Alberto Genovese, stupro su 18enne/ La vittima: “rischiato di morire. Chiedo umanità”

- Dario D'Angelo

Alberto Genovese, il caso a Live – Non è la D’Urso con testimonianze esclusive sui fatti di Terrazza Sentimento. La 18enne vittima di violenza sotto shock.

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Alberto Genovese, foto Twitter

A Live Non è la D’Urso in esclusiva Vania, nome fittizio per la 18enne stuprata da Alberto Genovese, ha deciso di raccontare la sua verità. “In questi giorni dopo che è uscita la notizia del suo arresto i miei ricordi si sono fatti più precisi. Cercano di darmi la colpa o di giustificare quello che mi è stato fatto. Quello che ho vissuto io, quelle ore di paura non si possono neanche immaginare. Io ho avuto paura di morire, ho rischiato di morire. Ho avuto paura di non poter rivedere più la mia famiglia, i miei amici…” – racconta la 18enne stuprata da Alberto Genovese che è ancora scossa da quanto successo e non nasconde “penso che manchi tanta sensibilità riguardo all’argomento. Mi sono vista dipinta in tanti modi che comunque non giutisificherebbe quello che mi è stato fatto, ma infastidisce perchè non sono fatta così. Io che sono la vittima mi sono sentita più volte offesa, questa ulteriore violenza mediatica non credo che sia giusta”. La 18enne ora vorrebbe solo un pò di umanità: “in questo momento chiederei semplicemente un pò di umanità a tutti” – e rivela – “sono in cura con degli psicologi, psichiatri, ho comunque un pò di persone al mio fianco che mi stanno aiutando. Sono debole, fragile e tutto questo odio gratuito nei miei confronti mi fa stare male”. Sul finale Vania conclude dicendo: “io sono una ragazza di 18 anni, faccio la modella, ho appena finito gli studi e venire associa in continuazione alla escort, gente che diceva che venivo pagata per andare a queste feste, non ho mai percepito le feste alla terrazza sentimento come pericolose, ma ho vissuto un inferno. Chiedo di essere lasciata in pace per favore. Grazie Barbara per la delicatezza con cui ha interagito fino ad ora come me”. (aggiornamento di Emanuele Ambrosio)

Alberto Genovese, stupro su 18enne. Il bodyguard della festa: “non ho sentito nulla”

La vicenda di Alberto Genovese e lo stupro sulla 18enne prosegue a Live Non è la D’Urso. Barbara d’Urso fa ascoltare le parole di Daniele Leali, un amico storico dell’imprenditore che ha dichiarato: “a me è sembrata una delle serate più tranquille, siamo partiti di giorno. Abbiamo fatto un pranzo, c’era un dj che suonava. Io organizzavo una parte degli invitati oltre a dei nomi che mi davano a me. Qualcuno portava la sua droga, Alberto ne aveva per sè, questo suo eccesso nel consumo di droga poteva fargli perdere il controllo. Sicuramente questa ragazza è stata a casa di Alberto almeno un tre volte. Non aveva la percezione di aver fatto delle cose sbagliate, mi ha detto che era invaghito di questa ragazza. Alberto è stato una persona corretta, si è sempre preoccupata per gli altri”. In studio poi arriva Simone Bonino, il bodyguard che quella notte ha impedito all’amica della ragazza stuprata da Alberto Genovese di poter entrare nella stanza. “Io dovevo presidiare che nessuno potesse entrare all’interno di quella stanza perchè mi era stato detto che c’erano delle cose di valore” – racconta l’uomo che con Genovese ha lavorato per diverse serate. Ero lì per la tutela dei suoi beni, il mio ruolo era di presidio davanti alla porta della camera da letto”. La bodyguard racconta: “quando è arrivata l’amica le ho detto di chiamarla al telefono come un ingenuo”. (aggiornamento di Emanuele Ambrosio)

Alberto Genovese, stupro su 18enne: Carlo Abbate “quest’uomo è un pezzo di mer*a”

