Alberto Genovese dal carcere agli arresti domiciliari?/ Chiesta perizia psichiatrica

- Alessandro Nidi

Caso Alberto Genovese, novità: la difesa ottiene che vengano ascoltati gli audio di tutte le telecamere e la perizia psichiatrica per il proprio assistito

alberto genovese
Alberto Genovese, foto Twitter

Il caso relativo ad Alberto Genovese e al presunto stupro ai danni di una ragazza all’interno della sua abitazione tornano a occupare gli spazi televisivi, con particolare riferimento alla trasmissione “Lombardia Nera” di Antenna 3. Nella puntata andata in onda nelle scorse ore, è emerso che la difesa dell’indagato ha avanzato la richiesta di sentire gli audio registrati da tutte le telecamere della casa, perché ritiene che vi sia stata una trattativa con la giovane per un rapporto sessuale, cosa che quest’ultima ha sempre negato e che dai video non emergerebbe.

Tra pochi giorni i Ris di Parma analizzeranno questi audio, ma non è la sola novità: Genovese subirà una perizia psichiatrica per valutare la sua capacità di stare in carcere. Potrebbe dunque finire agli arresti domiciliari in clinica per disintossicarsi dalla droga. “La droga – ha affermato il diretto interessato nell’ambito di un interrogatorio – mi ha fatto sentire voci nel cervello e fatto fare cose che non avrei fatto. Non riesco a distinguere realtà dalla finzione, le allucinazioni uditive mi tormentano da un anno e mezzo. Il mio è il cervello di un tossicodipendente”.

ALBERTO GENOVESE: “HO DATO SOLDI A RAGAZZA”

Alberto Genovese e la sua difesa sostengono che la ragazza avrebbe ricevuto dei soldi da lui per vivere il rapporto sessuale. In particolare, la giovane si sarebbe fatta dare tremila euro per farsi fare qualsiasi cosa che l’uomo desiderasse, poi sarebbe andata in bagno a contare il denaro. Dal bagno sarebbe uscita nuda con solo la borsetta addosso, ricevendo altri 500 euro per farsi legare e affinché urlasse, ma non tanto da essere sentita da tutto il condominio. L’avvocato Silvia Germinara, intervenuta in collegamento a “Lombardia Nera”, ha asserito: “Per come la vedo io, anche se ci fosse stata una trattativa iniziale, il consenso della ragazza deve perdurare per tutte le venti ore”. Se nei video, nelle immagini e negli audio ci fossero incertezze, la credibilità della ragazza potrebbe essere messa in dubbio? “No, perché, secondo la Procura, Genovese dice alla sua guardia di piallare tutto, in quanto probabilmente c’è qualcosa da nascondere”.

ALBERTO GENOVESE, IL SUO BODYGUARD: “LA RAGAZZA SORRIDEVA”

Sul caso Alberto Genovese ai microfoni di “Lombardia Nera” ha preso la parola anche il suo bodyguard, Simone Bonino, che ha lavorato per lui per un anno e mezzo. “Sono stato per tutta la festa davanti alla porta. La durata dell’evento è stata di dodici ore. Mi sarò spostato un paio di volte da quella porta per andare in bagno o per bere acqua, io non ho sentito nulla. Probabilmente la ragazza l’ho incrociata prima che entrasse nella camera di Genovese, ma l’unica cosa che mi ricordo di lei, quando è entrata nella stanza da sola, è che ha fatto un ghigno, un sorriso, ed è entrata con le sue gambe”. Tuttavia, né in quella circostanza, né in passato,davanti a me Genovese ha mai preso accordi con ragazze e questa non era neppure una cosa chiacchierata tra gli amici di Genovese”. Il problema con la droga, tuttavia, c’era: “Era sempre euforico, su di giri. Un giorno mi ha schernito in modo aggressivo dicendo di chiudere la porta. Lì ho capito che non era una persona tranquilla”.

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