Alberto Genovese ai pm: mi sono fatto tre 16enni/ Chat choc: “sono un porco pedofilo”

- Niccolò Magnani

Il racconto di Alberto Genovese ai pm: “ragazze erano consenzienti e cercavano la droga. Sì, ho fatto tre sedicenni..”. La chat mostrata nell’inchiesta: “sono un porco pedofilo”

)Alberto Genovese
Alberto Genovese (foto Twitter)

Dalla “Terrazza Sentimento” agli interrogatori coi pm di Milano: dopo un anno senza droga e due mesi ai domiciliari, ad inizio ottobre Alberto Genovese è stato interrogato nuovamente dai magistrati su richiesta esplicita dell’ex “Re Mida” di web e startup. Tante conferme, altrettante smentite e qualche giustificazione addotta ai suoi comportamenti dietro la “scusa” dell’essere completamente asservito al consumo di stupefacenti.

Nel reportage del “Corriere della Sera” vi scorgono “due” Alberto Genovese: quello lucido e razionale, pulito dalla droga, che prova a motivare le varie accuse a suo carico; poi v’è invece quello in chat e nelle intercettazioni prima dell’arresto del 6 novembre 2020, con espressioni e racconti ai limiti del dicibile. In definitiva a però, davanti ai pm, Genovese conferma di essere stato totalmente dominato dalla droga e dal sesso estremo, ma nega di aver mai drogato e violentato brutalmente alcuna ragazza. Nell’interrogatorio dell’8 ottobre l’imputato, rinviato a giudizio, ammette che amava intrattenersi con ragazze «molto giovani», «magre» e «pronte a drogarsi»: «Nel 2018 ho fatto tre sedicenni», scrive in chat e conferma poi ai magistrati (secondo il “CorSera”). Agli amici aveva spiegato che il suo range – dopo la profonda delusione d’amore patita anni fa (con la compagna con cui era stato 7 anni e con la quale progettava una famiglia) – era di 16-20 anni, visto che in Italia è «tecnicamente legale»: in pratica, «la legge se non sei un suo parente o un prof, consente rapporti con una minorenne consenziente che ha compiuto 16 anni».

GENOVESE, IL RACCONTO AI PM E LA CHAT CHOC

Genovese non nasconde in chat quello di cui si sentiva in quel periodo e che quasi si vantava con gli amici: «Io sono un porco pedofilo», avrebbe scritto il 28 agosto 2020. Ai magistrati invece spiega come nella Terza Sentimento, l’attico con vista Duomo di Milano, le ragazze «venivano apposta per drogarsi», mentre lui «ero in un universo in cui tutto era permeato dalla droga. Io ero arrivato addirittura a pensare di non poter stare con una ragazza che non fosse drogata». L’accusa dice altro però, ovvero che nella notte dell’11 ottobre 2020, dopo 24 ore di sevizie e violenze, una ragazza 18enne scappa seminuda dal suo attico e va a denunciarlo: alla richiesta di un commento in merito alla denuncia ricevuta, Genovese spiega che in quei giorni prendeva cocaina ininterrottamente e che gli annebbiava la mente. Qui però l’ex imprenditore racconta un dettaglio agli inquirenti che il “Corriere della Sera” mette in evidenza: «la sera prima in camera da letto ci andò volontariamente, consensualmente per fare sesso e assumere sostanze». Non solo, Genovese racconta che la ragazza «aveva voluto la Ketamina» per entrare in un «mondo colorato e fatato» e aveva addirittura preteso soldi «per fare sesso estremo». La versione di Genovese sui fatti dell’ottobre 2020 è che si tratti in sostanza di un incidente dato che non aveva concordato con la ragazza una parola d’ordine che interrompesse il rapporto estremo tra i due.



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