Alberto Camerini/ “Tanz Bambolina? Volevo essere David Bowie, non il macho rock”

- Silvana Palazzo

Alberto Camerini, l’arlecchino elettronico di Tanz Bambolina si racconta: “Volevo essere David Bowie, non il macho rock”. Ecco cosa fa ora…

alberto camerini
Alberto Camerini

Alberto Camerini è stato tra gli esponenti più interessanti della musica elettronica italiana degli anni Ottanta. Era anche definito un “arlecchino elettronico” per i travestimenti e i riferimenti all’informatica che all’epoca si stava diffondendo. Ora si racconta in un’intervista al Corriere della Sera, partendo dal 1980, con la firma con la Cbs. Il fenomeno esplose però l’anno successivo. «Rock’n’Roll Robot, poi Tanz Bambolina. Mi ero appena sposato, facevo quattro date in un mese, intascai subito 350 mila lire e mi feci la Ford Fiesta». E il successo continuò a crescere. «Le radio impazzivano, così come i ragazzi ai concerti. Alla fine i tre dischi produssero un fatturato di quasi cinque miliardi, a me in tasca ne venne uno. Comprai la casa. Stop». E fu davvero stop per Alberto Camerini. «Io volevo cantare in inglese ma non me lo permisero. Avevo provato il tedesco (Tanz Bambolina) anche perché ero ambizioso e volevo sfondare nel mercato europeo. Volevo tutto: essere David Bowie ma mantenere la famiglia, chiedevo il successo e pure la normalità di un padre con una figlia».

ALBERTO CAMERINI, L’ARLECCHINO ELETTRONICO: “VOLEVO ESSERE DAVID BOWIE”

Ad Alberto Camerini non è stato mai perdonato l’aver sostituito l’impegno con il blush. Ma lui era una creatura a parte. «Non ero a mio agio: non ho il fisico. Mi guardi: sono smilzo, non prestante. Come potevo fare il macho rock? Così sono diventato arlecchino», dichiara al Corriere della Sera. Il suo riferimento era David Bowie. «Guardavo a Londra, captavo quello che per me era il vero cambiamento. La musica elettronica, le suggestioni meccaniche, i robot, l’abbigliamento glam, le pettinature». Ma quel suo look stravagante era vissuto all’epoca come un tradimento. Lui però voleva guardare avanti. «Il travestimento arlecchinesco però non è infantilismo cronico». Ora comunque scrive canzoni, fa serate e sta finendo un libro. «Amo la mia seconda moglie Silvia, una contessa abruzzese che si è innamorata di me in quella magica estate dell’Ottantuno. E poi leggo molto, metto ordine tra i miei diecimila libri e cerco di limitare i miei difetti». E quando gli viene chiesto quali siano, risponde: «L’infantilismo cronico e l’anarchia». Infine, un consiglio: «Non fumate l’hashish, fa malissimo e costa un casino».



© RIPRODUZIONE RISERVATA