materiali infiammabili. Ma cosa può averlo innescato? Forse una lucerna caduta accidentalmente, forse un altro fattore. Probabilmente non lo sapremo mai, ma ciò che è inconfutabile è che in poco tempo il Circo Massimo fu divorato dalle fiamme e il forte vento che si levò sull’Urbe contribuì alla loro propagazione, indirizzandole verso la porzione nordorientale della città.

In breve tempo, scrive Angela, il fuoco “accerchia il colle Palatino, risalendo il Celio e devastando l’area dove sorgeva il Foro Boario, il più grande mercato all’aperto di Roma”. Quindi, raggiunge la valle dove oggi sorge il Colosseo e il Foro. E Nerone? Fu vittima di una fake news. Sì, perché le fonti storiche sostengono che al momento dell’incendio, Nerone non si trovasse a Roma, ma nella sua villa ad Anzio, recandosi nell’Urbe appena appresa la notizia e facendovi pervenire rifornimenti di grano e vettovaglie dalla vicina Ostia e dal circondario. Aprì altresì gli edifici pubblici del Campo Marzio e i suoi giardini privati in Vaticano alle decine di migliaia di sfollati, con strutture provvisorie per ospitarle e rinforzando i controlli contro lo sciacallaggio.

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