ALBERTO ZANGRILLO/ “Virus clinicamente morto”: ma con la seconda ondata…

- Dario D'Angelo

Alberto Zangrillo ospite oggi di Massimo Giletti a Non è l’Arena su La 7: quale sarà la sua posizione dopo aver definito il virus “clinicamente morto”?

Dott. Alberto Zangrillo
Bollettino Berlusconi, la conferenza stampa del professor. Alberto Zangrillo al San Raffaele (LaPresse, 2020)

Alberto Zangrillo sarà uno degli ospiti centrali della puntata di “Non è l’Arena“, il programma di Massimo Giletti in onda oggi su La7, che sarà inevitabilmente incentrato sulla seconda ondata di coronavirus che sta investendo l’Italia. Una presenza non banale quella del primario dell’Unità Operativa di Anestesia e Rianimazione Generale e Cardio-Toraco-Vascolare dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, a maggior ragione considerando le dichiarazioni che hanno visto il camice bianco esporsi nei mesi scorsi per sottolineare una “ritirata” del SARS-CoV-2. La frase che più fece discutere – e che più gli viene rinfacciata a tutt’oggi con la risalita dei nuovi contagi – è quella pronunciata alla fine di maggio da Lucia Annunziata, nel programma “In mezz’ora in più”, quando Zangrillo definì il virus “clinicamente morto: “Oggi è il 31 di maggio – disse – e circa un mese fa sentivamo gli epidemiologi dire di temere grandemente una nuova ondata per la fine del mese/inizio di giugno e chissà quanti posti di terapia intensiva ci sarebbero stati da occupare. In realtà il virus, praticamente, dal punto di vista clinico non esiste più“.

ALBERTO ZANGRILLO E QUEL “VIRUS CLINICAMENTE MORTO”

Queste dichiarazioni si ritorsero contro Alberto Zangrillo già nel mese di settembre, in occasione del ricovero presso il San Raffaele di Milano del suo paziente più celebre, Silvio Berlusconi. Fu proprio in occasione di una conferenza stampa per aggiornare sulle condizioni del suo assistito che Zangrillo chiarì la sua posizione rispetto alle affermazioni che gli erano valse – per oggetto di un fraintendimento di fondo – accuse diffuse: “Non nego che il 31 maggio, quando in una trasmissione tv dissi, sollecitato provocatoriamente, che il virus è clinicamente morto, ho usato un tono forte, probabilmente stonato, ma fotografava quello che osservavamo e che continuiamo a osservare”. Zangrillo rivendicava così la sua “non” appartenenza alla nutrita schiera di negazionisti, piuttosto rimarcando la necessità di imparare a convivere con il virus rinunciando all’isteria collettiva. Ora che però anche i ricoveri aumentano e i reparti di terapia intensiva stanno tornando ad affollarsi, anche l’osservazione sul virus morto da un punto di vista strettamente clinico sembra essere smentita dai fatti. Cosa dirà il professor Zangrillo alla luce del recente peggioramento della situazione sanitaria in Italia?

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