Alberto Burri/ Da medico ad artista: “la mia arte fatta di umanità”

- Emanuele Ambrosio

Alberto Burri tra i protagonisti dello speciale Non è l’Arena “Abbattiamoli – Chi ha voluto le stragi di Cosa Nostra?” condotto da Massimo Giletti

Alberto Burri

Alberto Burri tra i protagonisti dello speciale Non è l’Arena “Abbattiamoli – Chi ha voluto le stragi di Cosa Nostra?” condotto da Massimo Giletti e trasmesso giovedì 10 giugno 2021 dalle ore 21.25 su La7. Si tratta di uno speciale sulla mafia realizzato da Massimo Giletti: un vero e proprio viaggio che porterà i telespettatori alla scoperta di una delle stragi più atroci della storia del nostro Paese. Il viaggio comincia da un luogo simbolo: il Cretto di Burri, una delle opere d’arte contemporanee più importanti del nostro Paese realizzata da Alberto Burri tra il 1984 e il 1989 presso il luogo dove sorge vecchio centro di Gibellina, città distrutta dal terremoto del Belice del 1968. Alberto Burri è stato un artista e pittore contemporaneo tra i più acclamati.

Poco prima di morire dalle pagine di caffebook.it, Burri ha raccontato il suo mestiere di medico iniziato dopo aver conseguito una laurea in Medicina. “Ero un giovane medico e a quei tempi gli eventi belligeranti dominavano la vita di tutti i giorni. Ero un giovane medico e mi arruolai nell’esercito” – ha raccontato l’artista che, ad un certo punto della sua vita, ha però deciso di cambiare mestiere diventando un artista.

Alberto Burri e le sue opere: “Povere? Naturali ed umane”

“Nessuno di noi conosce il proprio destino. La vita scorre e a volte siamo obbligati a lasciarla al caso” – ha precisato Alberto Burri che durante la guerra viene fatto prigioniero in Tunisia. Durante la prigionia si ritrova “spogliato” dell’armamentario medico e del giuramento di Ippocrate e per salvarsi decide di rifugiarsi nella pittura. Inizia così la sua nuova vita di artista: “mi innamorai di un nuovo linguaggio quello dell’arte. L’essere prigioniero di guerra oltre che farmi avvicinare all’arte mi diede la consapevolezza di aver visto fuori del mio paese un altro pianeta, gli Stati Uniti d’America che già allora erano una grande potenza proiettata nel futuro.

E così terminata la guerra mi trasferì a Roma la mia vita era cambiata e anche il mio io dentro di me”. La critica ha spesso definito la sua arte povera, ma Burri non si è mai rammaricato, anzi: “non me la sono mai presa, andavo avanti per la mia strada con coraggio e convinzione, il materiale che usavo per le mie opere era semplicemente parte di questa vita, quindi umanità, essenza naturale. La mia è solo arte”.

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