A Live Non è la D’Urso si parla della vicenda di Alberto Genovese che ha stuprato una 18enne. In studio a parlarne ci sono Giuseppe Cruciani che non ha dubbi “da quello che vediamo c’è uno stupro e un aguzzino. Questa persona deve ricevere il massimo della pena. La ragazza è una vittima” – ma il giornalista e scrittore precisa – “chi va a queste feste va anche per assumere droghe, ma questa ragazza non si è cercata nulla, ma è un elemento che quando assumi molta droga tu sei più debole”. In studio c’è anche Carlo Abbate che senza girarci intorno dice: “quest’uomo è un pezzo di merda. Io ho letto l’ordinanza e il racconto nitido del giudice di quello che vede nelle immagini. Non ha nemmeno gli attributi per prendersi la responsabilità di quello che ha fatto”. Anche Alba Parietti precisa “ci sono 26 ore di stupro, dall’altra parte c’è un tossicodipendente” e racconta “io l’ho conosco. La ragazza con cui lui è stato fidanzato per circa 1 anno e mezzo è la figlia di una delle mie amiche storiche. Ho conosciuto Genovese a Courmayeur, ci siamo incontrati tutti a pranzo. C’era questa grande corte di amici e persone vicine”. (aggiornamento di Emanuele Ambrosio)

Alberto Genovese stupro su 18enne: testimone, “a casa sua droga ovunque”

Sono testimonianze “esclusive” quelle annunciate nelle anticipazioni di “Live – Non è la D’Urso” rispetto al caso Alberto Genovese, mago delle start-up e fondatore di Facile.it (lasciato nel 2014) accusato di violenza sessuale ai danni di una 18enne. Hanno sconvolto tutta la “Milano bene” i racconti dei festini andati in scena presso l’ormai famigerata “Terrazza Sentimento“, con l’inchiesta che ha ricostruito come al momento dell’ingresso nell’abitazione di Alberto Genovese fosse obbligatorio lasciare gli smartphone per evitare che venisse filmato ciò che accadeva all’interno. A dare conto del clima che si respirava a casa Genovese è stata d’altronde una testimone intervistata in forma anonima dalla giornalista di Mattino Cinque, Sara Tuffariello, qualche giorno fa: “Alle feste c’era droga ovunque, accessibile a tutti quanti. Non si respirava una bella aria in quella casa, c’era un’aria morbosa. Come al solito lui spariva con la fidanzata e come sempre spariva con loro anche una ragazza”. La testimone ha poi parlato di una “stanza degli orrori“, da dove ha visto “uscire ragazze scioccate“. Le accuse, che sabato 7 novembre hanno portato all‘arresto a Milano di Genovese per violenza sessuale, sequestro di persona e spaccio, parlano chiaro: alla polizia sono stati in tanti a raccontare che l’uomo fosse solito mettere ““roba nei bicchieri” delle ragazze, in modo da stordirle immediatamente”. E ancora: “Si dice che lui e la sua ex fidanzata fossero soliti drogare le ragazze alle loro feste private per poi violentarle“. Allo stesso modo, scrive Il Corriere della Sera, numerose sono le testimonianze raccolte da ragazze che hanno preso parte alle feste e testimoniano il consumo di droga consenziente prima e l’abuso forzato fino all’incoscienza totale poi.

ALBERTO GENOVESE, LE PAROLE DELLA 18ENNE VITTIMA DI STUPRO

La 18enne vittima dello stupro, qualche giorno fa ha raccontato il suo calvario agli psicologi, ripercorrendo quelle venti ore in balia del suo aguzzino alla ‘Terrazza Sentimento’:”Avevo saputo della festa dalle mie amiche, di lui non sapevo nulla, ne conoscevo appena il nome. Eravamo stati messi in lista da un amico comune. Sono distrutta, confusa e sotto choc. Mai avrei pensato di andare a una festa e poi vivere un incubo del genere. Gli insulti e le offese sui social sono stati un’altra violenza“. Il suo legale, l’avvocato Luca Procaccini, a “La Repubblica” ha spiegato: “Sta molto male. Quando l’ho incontrata la prima volta, mi ha ricordato i ragazzini all’apertura dei cancelli di Auschwitz: magra, triste, con lo sguardo vacuo, il pianto improvviso“. Ripercorrere quanto accadde quel giorno d’ottobre, quando riuscì a scappare dall’attico di Alberto Genovese soltanto dopo le 22, seminuda, con una scarpa sola, e in evidente stato di choc, è un supplizio necessario. D’altronde gli inquirenti hanno trovato riscontro ai suoi racconti nei video della telecamera che l’imprenditore ha tentato di cancellare all’arrivo della polizia e che gli uomini della squadra mobile, diretti da Marco Calì, sono riusciti a recuperare e a depositare in un’informativa agli atti dell’indagine del procuratore aggiunto Letizia Mannella e del pm Rosaria Stagnaro. Quali saranno le testimonianze esclusive raccolte da Live – Non è la D’Urso?

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