Alberto Stasi, respinta richiesta revisione processo/ Caso Chiara Poggi non si riapre

- Silvana Palazzo

Alberto Stasi, Corte d’Appello di Brescia ha respinto la richiesta di revisione del processo per l’omicidio di Chiara Poggi. Il caso resta chiuso: “Le nuove prove non erano tali”

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Alberto Stasi (Quarto Grado)

La richiesta di revisione del processo avanzata dai legali di Alberto Stasi è stata giudicata inammissibile. A rivelarlo è Gianluigi Nuzzi, scrittore e conduttore di Quarto Grado. I giudici della Corte d’Appello di Brescia hanno, dunque, respinto la richiesta di revisione del processo con cui il giovane è stato condannato per l’omicidio di Chiara Poggi. “Le presunte nuove prove non erano tali”, ha scritto Nuzzi sui social. Sulla richiesta si era espressa nelle scorse settimane la criminologa Roberta Bruzzone, secondo cui le possibilità che venisse riaperto il caso erano nulle. “Anche dopo la fine del processo, terminato con la conferma in Cassazione della sentenza di condanna a 16 anni, la difesa di Stasi non ci ha risparmiato una serie di iniziative che si sono rivelate dei clamorosi buchi nell’acqua”, aveva dichiarato la Bruzzone sul delitto di Garlasco attraverso le pagine del settimanale Giallo. Il riferimento è ad una precedente istanza, presentata qualche anno fa dal primo pool difensivo di Alberto Stasi.

CASO CHIARA POGGI, “BOCCIATE LE NUOVE PROVE” ALBERTO STASI

L’avvocato Laura Panciroli a fine luglio aveva annunciato di aver depositato “un’articolata richiesta di revisione della sentenza” che ha condannato a 16 anni di carcere Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi. Il legale fu nominato nel dicembre scorso per analizzare la complessa vicenda processuale. “Sono stati individuati e sottoposti al vaglio della competente Corte di Appello di Brescia elementi nuovi, mai valutati prima, in grado di escludere, una volta per tutte, la sua responsabilità”, aveva dichiarato a luglio, come riportato dal Corriere della Sera. Ma per ottenere la revisione di una sentenza definitiva, un provvedimento molto raro, bisogna produrre nuove prove di straordinaria importanza, che non erano disponibili e neppure immaginabili all’epoca del dibattimento. “Siamo sereni rispetto alla valutazione della corte”, aveva concluso l’avvocato. Oggi però la decisione che mette la parola fine al caso.



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